
Quando la frenesia di Roma diventa insopportabile, molti cercano rifugio nelle campagne del Lazio, dove il tempo sembra scorrere più lento. “Benvenuti in campagna”, la nuova commedia firmata Giambattista Avellino con Maurizio Lastrico, che arriverà nelle sale il 16 aprile 2026, prende spunto proprio da questa aspirazione. Non è solo un racconto di fuga, ma un’immersione sincera nella vita rurale, fatta di speranze ma anche di sfide reali. Le ambientazioni, soprattutto quelle intorno alla Capitale, non sono semplici sfondi: parlano, accompagnano i personaggi nei loro sogni e nelle difficoltà che la natura, a volte, impone senza preavviso.
Dalla città alla campagna: un sogno che si scontra con la realtà
Gerry e Ilaria, interpretati da Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, sono una coppia alle prese con il difficile equilibrio tra lavoro e famiglia in una città frenetica. Lui è un ricercatore universitario precario, lei una vigilessa. Hanno un figlio adolescente, Giulio, sempre incollato al cellulare e poco abituato al contatto con gli altri. Stufi del traffico, del ritmo frenetico e dell’isolamento, decidono di cambiare vita: comprano un vecchio casale in campagna, con il sogno di trasformarlo in una fattoria autosufficiente.
Ma la commedia di Avellino non nasconde le difficoltà: punture di insetti, raccolti scarsi, vicini poco amichevoli. La bellezza dei paesaggi si mescola alle sfide concrete di una vita rurale che non è mai semplice. Il film mette in luce il divario tra la romantica idea della vita campestre e la fatica reale che comporta. Raccontando tutto con leggerezza e ironia, il film parla a chiunque abbia mai pensato di lasciare la città per una vita diversa.
Le riprese nel Lazio: un tuffo nella campagna autentica
Le scene di “Benvenuti in campagna” sono state girate quasi interamente nei dintorni di Roma, scegliendo luoghi dove la campagna laziale conserva ancora la sua genuinità. Lontano dal caos della Capitale, il film si muove tra campi, boschi e borghi piccoli, dove sembra che il tempo si sia fermato. Per le scene in città si è scelto Viale Marconi e via Rodolfo Lanciani, due strade simbolo della vita romana, traffico compreso.
Il cuore del film è un vecchio casale vicino a Campagnano di Roma, che diventa quasi un protagonista a sé. È lì che la famiglia si confronta con le speranze e le difficoltà della nuova vita. Il regista Avellino ha sottolineato come quel casale rappresenti il fulcro della storia, capace di trasmettere sia la magia della natura che le sfide quotidiane di chi si prende cura di una fattoria. Intorno si estendono boschi e cascate naturali, mete amate da chi cerca un po’ di pace fuori dal rumore della città.
Non lontano, il Lago di Martignano offre acque limpide e passeggiate perfette per le stagioni miti. Il film mostra anche il Parco Regionale di Veio, con i suoi antichi resti etruschi e le cascate della Mola, che arricchiscono il paesaggio e l’atmosfera rurale.
Monterosi: il volto vero della vita in campagna
Per mostrare anche il lato sociale della vita rurale, il film ha scelto Monterosi, borgo nel Parco di Bracciano tra Roma e Viterbo. Monterosi conserva tracce di un passato importante: i suoi vicoli si snodano attorno alla Chiesa di Santa Croce e al Palazzo Cardinalizio, simboli di una storia ricca e radicata.
Il paese cambia ritmo con le stagioni: d’estate si anima con sagre tradizionali che richiamano visitatori, mentre durante l’anno fa parte del percorso della Via Francigena, antica via di pellegrinaggio. Questa scelta permette al film di raccontare non solo la natura, ma anche i rapporti umani dei piccoli centri, aggiungendo autenticità e spessore alla narrazione.
Monterosi diventa così un ponte tra tradizione e vita moderna in campagna, mostrando come le comunità locali affrontino oggi le sfide di chi sceglie di vivere lontano dalla città.
