Riccardo Scamarcio, con uno sguardo intenso, incarna un uomo che combatte per non perdere la dignità di un legame fragile ma potente: quello con la famiglia. Succede a Torino, tra le sue vie e i paesaggi della provincia, dove le storie si intrecciano silenziose, quasi timide. “I figli della scimmia”, il nuovo film di Tommaso Landucci, non cerca vie di fuga: si immerge nelle contraddizioni di rapporti difficili, di emozioni autentiche che spesso restano inespresse. La città non è una semplice cornice, ma un personaggio a sé, vivo e pulsante, che osserva e accompagna i protagonisti nel loro viaggio. Applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta una realtà che parla direttamente a chi sa riconoscersi nelle sue pieghe più intime.
Al centro del racconto c’è Dario, interpretato da Scamarcio, un padre che dedica ogni momento alla cura del figlio disabile. La sua vita è scandita da un impegno costante, fatto di attenzioni e sacrifici. Quando entra in scena il nipote adolescente del fratello, si crea un legame speciale, fatto di speranze e aspettative. Per Dario, quel ragazzo diventa quasi il figlio che non ha avuto. Ma questo sogno si rivela fragile: il rapporto si fa complicato, pieno di tensioni che mettono a dura prova l’equilibrio di Dario e la serenità della famiglia. Lo scontro con il nipote racconta i limiti di certe illusioni e la fatica di un amore che può trasformarsi in conflitto. Una storia che scuote il protagonista e chi guarda, costringendo a riflettere sulle relazioni paterne e sulle difficoltà di tenere insieme i fili di una famiglia in crisi.
Le riprese si sono concentrate soprattutto in Piemonte, con Torino e i suoi dintorni protagonisti silenziosi. Tra le scene più riconoscibili c’è Corso Inghilterra, una delle arterie principali della città, con il suo traffico continuo e i palazzi in stile liberty che raccontano epoche diverse. Questa strada dà spessore e realismo alla vicenda, intrecciandosi con la vita vera della città. Il Parco del Valentino offre invece un’oasi di natura e storia: oltre 1800 alberi, il Giardino Roccioso, il Borgo Medievale e statue come quella di Cesare Battisti creano un’atmosfera che fonde arte e natura, dando corpo all’emozione del racconto.
Non solo Torino: il film si sposta anche nella provincia, in luoghi come Giaveno e Rivalba, alle porte delle Alpi. Qui il ritmo si fa più lento, lontano dal caos cittadino ma senza perdere il contatto con i servizi. Alcune scene girate in case private raccontano l’intimità e la cura con cui è stato costruito il film. Rubiana, in Val di Susa, ospita le sequenze nello studio medico, mentre Moncalieri è lo sfondo di spazi industriali che creano un netto contrasto con la dimensione domestica. La piscina comunale di Pianezza e l’ospedale di Carmagnola completano il quadro, offrendo ambienti diversi che allargano gli orizzonti della storia e la radicano in un contesto vero e riconoscibile.
Tra le location più suggestive spicca il Colle del Lys, valico tra Val di Susa e Val di Viù, meta amata da chi pratica trekking, ciclismo e motociclismo. Qui i boschi e i panorami alpini regalano immagini potenti, perfette per alcune scene del film. Il paesaggio naturale diventa un set che unisce energia e silenzio, espressione perfetta delle contraddizioni e delle sfumature della vita raccontate da Landucci. Il fascino delle montagne piemontesi si fa così protagonista, dando a “I figli della scimmia” quella forza visiva che completa e arricchisce il racconto.
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