Dieci anni e non sentirli, potrebbe dire Milano Scultura, che dal 2 al 4 ottobre torna a farsi notare nel cuore pulsante della città. Nata come evento di nicchia, oggi questa manifestazione si è imposta come tappa imprescindibile per chi segue l’arte tridimensionale contemporanea. Quest’anno, la scena si sposta negli spazi grezzi e autentici della Concessionaria 23, un luogo dal carattere industriale che sembra fatto apposta per ospitare opere in dialogo con passato e futuro. Sotto la guida attenta di Ilaria Centola e con il contributo storico di Valerio Dehò, la scultura si fa specchio di un tempo in trasformazione, dove tradizione e innovazione si incontrano e si scontrano. La sfida? Trovare una strada nel mercato, ancora in cerca di una propria voce definitiva. Centola racconta, senza filtri, sogni e ostacoli di questa edizione.
Dieci anni di cambiamenti: la scultura e il pubblico che cambia
Negli ultimi dieci anni la scultura contemporanea ha fatto un salto notevole, non solo nei materiali e nelle tecniche, ma anche nel modo in cui si confronta con lo spazio e chi la osserva. Dal marmo e bronzo si è passati a materiali hi-tech come le stampe 3D o installazioni robotiche, ampliando il concetto classico di scultura. Questo ha portato a un pubblico più vario e diffuso, che non si limita più a guardare ma interagisce con le opere in parchi, stazioni o durante biennali e fiere.
Il rapporto con il pubblico è cambiato: oggi le persone vivono le installazioni, le fotografano e condividono l’esperienza sui social. Questo ha aiutato a far crescere la popolarità della scultura contemporanea, aumentando l’affluenza a musei e eventi. Milano Scultura ha puntato fin dall’inizio sull’ingresso gratuito proprio per abbattere le barriere e avvicinare un pubblico ampio, senza timori o pregiudizi.
Centola sottolinea come questa apertura abbia trasformato il ruolo del pubblico, che non è più spettatore passivo. L’esperienza tattile, l’interazione diretta con le opere, le performance e i progetti speciali inclusi nel programma aiutano a coinvolgere chi visita, creando un legame più profondo con l’arte tridimensionale.
Concessionaria 23: la fabbrica che parla d’arte
La scelta della sede per Milano Scultura non è mai casuale. Ogni anno si cerca uno spazio che racconti una storia, che faccia da cornice ideale all’arte esposta. Quest’anno tocca alla Concessionaria 23 di Milano, con la sua forte identità industriale, che regala all’evento un’ulteriore chiave di lettura. Centola parla di “luoghi silenziosi che chiamano da lontano”, spazi capaci di aggiungere un proprio racconto prima ancora che l’opera venga vista.
Negli anni scorsi, Milano Scultura ha occupato spazi altrettanto carichi di memoria, come la Fabbrica del Vapore o Villa Bagatti Valsecchi. Ogni cambio di sede ha segnato una nuova tappa dell’evento, mettendo in luce diversi aspetti del contemporaneo e il suo rapporto con la città. La Concessionaria 23 continua questa tradizione, unendo passato industriale e progetto artistico che esplora matericità e trasformazione.
Questa scelta ribadisce la volontà di Milano Scultura di non essere una fiera come tante altre, ma un vero e proprio hub culturale, vivo e in movimento. Il luogo diventa protagonista, influenzando il modo in cui le opere vengono esposte e vissute, coinvolgendo attivamente artisti, pubblico e città.
Il mercato della scultura: tra ostacoli e speranze
Nonostante l’energia creativa, il mercato della scultura contemporanea attraversa una fase difficile. Centola indica alcune cause: i costi di produzione sono molto più alti rispetto a pittura o fotografia, ci sono problemi logistici per trasporto e necessità di spazi adeguati. Tutto questo limita la diffusione e l’acquisto delle opere. Inoltre, il mercato oggi è più prudente e selettivo, punta soprattutto su artisti già affermati e opere con una storia.
Anche il contesto geopolitico incerto ha frenato la domanda: i collezionisti preferiscono investimenti sicuri, evitando rischi con nuovi nomi. Questo rende più fragile la scena delle nuove generazioni di scultori, rallentando il ricambio e il rinnovamento artistico. Mancano spazi e risorse per sostenere la produzione di opere innovative, un problema non da poco.
Per superare queste difficoltà, Centola chiama in causa istituzioni e collezionisti: le prime dovrebbero favorire sperimentazione tramite commissioni, residenze e spazi di lavoro; i secondi dovrebbero sostenere gli artisti emergenti, vedendoli non solo come acquisti ma come investimenti nella crescita creativa. Solo così si potrà ricostruire un ambiente fertile, capace di valorizzare la scultura contemporanea e proiettarla nel futuro.
Milano Scultura: più di una fiera, un punto di incontro
Milano Scultura si distingue dalle fiere tradizionali. Non è solo una vetrina di opere in vendita, ma un luogo dove galleristi, artisti e appassionati si incontrano, scambiano idee e costruiscono collaborazioni. Una piattaforma viva dove nascono progetti e relazioni durature.
Centola racconta come il progetto sia cresciuto non solo grazie a una direzione attenta, ma soprattutto alla fiducia di chi vi partecipa. Milano Scultura è un organismo in continua evoluzione, senza l’obiettivo di espandersi a tutti i costi: al centro resta la valorizzazione del linguaggio scultoreo in tutte le sue forme.
Per la direttrice, Milano Scultura è un impegno che assomiglia alla cura di un figlio pronto a crescere e a confrontarsi con il mondo. Da qui nasce la volontà di creare uno spazio accogliente e stimolante, capace di affrontare le sfide dell’arte contemporanea e di alimentare quella passione che sta alla base di ogni gesto creativo.
