Dopo trentatré anni, Manifesta cambia pagina. Hedwig Fijen, storica dell’arte olandese e cofondatrice della biennale itinerante, lascia il timone. Con lei, Manifesta ha ridefinito il ruolo dell’arte contemporanea, allontanandosi dai percorsi tradizionali. Non si è mai trattato solo di mostre, ma di un dialogo vivo con le comunità locali e le tensioni sociali e politiche delle città ospitanti. La sedicesima edizione, conclusasi il 4 ottobre nella regione tedesca della Ruhr, segna la fine di un’epoca e apre la strada a una nuova leadership con van Lynden e Nichols.
Un cambio storico alla guida di Manifesta
Dopo 33 anni, Hedwig Fijen lascia la direzione generale, cedendo il passo a Emilia van Lynden, che diventa direttrice generale, affiancata da Catherine Nichols come direttrice artistica. È la prima volta che Manifesta sceglie una guida condivisa, con l’obiettivo di dare più slancio e flessibilità all’organizzazione. Van Lynden e Nichols lavoreranno insieme, unendo esperienze e idee diverse per far crescere la rassegna, senza tradire il suo spirito nomade e partecipativo.
La prova del nove arriverà con la diciassettesima edizione, prevista per il 2028 a Coimbra, in Portogallo. Sarà cruciale mantenere quell’attenzione particolare che ha sempre contraddistinto Manifesta: il legame stretto con le realtà culturali, sociali e politiche del territorio ospitante.
Emilia van Lynden, un volto noto alla guida operativa
Emilia van Lynden, con doppia cittadinanza olandese e britannica, è stata vicedirettrice di Manifesta dal 2019 e ha lavorato a stretto contatto con Fijen nelle ultime quattro edizioni, accumulando un bagaglio prezioso di esperienza. Ora, da direttrice generale, dovrà coordinare l’intera macchina organizzativa, con uno sguardo attento alle questioni europee e ai valori civici che Manifesta vuole promuovere.
Prima di questo incarico, van Lynden ha guidato Unseen, evento dedicato alla fotografia contemporanea ad Amsterdam, contribuendo a costruire un network internazionale e a scoprire nuovi talenti accanto a nomi affermati. Questa esperienza nel mondo della fotografia, intesa come mezzo di espressione artistica e sociale, si sposa bene con la missione di Manifesta, che punta su un approccio inclusivo e di ricerca culturale.
Van Lynden mette al centro della sua azione il dialogo tra artisti, comunità e istituzioni, convinta che le questioni locali possano avere un’eco ben più ampia, europea e globale. Sotto la sua guida, Manifesta vuole restare una realtà dinamica, capace di rispondere alle sfide sociali del nostro tempo.
Catherine Nichols, la curatrice che amplia gli orizzonti
Catherine Nichols, australiana di Sidney, porta a Manifesta un’esperienza curatoriale ricca e interdisciplinare. Dopo aver lavorato come Creative Mediator per Manifesta 14 a Pristina e fatto parte del Comitato Artistico di Manifesta 16 nella Ruhr, ora si sposta a Berlino, dove collabora con il Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, uno dei poli artistici più importanti della città.
Autrice di numerose pubblicazioni, Nichols sta attualmente curando la XVIII Biennale di Lione, in corso fino al 2026. Tra i suoi lavori più recenti spicca “Beuys 2021”, un’analisi profonda dell’eredità dell’artista tedesco Joseph Beuys.
Per Manifesta, con la sua direzione artistica, Nichols porta un approccio che intreccia narrazione artistica, cultura e impegno sociale. La sua esperienza a Pristina con Manifesta 14, intitolata “It matters what worlds world worlds: how to tell stories otherwise”, ha sottolineato l’importanza di raccontare storie diverse, facendo del Kosovo un laboratorio di nuove forme di racconto e dialogo culturale.
Nichols ribadisce come Manifesta, restando ancorata alle condizioni sociali, politiche e culturali delle città che attraversa, si confermi un modello innovativo di biennale, capace di superare barriere tradizionali e aprire nuovi scenari per l’arte contemporanea.
Manifesta 17 a Coimbra: la sfida della nuova coppia di comando
La sfida più grande per van Lynden e Nichols sarà la diciassettesima edizione di Manifesta, prevista nel 2028 a Coimbra, nel cuore del Portogallo. Sarà il banco di prova per la loro co-direzione, chiamata a coinvolgere attivamente le comunità locali e a stimolare un dialogo aperto tra artisti, istituzioni e cittadini.
Manifesta non è solo una rassegna di opere d’arte, ma un evento che vive delle città che attraversa, scavando nelle loro storie, tensioni e potenzialità sociali. Questa filosofia ha permesso alla biennale di restare un punto di riferimento poliedrico e attento ai cambiamenti che attraversano l’Europa.
La nuova formula della co-direzione punta a bilanciare competenze diverse, facendo leva su esperienze solide e mantenendo quella vocazione interculturale e politica che da sempre caratterizza Manifesta. Le sfide del presente e del futuro richiedono infatti un’organizzazione flessibile, capace di interpretare la complessità del nostro tempo attraverso l’arte contemporanea in tutte le sue forme.
