Torino si prepara a vivere un appuntamento di rilievo. La storica sala di via Cavour di Aste Bolaffi riapre i battenti, pronta a ospitare un evento dedicato all’arte moderna e contemporanea, dal Novecento fino ai giorni nostri. Le opere, esposte già da fine ottobre, attirano lo sguardo di collezionisti e appassionati in vista dell’asta del 3 novembre 2026. Il catalogo propone un percorso che attraversa decenni di creatività, con un’attenzione particolare agli artisti torinesi, senza però trascurare i grandi nomi internazionali. Due le anime dell’asta: multipli ed edizioni da una parte, opere uniche dall’altra.
Multipli ed edizioni: l’arte che si può toccare con mano
Appena varcata la soglia della sala, si respira un’atmosfera vivace intorno alla selezione di multipli e edizioni. Questa categoria è ideale per chi vuole avvicinarsi al mercato dell’arte senza svenarsi. La raccolta spazia dagli anni Trenta e Quaranta, con pezzi di pregio come il portfolio “Mythologie”, frutto della collaborazione tra Giorgio de Chirico e Jean Cocteau del 1938. Tra le incisioni spicca una rara acquaforte di Giorgio Morandi, esempio di quella pittura italiana così delicata e intensa. Non mancano nemmeno opere di Joan Miró, con una stampa di grandi dimensioni che porta un po’ di Catalogna a Torino. Da segnalare anche una piccola selezione di ceramiche firmate Pablo Picasso, che mostrano la versatilità del maestro spagnolo.
Tra le edizioni più recenti si distingue la lapide di Salvo intitolata “La donnola e la lima”, realizzata con la Galleria Multipli di Torino, un pezzo simbolo dell’arte moltiplicata. Da non perdere il libro “I mille fiumi più lunghi del mondo” di Alighiero Boetti, del 1978, pietra miliare dell’arte concettuale italiana. La sezione si chiude con la fotografia, con scatti e stampe di artisti come Matiz, Giacomelli, Fontana, Ghirri e Hofer, figure chiave che hanno rivoluzionato il linguaggio fotografico in Italia nel Novecento.
Opere uniche: i tesori del Novecento torinese e oltre
A fianco dei multipli, l’asta presenta opere uniche di grande fascino e valore. Tra queste spicca “Tre principesse nel giardino” di Vittorio Zecchin, un capolavoro liberty del 1914, parte del ciclo “Le mille e una notte”. Pensata per l’Hotel Terminus, questa tela racconta una Venezia d’inizio secolo con colori vibranti e figure iconiche, stimata tra i 45 e i 70 mila euro. Poco distante, il nome di Felice Casorati emerge non solo con i suoi dipinti ma anche con oggetti di uso quotidiano come un raro paralume dipinto, a testimonianza della sua creatività fuori dal comune.
Grande attenzione è riservata ai Sei di Torino, il movimento che ha segnato la scena artistica locale tra le due guerre. Tra i protagonisti, il “Nudo rosa” di Gigi Chessa del 1932, uno dei pezzi più rappresentativi, accompagnato da opere di Filippo de Pisis, noto per le sue nature morte intense degli anni Quaranta, e Mario Tozzi con una tela floreale del 1925. Completa il quadro un quadro significativo di Ennio Morlotti, risalente agli anni Settanta, già esposto nella prestigiosa Galleria Marlborough di Londra.
I pezzi forti e la ricerca contemporanea
Tra le opere più preziose spicca “Superficie bianca” di Enrico Castellani, realizzata nel 2005, esempio maturo del maestro, con una valutazione tra 140 e 170 mila euro. Mario Schifano è presente con un “Senza titolo” del 1979-80, una testimonianza vibrante della scena italiana degli ultimi decenni del Novecento, stimato intorno ai 100 mila euro.
Da segnalare anche lo specchio “Pianista” di Michelangelo Pistoletto, creato tra il 1962 e il 2002, una serigrafia su acciaio inox lucidato proveniente dalla Collezione Fendi di Roma. La stima sale fino a 800 mila euro, a conferma del valore storico e artistico dell’opera. Il catalogo include anche artisti emergenti come Guglielmo Castelli, con il dittico “La variabilità del peso delle cose” , un interessante punto sulla ricerca contemporanea torinese, valutato fino a 50 mila euro.
Chiude la selezione “Mur 807” di Jean-Pierre Raynaud, del 1967, un assemblaggio in materiali misti che rappresenta la scena internazionale d’avanguardia, stimato tra 28 e 36 mila euro.
Scultura e installazioni: dal classico al contemporaneo più sperimentale
La scultura trova ampio spazio in asta. Da non perdere “La Zingara ” di Arturo Martini, datata 1933-34. Proveniente dalla collezione di Domenico Caraceni, che la acquistò direttamente dall’artista nel 1947, è un pezzo raro, uno dei pochissimi esemplari in grès noti, alto oltre due metri. Fu esposta alla II Quadriennale di Roma nel 1935 ed è un simbolo di qualità e innovazione.
Accanto a Martini, ci sono sculture in marmo nero di Agustín Cárdenas, valutate tra 25 e 30 mila euro, e “Servo muto” di Sandro Chia, figura di spicco della pittura e scultura italiana recente. L’installazione sonora “Catastrofe” di Piero Gilardi del 1989 attira per la sua fusione di arte e tecnologia. Infine, tra le opere più particolari, spicca il bronzo unico “San Giorgio e il drago” di Salvo, stimato tra 10 e 15 mila euro, un connubio di tecnica e creatività.
Dove e quando vedere le opere e partecipare all’asta
Le opere sono aperte al pubblico dal 29 ottobre 2026, con orario pomeridiano dalle 14 alle 19. Dal 30 ottobre fino al giorno dell’asta, si potranno ammirare dalle 10 alle 19, sempre nella Sala Bolaffi di Torino in via Cavour 17, un luogo che chi conosce la storia dell’arte in città riconosce subito.
L’asta parte martedì 3 novembre 2026 alle 15, con 200 lotti che raccontano le molte sfaccettature del Novecento e della ricerca contemporanea. Per informazioni, si può chiamare il numero +39 011-0199101 o scrivere a arte@astebolaffi.it.
Torino si conferma così punto fermo nel panorama artistico italiano, capace di intrecciare tradizione e innovazione, offrendo occasioni uniche per scoprire e acquistare arte di qualità.
