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I Figli della Scimmia: le suggestive location del film con Riccardo Scamarcio premiato a Venezia 2026

Riccardo Scamarcio, con uno sguardo intenso, incarna un uomo che combatte per non perdere la dignità di un legame fragile ma potente: quello con la famiglia. Succede a Torino, tra le sue vie e i paesaggi della provincia, dove le storie si intrecciano silenziose, quasi timide. “I figli della scimmia”, il nuovo film di Tommaso Landucci, non cerca vie di fuga: si immerge nelle contraddizioni di rapporti difficili, di emozioni autentiche che spesso restano inespresse. La città non è una semplice cornice, ma un personaggio a sé, vivo e pulsante, che osserva e accompagna i protagonisti nel loro viaggio. Applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta una realtà che parla direttamente a chi sa riconoscersi nelle sue pieghe più intime.

Il cuore della storia: Dario, il nipote e la sfida della disabilità

Al centro del racconto c’è Dario, interpretato da Scamarcio, un padre che dedica ogni momento alla cura del figlio disabile. La sua vita è scandita da un impegno costante, fatto di attenzioni e sacrifici. Quando entra in scena il nipote adolescente del fratello, si crea un legame speciale, fatto di speranze e aspettative. Per Dario, quel ragazzo diventa quasi il figlio che non ha avuto. Ma questo sogno si rivela fragile: il rapporto si fa complicato, pieno di tensioni che mettono a dura prova l’equilibrio di Dario e la serenità della famiglia. Lo scontro con il nipote racconta i limiti di certe illusioni e la fatica di un amore che può trasformarsi in conflitto. Una storia che scuote il protagonista e chi guarda, costringendo a riflettere sulle relazioni paterne e sulle difficoltà di tenere insieme i fili di una famiglia in crisi.

Torino, tra strade vive e spazi di memoria

Le riprese si sono concentrate soprattutto in Piemonte, con Torino e i suoi dintorni protagonisti silenziosi. Tra le scene più riconoscibili c’è Corso Inghilterra, una delle arterie principali della città, con il suo traffico continuo e i palazzi in stile liberty che raccontano epoche diverse. Questa strada dà spessore e realismo alla vicenda, intrecciandosi con la vita vera della città. Il Parco del Valentino offre invece un’oasi di natura e storia: oltre 1800 alberi, il Giardino Roccioso, il Borgo Medievale e statue come quella di Cesare Battisti creano un’atmosfera che fonde arte e natura, dando corpo all’emozione del racconto.

Fuori città: la provincia torinese tra vita e lavoro

Non solo Torino: il film si sposta anche nella provincia, in luoghi come Giaveno e Rivalba, alle porte delle Alpi. Qui il ritmo si fa più lento, lontano dal caos cittadino ma senza perdere il contatto con i servizi. Alcune scene girate in case private raccontano l’intimità e la cura con cui è stato costruito il film. Rubiana, in Val di Susa, ospita le sequenze nello studio medico, mentre Moncalieri è lo sfondo di spazi industriali che creano un netto contrasto con la dimensione domestica. La piscina comunale di Pianezza e l’ospedale di Carmagnola completano il quadro, offrendo ambienti diversi che allargano gli orizzonti della storia e la radicano in un contesto vero e riconoscibile.

Colle del Lys: natura e cinema sulle Alpi

Tra le location più suggestive spicca il Colle del Lys, valico tra Val di Susa e Val di Viù, meta amata da chi pratica trekking, ciclismo e motociclismo. Qui i boschi e i panorami alpini regalano immagini potenti, perfette per alcune scene del film. Il paesaggio naturale diventa un set che unisce energia e silenzio, espressione perfetta delle contraddizioni e delle sfumature della vita raccontate da Landucci. Il fascino delle montagne piemontesi si fa così protagonista, dando a “I figli della scimmia” quella forza visiva che completa e arricchisce il racconto.

Redazione

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