Appena si scorge Alpuente, il cuore si ferma un attimo. Un borgo arroccato su una rupe, con case di pietra che sembrano sfidare la gravità, aggrappate a pareti quasi verticali. Piccolo, certo, ma con una storia che pesa tonnellate: dai sovrani musulmani che lo dominarono secoli fa, fino alle tracce dei dinosauri che un tempo calcarono queste terre. Alpuente non è solo un paese, è un viaggio nel tempo scritto nella roccia. E ora, con il suo ingresso tra “Los Pueblos Más Bonitos de España”, conferma quel fascino sincero che ancora sa sorprendere chi lo visita.
Non si può fare a meno di alzare gli occhi verso il castello, arroccato in cima a una roccia dalle pareti quasi verticali. Non è un caso che sia lì: quel castello serviva a controllare ogni via d’accesso alla valle, difendendo il paese da chi arrivava con cattive intenzioni. Quel che resta delle mura islamiche fa ancora impressione: pezzi di difese, ambienti interni e cisterne per l’acqua, un bene prezioso in un luogo così esposto.
Il vero gioiello è la torre albarrana, una struttura califfale all’avanguardia per quei tempi. Staccata dal muro principale, da lì i soldati potevano controllare i dintorni con grande efficacia. Questa torre rende il castello unico nella zona, testimonianza di un’architettura militare sofisticata e di un’epoca lontana ma viva.
Il borgo si snoda intorno al castello seguendo un disegno musulmano che è rimasto praticamente intatto. Tra vicoli stretti e tortuosi, si intravedono ancora tratti delle mura originali, un tempo fondamentali per difendersi. La Torre de la Alhama, detta anche Torre de la Aljama, è uno dei resti più importanti di questa cinta.
Quella torre aveva un doppio compito: era una porta d’ingresso e parte della difesa. Dentro c’erano feritoie per scoccare frecce o tenere d’occhio gli avversari, ma anche stanze che probabilmente servivano da prigioni temporanee durante le lotte. La torre è una chiave per capire la strategia militare medievale che proteggeva Alpuente.
Vicino alle mura spicca la chiesa arcipretale di Nuestra Señora de la Piedad, costruita sul sito di una vecchia moschea. Un segno chiaro della transizione dal dominio musulmano a quello cristiano, tipico di molti borghi spagnoli.
La chiesa mescola stile romanico e gotico, con strutture solide e forme semplici. Il campanile ottagonale si alza discreto tra i tetti, un simbolo della nuova era cristiana che prendeva piede dopo secoli di presenza islamica.
Pochi si soffermano sugli orti ai piedi delle mura, ma qui si nasconde un patrimonio agricolo di origine islamica. Terrazze coltivate e una rete di canali che distribuivano l’acqua con grande intelligenza.
Alpuente conserva ancora parti di questa rete, come l’Acequia Madre, il canale principale che racconta ancora oggi l’ingegneria idraulica medievale. Passeggiare tra questi orti è un viaggio nella vita rurale di un tempo, un esempio di come si gestivano le risorse in un ambiente difficile come gli altopiani.
A pochi chilometri dal paese, sulla strada verso La Yesa, c’è l’Acquedotto Los Arcos. Un’opera imponente, lunga 265 metri, costruita per portare l’acqua dalle sorgenti ai campi e al paese, indispensabile per l’agricoltura e la vita quotidiana.
È formato da 13 archi a sesto acuto e segue il dislivello naturale, attraversando la gola scavata dal torrente Reguero. Costruito in pietra, è un simbolo dell’ingegno di chi abitava queste terre secoli fa e resta una testimonianza tangibile del rapporto tra uomo e natura.
Alpuente non affascina solo per il medioevo, ma anche per un passato preistorico poco noto. Sul territorio sono state trovate impronte e fossili di dinosauri risalenti al Giurassico superiore, un’epoca lontanissima che qui ha lasciato tracce sorprendenti.
Il Museo Paleontologico di Santa Bárbara, ospitato in una vecchia cappella del XVI secolo, conserva reperti come parti di scheletri di sauropodi, i grandi erbivori dal collo lungo, e altri resti di animali di quell’era. Il museo porta i visitatori a un tempo remoto, un ponte tra la storia umana e quella naturale, con scavi che continuano ad arricchire il patrimonio esposto.
Nel cuore del paese, un antico forno pubblico del XIV secolo è diventato Museo Etnologico. Quel forno ha lavorato fino ai primi decenni del Novecento e oggi ospita utensili agricoli e oggetti artigianali.
Gli strumenti legati alla preparazione del pane e alla vita di tutti i giorni raccontano la tradizione rurale di Alpuente. Il museo offre uno sguardo diretto sulle abitudini contadine e sulle relazioni sociali che hanno segnato il borgo per secoli. Ogni oggetto porta con sé storie di fatica e momenti di condivisione, evocando un passato vivo nella memoria collettiva.
Appena fuori dal paese si apre l’area di Cañada Pastores, un ambiente naturale unico, dove crescono i ginepri arborei, chiamati sabina albar in Spagna. Alberi che sfidano il tempo con tronchi contorti e cortecce segnate dal vento e dalla pioggia.
Il sabinar è un ecosistema resistente, perfetto per le condizioni degli altopiani. La vegetazione crea un paesaggio selvaggio e suggestivo, ideale per chi ama camminare e scoprire luoghi poco battuti. Camminare tra questi giganti verdi regala emozioni simili a quelle della storia del borgo: un mix di calma e forza.
Il territorio di Alpuente è vasto e comprende varie frazioni medievali, collegate da strade di montagna e sentieri. Tra le esperienze più interessanti c’è la Ruta de la Taifa, un percorso guidato nel centro storico che apre porte normalmente chiuse.
Due siti paleontologici permettono di vedere impronte di dinosauri: a Corcolilla ci sono oltre 100 tracce di dinosauri bipedi, mentre a Cañada París si può ammirare una pista lasciata da un grande sauropode. Le frazioni come Corcolilla, con la chiesa di San Bernabé e un forno moresco antico, e El Collado, con la sua seconda fortificazione islamica, il Castillo del Poyo, arricchiscono la visita con esperienze vere.
Il GR 37 attraversa boschi, campi e piccoli villaggi, offrendo scenari variegati. E la cucina locale non delude: salumi tradizionali, l’olla de pueblo — un robusto stufato — e la caldereta con carne e ingredienti semplici raccontano un territorio che sa mettere il proprio sapore in ogni piatto.
Alpuente si trova in provincia di Valencia, al confine con Teruel, nella comunità autonoma dell’Aragona. Il comune fa parte della comarca di Los Serranos, a circa 96 chilometri dalla città di Valencia.
Chi viaggia in auto può prendere la CV-35 verso Llíria e Ademuz fino a Titaguas, poi deviare sulla CV-345 che porta al borgo lungo una strada panoramica. La posizione isolata e le strade di montagna aiutano a mantenere intatto il carattere autentico di Alpuente, lontano dal turismo di massa e immerso in una natura ancora selvaggia.
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