Nel cuore di Roma, negli spazi dell’ex Mattatoio, prende vita un progetto che vuole cambiare le regole dell’edilizia. Lì si parla di riuso dei materiali da costruzione, un tema che fino a oggi è stato visto soprattutto come una sfida ambientale. Tra i protagonisti, l’architetto belga Laurens Beckemans, pioniere del “low-tech circolare” e del recupero delle terre di scavo, porta un approccio nuovo e concreto. Non si tratta solo di riciclare: è un invito a ripensare il modo in cui costruiamo, puntando su economie locali, inclusione e rispetto per l’ambiente. Estetica del Riuso, progetto biennale di Roma Capitale, trasforma la città in un laboratorio internazionale di idee, con una mostra aperta fino a fine ottobre.
BC Architects & Studies & Materials: il low-tech che valorizza le terre di scavo
Lo studio belga ha fatto del recupero dei materiali edili una vera e propria missione. Con il metodo chiamato urban mining, si punta a riutilizzare ciò che la città produce come scarto, in particolare le terre di scavo. Beckemans e il suo team dimostrano che si può costruire senza consumare nuove risorse, ma lavorando con quello che già c’è, riducendo così l’impatto ambientale. Il loro approccio è “bioregionale, low-tech, circolare e inclusivo”: ogni progetto nasce dal contesto locale, per evitare sprechi e trasporti inutili, e per sostenere un’economia più sostenibile.
La sfida è enorme: l’edilizia pesa per quasi il 40% delle emissioni globali di CO2. Eppure, spesso la terra di scavo finisce nei depositi o viene buttata via. BC Architects la recupera e la trasforma in un materiale prezioso, restituendo dignità a pezzi di città e dimostrando che si può fare molto con poco, puntando su tecniche semplici ma efficaci.
Estetica del Riuso: Roma laboratorio di materiali, norme e nuove competenze
Questo progetto nasce da un lavoro di squadra che coinvolge istituzioni, università e centri di ricerca internazionali. Curato da Gianpiero Venturini con Esaú Acosta Perez e Miguel Jaenicke, unisce conferenze, laboratori e workshop pensati per studenti e professionisti. Il cuore del progetto sono i materiali recuperati, catalogati e analizzati all’Università Roma Tre e nell’ex Mattatoio.
Nei mesi scorsi sono stati fatti inventari precisi dei materiali accatastati nei depositi universitari. Attraverso i workshop “Normative e Cataloghi” e “Metabolismo” si cerca di passare da un riuso sporadico a un metodo stabile, mettendo sul tavolo le esigenze normative e proponendo soluzioni pratiche. Un glossario comune aiuta a parlare la stessa lingua, fondamentale quando si lavora con materiali diversi da quelli tradizionali.
I laboratori non sono solo teoria, ma coinvolgono giovani progettisti, portandoli a conoscere da vicino questa nuova realtà. La sfida è culturale oltre che tecnica: servono competenze nuove, che uniscano architettura, tecnica e gestione del riuso. L’obiettivo è trasformare queste idee in pratica quotidiana, per un cambiamento che sia davvero sistemico.
Roma e il riuso: tra passato millenario e sfide contemporanee
Roma ha una lunga storia di riuso, basti pensare agli spolia delle antiche costruzioni. Ma oggi, in Italia, questo modo di lavorare incontra ancora tanti ostacoli, soprattutto culturali e normativi. Il progetto mostra come spesso il riuso venga accolto con scetticismo, visto come un’alternativa difficile alle tecnologie convenzionali.
Le immagini di edifici realizzati con materiali recuperati suscitano dubbi ma anche interesse. La strada è far conoscere le esperienze europee che dimostrano come sia possibile e vantaggioso. Olivia Noël, di Rotor, cooperativa di Bruxelles presente al laboratorio, racconta che anche in Belgio si è partiti da un clima simile, superato grazie a un cambio culturale e normativo.
La nuova generazione di architetti e studenti è molto più sensibile ai temi ambientali. L’interesse per il clima e l’impatto sociale spinge a una formazione che va oltre il semplice progettare “da zero”. Oggi bisogna saper smontare, catalogare e valutare i materiali esistenti, sviluppando un linguaggio tecnico adatto e procedure per gestirne il ciclo di vita, dal deposito alla nuova installazione.
A Roma esperienze europee per un confronto sul riuso sostenibile
Il 1 e 2 ottobre Estetica del Riuso ospita una selezione di esperti di spicco. Oltre a Laurens Beckemans, arriva Olivia Noël di Rotor, specialista nel design collaborativo e nel recupero a Bruxelles. Dal panorama italiano ci saranno Vacuum Atelier, con base tra Bergamo e Milano, attivi nel riuso adattivo, e La Rivoluzione delle Seppie, che lavora per rivitalizzare edifici in comuni del Sud colpiti dallo spopolamento.
Dalla Svizzera arriva Maxence Grangeot dell’EPFL di Losanna, che ha messo a punto una tecnica per trasformare il cemento di demolizione in lastre utilizzabili per facciate e strutture portanti, risparmiando materie prime e riducendo i rifiuti.
Infine, da Barcellona arriva lo studio URRU, specializzato nella diagnostica edilizia pre-demolizione, un passaggio fondamentale per capire cosa conservare e riutilizzare, evitando sprechi e dando nuova vita agli edifici esistenti. Tutti questi interventi creano un’occasione per diffondere conoscenze e costruire un dialogo europeo sul riuso.
A Roma si vuole così mettere in rete esperienze, cultura e innovazione, dimostrando che l’edilizia può davvero cambiare passo verso un modello circolare. Le giornate di Estetica del Riuso, con conferenze e mostra, segnano un momento importante per chi vuole spingere verso un modo più consapevole e meno impattante di usare le risorse.
