Il vecchio San Siro sta per lasciare il posto a un gigante nuovo di zecca: il Generali Stadium. L’annuncio arriva da AC Milan e Inter, che dopo anni di tira e molla hanno scelto il progetto firmato Foster + Partners, con David Manica – l’architetto dietro il Wembley moderno. Il 2031 segnerà un cambiamento epocale nel cuore di Milano: uno stadio più grande, più moderno, pensato per diventare il nuovo simbolo sportivo della città. Ma non tutti sono convinti; le critiche già fioccano, mentre la città si prepara a voltare pagina.
Da Populous a Foster + Partners: la svolta nel progetto per San Siro
Nel dicembre 2021, Milan e Inter avevano scelto Populous, uno studio internazionale di grande prestigio, per rinnovare la loro storica casa. Il piano prevedeva di modernizzare lo stadio Meazza senza demolirlo, rispettando i vincoli della Soprintendenza. Nel tempo, però, la rotta è cambiata completamente e si è deciso di voltare pagina.
Ora il progetto Generali Stadium è realtà. Il nome arriva da Generali, nuovo partner commerciale che detiene i naming rights e assicura un investimento importante. Foster + Partners e David Manica hanno portato un salto di qualità: Manica, con la sua esperienza ai massimi livelli, garantisce un risultato all’altezza delle aspettative milanesi.
I lavori dovrebbero partire nel 2028 per concludersi entro il 2031. Il nuovo stadio sorgerà sull’area oggi occupata dal parcheggio del Meazza e dal Parco dei Principi. Addio alla forma rettangolare: il design sarà ovale, più funzionale e spettacolare. La capienza sale a 71.500 posti, ben oltre i 60.000 iniziali, e il Generali Stadium si piazzerà tra i cinque più grandi d’Europa. L’altezza sfiora i 60 metri, una presenza imponente nello skyline della città.
Un’architettura che guarda al passato e al futuro
Il progetto punta a celebrare la storia italiana e milanese con una struttura a forma di X in cemento armato, che si estende dai colonnati alla facciata, fino a sostenere la copertura. L’effetto sarà non solo scenografico, ma anche solido e innovativo.
Gli ingressi, a forma di diamante, offriranno scorci suggestivi prima di far entrare il pubblico in ampi spazi panoramici, con viste mozzafiato sulla città. La copertura, dalla doppia curvatura, avrà un ruolo doppio: dare carattere allo skyline e integrare tecnologie fotovoltaiche all’avanguardia. L’obiettivo è puntare alla piena sostenibilità energetica, migliorando anche l’acustica per un’esperienza più coinvolgente.
Il Generali Stadium non sarà solo un luogo per il calcio, ma uno spazio multifunzionale, capace di richiamare la città e i suoi valori storici insieme a un’idea di innovazione.
L’esperienza dei tifosi: il vero cuore del progetto
L’aspetto estetico è importante, ma il progetto punta soprattutto a migliorare la vita degli spettatori. Le tribune abbracceranno il campo con due anelli continui, curve inclinate fino a 37 gradi per amplificare l’intensità e l’emozione durante le partite.
Non mancheranno le aree business, con skybox per eventi privati e momenti pre-partita, un modello ormai consolidato nei grandi stadi europei e nordamericani. Milano ha già iniziato a sperimentarlo con l’Arena di Santa Giulia e ora vuole fare un salto in avanti.
L’obiettivo è trasformare lo stadio in una vera destinazione urbana, integrandolo in un più ampio piano di rigenerazione che metta al centro non solo i tifosi, ma anche i residenti, con spazi pubblici e aree verdi da vivere tutto l’anno, non solo nei giorni di partita.
Un progetto urbano da decine di ettari con impatti profondi su Milano
Dietro il Generali Stadium c’è molto più del calcio. I proprietari di Milan e Inter, RedBird Capital Partners e Oaktree, hanno messo in campo un piano che vuole rafforzare Milano tra le capitali europee più dinamiche. La rigenerazione interesserà 281.000 metri quadrati di spazi pubblici, verde e infrastrutture, trasformando l’area di San Siro.
L’intesa con il Comune, firmata nel 2025, ha dato il via libera al percorso, con lavori in programma dal 2028. La sfida è grande, visto che il quartiere San Siro è oggi un’area popolare segnata da problemi di marginalità e degrado.
Mentre si moltiplicano investimenti privati, come la torre Syre e complessi di lusso, i dati Istat raccontano una realtà difficile: il 43,6% degli abitanti vive con redditi bassi, quasi il triplo rispetto alle zone vicine. Le istituzioni dovranno fare la loro parte per evitare che la trasformazione allarghi le disuguaglianze.
Il progetto, per quanto ambizioso, solleva dubbi sulla sua sostenibilità sociale e sui rischi di una privatizzazione degli spazi pubblici, tema molto contestato da comitati e associazioni di cittadini.
Le resistenze e il destino incerto del vecchio Meazza
Demolire oltre il 90% dello storico Meazza ha acceso molte tensioni. Nonostante il Tar della Lombardia abbia respinto i ricorsi contro la vendita dell’area, l’opposizione resta forte, con politici, associazioni come “Salviamo San Siro” e gruppi civici che chiedono di salvaguardare il valore simbolico dello stadio.
Non si tratta solo di un legame sentimentale, ma anche culturale. Vengono proposte alternative, come trasformarlo in museo o spazi di valorizzazione storica. Le accuse di speculazione edilizia si sono moltiplicate, mentre il masterplan di rigenerazione fa temere una privatizzazione degli spazi pubblici in cambio di interventi ambientali il cui impatto sociale resta da verificare.
In Comune, la scelta di presentare i nuovi render prima della conclusione della Valutazione ambientale strategica ha scatenato polemiche. Alcuni consiglieri, tra cui quattro possibili candidati alle primarie di centrosinistra, hanno criticato questa fretta, che ha anticipato un passaggio chiave per il confronto pubblico.
Il futuro del Meazza è quindi appeso a un filo e la decisione che si prenderà segnerà una pagina importante per Milano, riflettendo le tensioni e le speranze di una città in continuo movimento.
