Adrian Ghenie cammina lungo la Via Appia, la macchina fotografica in mano, catturando scorci di una Roma che pochi conoscono davvero. Nato in Romania nel 1977, oggi è romano di adozione e ha scelto la città come musa e rifugio. Le sue fotografie in bianco e nero, raccolte in una mostra unica, rivelano un legame profondo con questa metropoli che vive di contrasti: rovine antiche si mescolano a frammenti di modernità, creando un paesaggio intimo e carico di storie. Non si tratta di una semplice passeggiata, ma di un viaggio dentro la città, raccontato con gli occhi di chi la ama e la osserva da vicino, senza filtri.
Roma in bianco e nero: il racconto fotografico di Alessandra D’Urso
La fotografa Alessandra D’Urso firma In situ, una serie di scatti che documentano il legame di Ghenie con Roma, città dove ha stabilito il suo studio dopo l’esperienza a Palermo. Le foto rubano momenti durante le camminate dell’artista lungo la storica Via Appia, un tratto ricco di reperti archeologici e tracce di un passato che si fa presente. Il bianco e nero accentua questa sospensione temporale, restituendo una città che convive con la sua storia e ispira la fantasia dell’artista.
Ma queste immagini non sono semplici documenti: colgono un’atmosfera, un modo di vedere che Ghenie traduce nelle sue opere, dove realtà e invenzione si mescolano. Lungo la Via Appia, rovine, monumenti, natura e tracce contemporanee si intrecciano in un racconto visivo che fonde memoria e attualità. Le fotografie accompagnano la mostra come un diario visivo, un primo passo per capire cosa ha catturato l’attenzione dell’artista appena arrivato nella città eterna.
Capricci romani: la grafica di Ghenie a Palazzo Poli
All’Istituto Centrale per la Grafica, a Palazzo Poli, si apre una mostra dedicata a un aspetto meno noto di Ghenie: il suo lavoro grafico. Qui si lasciano da parte i celebri dipinti per concentrarsi su una serie di disegni intitolati Capricci Romani, omaggio al carattere e al luogo che hanno ispirato questa raccolta.
I disegni riprendono il tema del capriccio, un genere che unisce rovine antiche, edifici immaginari, monumenti reali e paesaggi in composizioni fuori dal tempo. Le immagini si susseguono raccontando una storia che va oltre la semplice rappresentazione: la Roma di Ghenie si trasforma, si piega e si arricchisce di dettagli nuovi, guidando lo spettatore in un viaggio dentro il suo processo creativo.
Curata da Pier Paolo Pancotto e Fabio De Chirico e promossa dalla Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte, la mostra presenta undici grandi disegni a carboncino realizzati nell’ultimo anno. Accanto a questi, spicca un’acquaforte ispirata a un dipinto conservato nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo. Quest’incisione è stata realizzata durante una residenza artistica nell’antica Stamperia dell’Istituto, in collaborazione con i calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi, e farà parte della collezione permanente dell’Istituto.
Questa esperienza ha offerto a Ghenie l’occasione di confrontarsi con tecniche tradizionali, in linea con il suo interesse per l’antico. La mostra diventa così un dialogo aperto tra passato e presente, tra storia e visione personale. Roma si fa materia viva, fatta di memorie e invenzioni, scenario reale e insieme mentale.
Lo stile di Ghenie nei Capricci Romani: tra vigore e immaginazione
Le opere esposte mostrano tutta la forza e il dinamismo tipici di Ghenie, che emergono anche nei suoi disegni. I fogli sono segnati da un gesto deciso e da una presenza quasi pittorica, con cancellature, sfumature e ripensamenti che raccontano una lotta con il segno e l’immagine.
Non si tratta di semplici schizzi preparatori, ma di opere autonome, potenti, radicate nel concetto antico di hybris — quella forza che spinge l’artista a superare i limiti. Capriccio with Ruin 2, per esempio, trasmette il senso di un vento che sembra muoversi sulla pagina. Sunrise fa quasi chiudere gli occhi davanti alla luce intensa di un’alba rappresentata con una freschezza visiva sorprendente.
Ghenie non si limita a riprodurre paesaggi, ma li trasforma in ricordi sfuggenti e sogni. Italian landscape sembra un ricordo appena accennato, come un’immagine che svanisce al risveglio. La mostra conferma quanto il disegno e il segno siano fondamentali nel suo lavoro, anche rispetto alla pittura esplosiva per cui è noto. Qui la linea diventa struttura, scheletro di ogni composizione, un esercizio antico che si rinnova continuamente sotto la sua mano in chiave moderna.
Romanità tra memoria e invenzione: un progetto espositivo che fa riflettere
L’Istituto Centrale per la Grafica propone una mostra che affianca all’esperienza visiva una riflessione sul senso di romanità. Le opere di Ghenie non sono nostalgie o semplici citazioni archeologiche, ma trasformano il capriccio in uno strumento di dialogo. Il passato si intreccia con il presente, e spesso emerge un’ironia che mette in discussione letture tradizionali.
Dalle parole dei curatori emerge una Roma che non celebra la bellezza classica in modo scontato, ma la reinventa continuamente. Nasce così un paesaggio mentale dove storia e contemporaneità si mescolano, segnando l’opera di un artista che ha scelto la capitale come casa.
La mostra invita anche a pensare al rischio di una cultura dominata dalla multimedialità, rilanciando il disegno come forma potente di memoria e attenzione. Le opere sono a volte veri e propri memento mori, silenziosi avvertimenti davanti ai cambiamenti del nostro tempo.
Il percorso di Ghenie, spesso protagonista dei suoi schizzi e studi, guida lo spettatore dentro questo mondo complesso, offrendo una prospettiva nuova sulla città e la chiave per entrare nel suo laboratorio visivo e mentale.
