I ritratti di Lorenzo Lotto non si limitano a fissare chi li guarda: sembrano quasi sussurrare, sfidando l’austerità del Cinquecento. C’è un’intensità nascosta nei loro occhi, un dialogo muto che cattura e coinvolge. È questa stessa forza che emerge con vigore alla mostra “Di quadro in quadro. L’arte della citazione”, in corso al Mart di Rovereto fino al 1° novembre 2026. Qui, più di 150 opere – dal primo Novecento fino ai giorni nostri – raccontano un viaggio nell’arte che non si accontenta di copiare, ma reinventa e riscrive il passato con sguardi nuovi e personali.
Copiare per capire: il valore della citazione al Mart
Curata da Daniela Ferrari, la mostra dedica grande attenzione al tema della copia in arte, vista non solo come esercizio tecnico, ma anche come strumento per riflettere su come interpretiamo le immagini. Si parte dalle botteghe rinascimentali, dove la copia era fondamentale per imparare il mestiere, fino ad arrivare al Novecento, quando questa pratica è stata messa in discussione, per poi tornare protagonista tra le due guerre mondiali. Un esempio chiaro sono le opere di Giorgio de Chirico, che rende omaggio a Raffaello e Watteau dando nuova vita al linguaggio figurativo del passato.
L’esposizione approfondisce anche le tecniche che hanno permesso la diffusione delle immagini, come le acqueforti di Marcantonio Raimondi, allievo e collaboratore di Raffaello, che ne riprodusse fedelmente le invenzioni. Non mancano neppure le opere di Agostino Carracci, che si ispira a capolavori di Tintoretto, come la sua Crocifissione. Questi esempi mostrano quanto sia centrale lo scambio di modelli visivi nella storia dell’arte europea, un dialogo tra generazioni che ha formato il nostro patrimonio culturale.
D’après e reinterpretazioni: il passato che si fa presente
Tra i lavori più originali c’è l’installazione “I Maestri Serie Oro” di Flavio Favelli, che ripercorre la storia dell’arte sovrapponendo le copertine di una famosa collana di libri. Parti delle immagini sono coperte con carte dorate, simili a quelle che avvolgono i cioccolatini: un gesto che cancella ma allo stesso tempo mette in risalto l’impatto visivo, invitando a riflettere sul valore e sull’identità delle immagini.
Il d’après, ovvero la pratica di riprendere soggetti di maestri del passato con un tocco personale, è presente in molti lavori. Piero della Francesca ha influenzato pittori come Campigli e Felice Casorati: quest’ultimo, nel ritratto di Silvana Cenni del 1922, riprende la composizione e la volumetria dell’abito della Vergine nel Polittico della Misericordia di Borgo San Sepolcro. Qui l’eredità figurativa non è una copia pedissequa, ma una rielaborazione consapevole.
Giorgio Morandi è un altro protagonista, con le sue nature morte che fissano un’atmosfera meditativa e silenziosa. Claudio Parmiggiani gli rende omaggio con “Delocazioni”, dove gli oggetti cari al pittore bolognese sembrano sospesi in una nuova dimensione, evocando una sensibilità profonda. Questa attenzione alle nature morte è un tratto che continua a ispirare artisti contemporanei, creando nuovi dialoghi nel tempo.
Pop e “cover”: l’arte che si reinventa
Nell’ultima sezione la mostra si apre alla cultura pop e al fenomeno delle “cover”, termine preso in prestito dalla musica per indicare opere che riprendono soggetti famosi filtrati dallo stile personale dell’artista. Tra i pezzi più noti c’è la Gioconda di Ai Weiwei, ricostruita con mattoncini Lego: un esempio di come un mito classico possa trasformarsi in chiave contemporanea.
Non mancano le riletture degli affreschi della Cappella Sistina firmate da Tano Festa, esponente della scuola di piazza del Popolo, che li trasforma in opere pop. Manet è un altro riferimento: Luigi Ontani ne ha realizzato negli anni Sessanta un tableau vivant fotografico, mentre Chiara Calore ha rivisitato il Déjeuner sur l’herbe con una pennellata vibrante e popolata di figure insolite.
La mostra si chiude con opere che riflettono la società dei consumi e il passaggio delle icone colte a simboli di un immaginario popolare. Da “Brillo Soap Pads Box” di Andy Warhol alle tele di Mario Schifano con i loghi Coca Cola, emerge l’influenza della cultura di massa sull’arte contemporanea. Qui la citazione diventa un mezzo per interrogare e rielaborare il passato, in un presente che si nutre continuamente delle immagini della nostra storia collettiva.
Un ponte tra passato e presente: il dialogo senza fine dell’arte
La mostra del Mart è una testimonianza chiara di come l’arte sia un confronto continuo con la storia figurativa. Le opere esposte dimostrano che citare, copiare e reinterpretare sono pratiche vive, che attraversano epoche e stili e restano motori fondamentali della creatività. Questo percorso aiuta a capire il legame tra passato e presente, svelando la ricchezza di riferimenti dietro ogni lavoro e invitando chi guarda a riflettere sulle radici della cultura visiva occidentale.
Il dialogo tra grandi maestri e artisti di oggi ci spinge a rivedere il modo in cui guardiamo le immagini, tra rispetto per l’originale e voglia di innovare. “Di quadro in quadro” al Mart di Rovereto è una tappa preziosa per chi vuole addentrarsi in un mondo complesso, dove il passato non è mai davvero lontano.
