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Il Carnevale di Primavera di Casola Valsenio: La Tradizione Unica dei Carri di Gesso in Romagna

Nel cuore delle colline romagnole, a Casola Valsenio, la primavera esplode in modo insolito. Dal 1891, un Carnevale diverso prende vita: giganteschi carri di gesso, alti quasi nove metri, sfilano tra le vie del borgo. Non sono solo decorazioni: sono veri e propri racconti scolpiti, che riflettono i temi più caldi della società contemporanea. Tre carri, solo tre, ma capaci di attirare migliaia di persone, incantate dalle figure immobili che, come statue viventi, trasmettono storie e messaggi potentissimi durante le sfilate diurne e serali.

Dalle origini alla Festa di Primavera: il Carnevale che pensa

Tutto nasce nel 1891, durante la Mezzaquaresima, una festa a metà Quaresima che segnava una pausa carnevalesca. Quel giorno si bruciava la “Vecchia”, un rogo simbolico che ancora oggi tiene vivo il legame con la tradizione. Il corteo era formato da carri carnevaleschi, ma con un occhio attento alla natura e al risveglio della stagione. Quando nel 1908 la Chiesa abolì la Mezzaquaresima, Casola Valsenio non si arrese: trasformò quella festa nella sua attuale Festa di Primavera, scegliendo fin da subito di affrontare temi importanti come la storia, la pace, la politica e i valori sociali. Col tempo i carri sono cresciuti di dimensioni e complessità, ospitando sempre più figuranti. Le allegorie si sono fatte più profonde, toccando questioni come il cambiamento climatico, il consumismo, il tempo che passa e la memoria collettiva. I materiali restano quelli di sempre: legno, gesso e più recentemente cartongesso. La forza di questi giganti sta proprio nella loro solidità e nella cura artigianale con cui prendono forma.

Dietro le quinte: come nascono i giganti di gesso

La costruzione dei carri coinvolge tutta la comunità, soprattutto i giovani del paese. Il lavoro comincia mesi prima della sfilata, con incontri e discussioni per trasformare idee e spunti di attualità in immagini concrete. La lavorazione del gesso richiede mano esperta, mentre la scenografia diventa un vero e proprio progetto artistico con un forte contenuto sociale. Ogni carro è una storia, un messaggio che prende vita. Durante le sfilate, i figuranti si fanno statue viventi, in pose studiate che ricordano il tableau vivant: il corpo diventa scultura e l’allegoria si legge subito, anche per chi non ha dimestichezza con l’arte. La sfilata serale, in programma per il primo maggio 2026 alle 21:30, sfrutta le luci radenti per mettere in risalto ogni dettaglio, esaltando le forme più complesse e alte. Un altro elemento originale sono le “relazioni”: letture ad alta voce che accompagnano la performance, spiegando e arricchendo il senso delle immagini.

Una festa che anima il paese e la cultura locale

La Festa di Primavera non si limita alla sfilata dei carri. Il weekend prima della parata diurna, il parco dei “Frutti dimenticati” ospita la Festa dei Cantieri, dove artigiani e progettisti lavorano a vista, creando costumi, accessori e decorazioni. Un’occasione per il pubblico di vedere dal vivo l’arte dietro le quinte. Nei giorni della festa, al Nuovo Cinema Senio si proiettano filmati storici che raccontano più di un secolo di carri e dei temi affrontati. Nei negozi del centro si trovano esposizioni di modellini delle passate edizioni, segno della memoria e dell’identità culturale della comunità. Una mostra itinerante, che tocca anche la Rocca di Riolo Terme, rende omaggio a Omar Sagrini, storico costruttore di carri scomparso nel 1997, figura che ha lasciato un segno indelebile.

I giganti di gesso di Casola Valsenio sono così un pezzo raro di cultura romagnola: un carnevale “serio”, che attraverso l’arte popolare mette in scena tensioni sociali, idee di progresso e valori fondamentali. La capacità di unire tradizione artigiana e temi contemporanei fa di questa festa uno spettacolo unico, capace di coinvolgere e far riflettere anche nel 2026.

Redazione

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