La libertà è quasi irresponsabilità, diceva Paolo Masi, artista fiorentino che ha attraversato il Novecento e oltre, fino al maggio 2026, quando si è spento pochi mesi prima di compiere 93 anni. La sua vita è stata un continuo sfidare le regole, un viaggio tra materia e leggerezza. Firenze lo celebra ora con una mostra alla galleria Frittelli, un tuffo profondo nella sua opera e nel suo pensiero. Sessant’anni di lavoro, fatti di materiali poveri, superfici dimenticate, e un dialogo incessante con la natura. Qui la pittura tradizionale si frantuma, lasciando spazio a un’arte che oscilla tra astrazione e realtà, pronta a farsi leggere e interpretare.
Libertà, l’energia che rompe gli schemi
Sin dagli inizi Paolo Masi ha evitato le strade accademiche. Ha scelto di non seguire la formazione classica per sperimentare liberamente, spostandosi tra Milano, New York, Berlino e Firenze. Nel suo lavoro, la contaminazione dei materiali è fondamentale, e il cartone diventa il simbolo di una poetica nomade e vissuta. Un materiale semplice, di recupero, che lo accompagna dagli anni Cinquanta fino ai Duemila. Lo usa in mille modi diversi: tagliato, piegato, forato, come base per testi visivi che superano i confini del quadro tradizionale.
Spesso lavora steso a terra, disponendo le sue opere direttamente sul pavimento, creando composizioni che sembrano costellazioni rovesciate. Le sue superfici accolgono elementi naturali e oggetti trovati, con tecniche come il frottage che accentuano il legame tra arte e vita quotidiana. Dietro questo apparente disordine c’è un rigore compositivo che non lascia nulla al caso: la materia si dissolve nel segno fino a raggiungere una tensione drammatica, raccontando un’arte sempre in trasformazione.
Gli anni d’oro: sessanta e settanta e il potere del cartone
Il momento più intenso della sua carriera è tra gli anni Sessanta e Settanta, un periodo che lui stesso definiva come “libertà del vivere e dell’agire”, carico di energia e di sperimentazione. Le sue opere di quegli anni sprigionano una vitalità che va oltre i confini della pittura convenzionale. La prima mostra importante arriva alla Strozzina nel 1960 e fa conoscere al grande pubblico la sua poetica; pochi anni dopo, nel 1978, partecipa alla Biennale di Venezia con un’opera monumentale, “Rilevamenti esterni-conferme interne”, composta da 94 partiture realizzate con calcina, sabbia, colore e tessiture.
Il cartone diventa il centro della sua ricerca: uno strumento con cui traduce la percezione della città e trasforma lo scarto in spunto creativo. Questa scelta lo mette in dialogo con una tradizione italiana capace di fondere astrazione e realtà, dando vita a un’arte “di carne e sangue”. Negli anni Settanta, la musica – in particolare il jazz, che lo aveva accompagnato fin dai primi anni a Milano e New York – si fa filo conduttore del suo lavoro, segnando un dialogo aperto con altre discipline.
Tra pittura e impegno sociale: gli anni Ottanta e Duemila
Negli anni Ottanta, mentre molti artisti europei tornano alla figurazione, Masi reinterpreta la pittura a modo suo, con opere di grandi dimensioni, colori intensi e una materia sempre presente. Negli anni Novanta si fa portavoce di temi sociali, come dimostra il ciclo contro la pena di morte esposto alla Fortezza da Basso a Firenze. Qui si vede un artista consapevole del suo ruolo civile, capace di tradurre in immagini la denuncia e il dissenso.
La sperimentazione prosegue anche negli anni Duemila, con l’introduzione di nuovi materiali come il plexiglas e le trasparenze, senza mai perdere la profondità materica che lo ha sempre contraddistinto. L’attenzione alle superfici, alla fisicità del lavoro, resta centrale, mostrando come ogni stagione della sua carriera abbia mantenuto una linea coerente nei temi e nello stile.
Firenze e le reti artistiche: un dialogo continuo
La mostra alla galleria Frittelli segue la personale del 2023, ripercorrendo la lunga storia di Paolo Masi. Oltre alle sue opere, mette in luce i legami con altri artisti e la sua partecipazione a progetti collettivi. Masi ha sempre coltivato rapporti con intellettuali e gallerie, creando un ambiente fertile per la sperimentazione e lo scambio.
Tra le sue collaborazioni più importanti c’è quella con Maurizio Nannucci, artista e promotore di esperienze di arte contemporanea a Firenze. Nel 1967 Masi fonda con Baldi e Lecci il Centro F/Uno, uno spazio nato per superare l’isolamento culturale locale e aprirsi a nuove forme artistiche. Nel 1974, insieme a Nannucci e Mariotti, dà vita a Zona, un luogo no profit dedicato alla ricerca e alla sperimentazione, anticipando esperienze come Base nel 1998.
Questi tentativi di creare reti intercittadine e intergenerazionali mostrano quanto l’arte di Masi fosse anche un impegno collettivo e politico. Come ha ricordato il curatore Sergio Risaliti, la sua ricerca nasce da una spinta politica e pedagogica che attraversa tutta la sua vita, un impulso a mettere in discussione i modi di interpretare e trasformare la realtà.
La mostra Frittelli: un ritratto di un artista in continuo movimento
L’esposizione alla galleria Frittelli ripercorre con attenzione la complessità di un percorso artistico che ha attraversato cambiamenti profondi. Dalla fine degli anni Cinquanta a oggi, l’opera di Masi si presenta come un filo unico che intercetta mutamenti sociali, politici e tecnologici, senza mai perdere coerenza stilistica e tematica.
Le opere in mostra raccontano una sperimentazione costante ma anche una coerenza rara nell’arte contemporanea. Chi visita la mostra si trova davanti a lavori che sfidano la percezione tradizionale e chiedono uno sguardo attento e partecipe per cogliere materia, segno e colore. Un omaggio a un artista che ha vissuto l’arte come ricerca senza sosta e libertà assoluta, restituendo a Firenze il suo volto più autentico e innovativo nell’arte contemporanea.
