Dopo anni di assenza, Marie Cool e Fabio Balducci tornano a Milano con un progetto che sfida le convenzioni. “2, 3 or 4 Acts of Accountability”, in scena al BIM, non è una semplice performance: è un intreccio di azioni e installazioni che trasformano lo spazio in un racconto intimo. La forza sta nella delicatezza dei gesti, piccoli ma carichi di significato, codificati in un linguaggio che nasce dalla loro convivenza e da un rapporto artistico unico. Qui, ogni movimento diventa un segno, parte di una narrazione che si svela solo a chi sa leggere tra le righe.
Un ritorno alle origini: azioni essenziali e linguaggio minimale
Marie Cool e Fabio Balducci riprendono a Milano un discorso iniziato negli anni Novanta. Le loro opere sono azioni semplici, mai ripetitive, lontane dalla routine della produzione industriale. L’azione “Untitled, plastic shopping bag, racing action, workspace or room” , esposta al BIM, riassume bene questo approccio. Marie corre cercando di far volare una busta di plastica, senza uno schema preciso, senza ritmo definito. Conta solo l’azione materiale, quell’attimo unico di interazione tra corpo e oggetto che sfugge a ogni controllo.
Fin dall’inizio, la loro scelta è stata una semplicità radicale. Le condizioni modeste in cui nascevano i loro lavori li hanno spinti a usare strumenti essenziali. Non si tratta di spettacolo o di performance per intrattenere, ma di esecuzione vera di un comportamento, di un gesto concreto. Questo distacco dalla ripetizione e dalla produzione di massa li rende unici, riportando al centro l’esperienza dell’arte come azione ed evento.
Milano tra lavoro, speranza e il simbolo del tavolo rovesciato
Al BIM, oltre all’azione con la busta di plastica, sono esposte altre opere che riflettono sul senso del lavoro e sulla condizione umana dentro le dinamiche produttive. “Untitled, scotch tape, desktop” segue la stessa linea poetica: un lungo nastro adesivo sospeso vicino a una vetrata, su cui Marie tamburella con le dita come fossero ali di falene. Il gesto richiama un’attrazione vana verso una luce ambigua e forse pericolosa, metafora di un lavoro che si consuma senza via d’uscita, simile alla condizione delle grandi corporazioni. Quel semplice tocco diventa simbolo della morte della speranza dentro un sistema in declino.
A questa riflessione si lega l’installazione “Untitled, boardroom table, armchairs” , cuore della mostra. Un grande tavolo recuperato da un ufficio dismesso, con sedie vecchie e ormai inutili, perde la sua funzione originaria. Rovesciato su un fianco, diventa allegoria di un potere che vacilla e perde controllo. Il tavolo, simbolo di confronto e scontro tra chi comanda e chi subisce, ora giace a terra, immagine plastica della fragilità di un sistema capitalistico in crisi.
Il tavolo: teatro di potere e rottura degli equilibri
Per Marie Cool e Fabio Balducci, il tavolo è un simbolo carico di significati. Nei loro primi anni, entravano negli studi con i tavoli sottosopra, rompendo l’ordine stabilito e le regole di un sistema culturale spesso rigido e chiuso. Il tavolo non è solo un pezzo di arredamento, ma rappresenta ogni luogo di conflitto, la cattedra di una scuola, il punto da cui si definiscono gerarchie e limiti. Rovesciarlo significa mettere in crisi quell’ordine, rompere la supremazia.
Quando il tavolo perde la sua funzione, perde senso anche l’autorità che rappresenta. Questa immagine richiama le fragilità delle strutture politiche ed economiche globali, segnate da continue tensioni e cambiamenti nei rapporti di potere.
Cinema e azione: il cinema come fonte d’ispirazione
Il duo non trae ispirazione dall’arte contemporanea, ma dal cinema, specchio dei rapporti sociali e dei conflitti. “Untitled, sand paper, graphite lead” , parte del terzo atto del progetto, si rifà a un fotogramma di “Rapporti di classe” , film di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet ispirato al romanzo “America” di Franz Kafka. L’opera consiste nel disegnare con una mina di grafite su carta vetrata, un gesto destinato a svanire perché la superficie non trattiene la polvere.
Questo procedimento rende visibile l’impossibilità di un dialogo duraturo tra classi sociali e il divario che si allarga sempre di più. Il disegno che si cancella diventa metafora di un confronto sociale fragile, che perde consistenza e sfuma in un contesto contemporaneo dove le tensioni di classe sembrano sempre più difficili da negoziare.
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Fino al 7 novembre 2026, Milano ospita questo lavoro complesso al BIM, in Viale Piero e Alberto Pirelli 10. Un’occasione per vedere da vicino un percorso artistico che ha segnato la scena europea con un linguaggio netto, fatto più di azioni che di parole.
