«L’infanzia è un mondo da scoprire» — e alla Biennale Musica di Venezia 2026 questo mondo prende vita in modi inaspettati. Sotto la guida di Caterina Barbieri, che firma la sua ultima edizione come direttrice, la rassegna si sposta con disinvoltura tra passato e presente, tra silenzi antichi e sonorità elettriche. Dal 10 al 24 ottobre, la città si trasforma: la basilica di San Marco risuona di cori sacri, mentre Forte Marghera si anima con i battiti pulsanti dei club. Qui, ogni luogo racconta una storia diversa, ma un unico tema lega tutto: l’infanzia, vista come un universo sonoro senza confini.
Suoni e luoghi in continuo mutamento: il cuore della Biennale Musica 2026
Il 17 ottobre è stata una serata da segnare sul calendario. I Tallis Scholars, guidati da Peter Phillips, hanno riempito la basilica di San Marco con un repertorio che spazia dal Medioevo a oggi. Dal canto di Ildegarda di Bingen alle note di Arvo Pärt e Kara-Lis Coverdale, il gruppo ha dimostrato una padronanza unica, capace di far risplendere sia la musica antica che le composizioni contemporanee. Il concerto si è chiuso con un bis d’effetto: il “Crucifixus” di Antonio Lotti, un omaggio sentito a Venezia e alla sua maestosa cattedrale.
Nel frattempo, a Forte Marghera, l’atmosfera cambiava radicalmente. Il pubblico ha ballato sulle pulsazioni di Polygonia e, soprattutto, di Surgeon, arrivato all’ultimo minuto per sostituire DJ Nobu. Un mix potente di techno, house e sonorità industriali ha acceso la notte, trasformando lo spazio in un luogo unico grazie all’energia della musica da club.
Al Teatro Goldoni, il PMCE tra Bach, Morricone e Davachi
Il 16 ottobre al Teatro Goldoni il Parco della Musica Contemporanea Ensemble , sotto la guida di Tonino Battista, ha presentato un programma denso e raffinato. Sono state eseguite trascrizioni di Johann Sebastian Bach, tra cui due arie della Passione secondo Matteo adattate per oboe e orchestra, e l’orchestrazione di Anton Webern del “Ricercar a sei” dall’Offerta musicale. Un percorso che intreccia storia e musica con grande cura.
Il momento clou della serata è stato un brano inedito di Ennio Morricone del 1998, “Musica per una fine”, per coro e orchestra, che include una registrazione di Pier Paolo Pasolini mentre legge alcune terzine tratte dal poemetto “La Guinea”. Il testo denuncia “l’indifferenza che attraversa la società italiana,” mettendo in primo piano il rapporto tra musica e impegno civile, e creando un ponte tra la tradizione classica e il Novecento.
La serata ha visto anche la prima assoluta di “Chanters”, opera commissionata dalla Biennale a Sarah Davachi. Il pezzo si distingue per un linguaggio polifonico nascosto dietro armonie statiche che cambiano lentamente, quasi come la luce che muta nel corso della giornata, rivelando una dinamica sonora contemporanea affascinante e delicata.
Tonino Battista: tra passato e presente, la musica che parla oggi
Tonino Battista racconta come è nato questo programma così articolato. Mettere insieme Morricone e Bach è stata una scelta pensata per mostrare la continuità tra epoche diverse, con Pasolini a fare da filo culturale che lega tutto. Il compositore spiega che “Musica per una fine” ha due anime: una parte che richiama il Morricone più noto, quello delle colonne sonore, e una seconda più austera, con chiari riferimenti al contrappunto bachiano, tra il tema B-A-C-H e l’Offerta musicale.
Battista definisce l’intervento di Sarah Davachi un cambio netto rispetto al resto del programma. “Chanters mette in luce strutture polifoniche che però si dissolvono all’ascolto, inglobate in blocchi armonici statici ma in lenta evoluzione.” Una dinamica che regala un’esperienza sonora diversa, più sottile.
Il direttore si dice soddisfatto di questa svolta nella Biennale, guidata da Caterina Barbieri, che punta sulla pluralità di linguaggi e su una contemporaneità senza barriere. La scelta di una giovane compositrice alla guida è un segnale chiaro: spazio alle nuove generazioni, pronte a interpretare con freschezza e originalità le sfide artistiche di oggi.
In questa edizione, Venezia conferma ancora una volta il suo ruolo di primo piano nel panorama musicale mondiale, fondendo tradizione e innovazione, sacro e profano, antico e moderno in un mix creativo che coinvolge un pubblico vasto e variegato.
