«Non si tocca quella mostra». Tomas Arana, attore di fama internazionale e voce storica di Terrae Motus, rompe il silenzio. Da settimane, la Reggia di Caserta è teatro di un acceso confronto: Antonio Tarasco, direttore ad interim, ha affidato a una commissione esterna il compito di rivedere l’allestimento della collezione. Una mossa che ha fatto discutere, perché Terrae Motus non è solo un’esposizione d’arte. È un racconto di memoria e dolore, nato dal terremoto del 1980 che devastò la Campania. Per Arana, è questione di rispetto, di mantenere intatto un lascito prezioso. E non ha paura di dirlo.
Lucio Amelio, l’uomo che trasformò il dolore in arte
Lucio Amelio è stato un punto di riferimento nell’arte contemporanea, non solo a Napoli ma a livello mondiale. Negli anni Settanta e Ottanta ha saputo far parlare l’arte davanti a tragedie come il terremoto del 1980. Terrae Motus nasce proprio da quell’urgenza: un progetto che traduceva il dolore in un messaggio di speranza, affidato alle mani di artisti del calibro di Joseph Beuys, Andy Warhol, Nino Longobardi. Opere monumentali, cariche di significato, pensate per non dimenticare.
Amelio non era un semplice gallerista. Era un uomo che credeva nel potere sociale dell’arte, capace di trasformare la perdita in un progetto collettivo. Tomas Arana racconta di un uomo instancabile, una guida per artisti e operatori culturali, che ha lasciato un segno profondo nonostante le difficoltà, tra cui una malattia che allora portava con sé pregiudizi e silenzi. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme, sia umano che culturale, ma la sua eredità continua a vivere, oggi più che mai sotto i riflettori.
Il sogno di una casa per Terrae Motus e la scelta della Reggia di Caserta
Negli ultimi anni, Amelio cercò di trovare una sede definitiva per la sua collezione. L’acquisto dell’ex monastero di Santa Lucia Vergine al Monte, in condizioni precarie, era la sua speranza di creare un luogo stabile, con spazi per artisti e una gestione libera da ingerenze politiche. Ma le risorse mancavano, e le sue condizioni di salute peggioravano.
Le istituzioni locali non riuscirono a garantire un’intesa soddisfacente, così si aprì la strada per il trasferimento alla Reggia di Caserta. Amelio accolse con favore questa soluzione, vedendo nella magnificenza del Palazzo Reale una cornice ideale. Per lui non era un ripiego, ma un’opportunità: un luogo dove l’arte contemporanea potesse dialogare con il patrimonio classico, senza barriere tra passato e presente.
L’allestimento oggi: un bilancio di qualità
Sotto la guida di Tiziana Maffei, l’allestimento di Terrae Motus alla Reggia ha fatto passi avanti importanti. Tomas Arana riconosce il lavoro svolto: spazi recuperati, sicurezza garantita, una riorganizzazione che integra la collezione nel percorso degli Appartamenti Reali. Sono nate sezioni dedicate a nomi come Keith Haring, Mario Merz e Miquel Barceló, offrendo ai visitatori un’esperienza che scorre naturale, tra arte storica e contemporanea.
Non è solo una mostra, ma un vero progetto culturale che mette insieme storie, artisti e testimoni dell’epoca di Amelio. Maffei ha saputo ricostruire legami importanti, restituendo dignità e respiro internazionale a una collezione unica. Secondo Arana, questo allestimento incarna lo spirito di Amelio, capace di superare schemi rigidi e di affermare che l’arte è arte, a prescindere dal tempo.
La critica di Arana alla nuova commissione: perché cambiare ora è un errore
La notizia della commissione esterna per rivedere l’allestimento non è stata presa bene da Tomas Arana. Lui mette in dubbio la necessità di questo intervento, soprattutto in un momento di transizione e sotto una direzione temporanea. La commissione, per quanto composta da professionisti rispettati, manca di chi conosca davvero la storia e l’identità della collezione, un dettaglio che Arana giudica fondamentale.
L’allestimento attuale, dice, funziona. Garantisce tutela alle opere e un’esperienza chiara e coinvolgente al pubblico. Smontare o modificare senza motivi validi rischia di buttare alle ortiche un lavoro costruito con cura e condiviso da tanti. La collocazione alla Reggia, voluta e approvata da Amelio, è perfetta: un dialogo autentico tra arte classica e contemporanea.
In più, c’è il tema della fragilità delle opere. Molte sono grandi, delicate e di alto valore assicurativo. Spostarle o stravolgere l’allestimento non è cosa da poco. Terrae Motus, già esposta in luoghi prestigiosi come il Grand Palais di Parigi, mantiene in Campania tutta la sua forza. Toccarla senza solide ragioni rischia di snaturare il progetto che Amelio e gli artisti hanno messo insieme con tanto impegno.
