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Biennale di Lione 2026: Arte e Innovazione per un’Economia Senza Mercato

Nel cuore di Lione, a pochi passi dai suoi celebri traboules, prende vita una rivoluzione silenziosa. Dal 19 settembre al 13 dicembre 2026, la Biennale trasformerà la città in un palcoscenico dove arte e economia si intrecciano in modi inediti. Non si tratta solo di esposizioni o performance: qui si sperimenta un concetto chiamato “economia poetica”, che mette in discussione il valore tradizionale dell’arte, sfidando la separazione tra creatività e mercato. Musei come il macLYON, il Museo dei Tessuti e spazi alternativi come Les Grandes Locos diventeranno teatri di questo dialogo, mentre l’hotel Cour des Loges, con la sua maestosa architettura rinascimentale, farà da sfondo a un confronto che unisce passato e presente in modo sorprendente.

Robert Filliou e l’arte come economia poetica

Questa diciottesima edizione prende ispirazione dal pensiero di Robert Filliou, artista francese legato al movimento Fluxus negli anni ’60 e ’80. Filliou ha elaborato il concetto di “economia poetica”, che vede l’arte non come merce da vendere, ma come un evento etico e relazionale. Il tema scelto, “To pass from one dream to another”, richiama l’idea dell’atto creativo come un processo di connessione e trasformazione. Prima di dedicarsi all’arte, Filliou studiò economia politica negli Stati Uniti, un’esperienza che gli ha dato una prospettiva originale sul valore artistico, capace di rovesciare le regole del mercato. Nel 1976 pubblicò “Principes d’économie poétique”, un testo in cui ripensa i classici principi economici alla luce dell’arte come esperienza collettiva, libera e senza gerarchie.

Catherine Nichols: la curatrice che dialoga con la città

La curatela è affidata a Catherine Nichols, curatrice australiana nota per la sua capacità di coinvolgere artisti e pubblico, valorizzando il contesto storico e sociale. Sotto la direzione artistica di Isabelle Bertolotti, la Biennale di Lione 2026 si fa portavoce di un dialogo critico che lega economia, politica e arte contemporanea. Nichols mette in luce come i cambiamenti sociali e politici siano inevitabilmente legati all’economia, proponendo pratiche che mettono in discussione i modi tradizionali di scambio e collaborazione. La città, con la sua forte identità commerciale e industriale, diventa così un laboratorio in cui l’arte rende visibili le strutture economiche che influenzano la vita di tutti i giorni.

Spazi diversi per storie diverse

La Biennale invade vari luoghi della città, ognuno con un tema preciso. Il macLYON affronta temi come la vita, la morte, l’eredità e il debito; il Museo dei Tessuti si concentra sulle relazioni di cura e scambio; Les Grandes Locos esplora i processi industriali di estrazione e trasformazione. Le esposizioni si estendono anche a luoghi simbolici come il Musée des Confluences e i traboules storici di Croix-Rousse, arricchendo il percorso con interventi in spazi aperti. In ogni sede centrale c’è La Fête Permanente, un’area interattiva dove il pubblico può partecipare a performance, proiezioni e dibattiti, restituendo l’idea di un’arte viva, collettiva e in continuo movimento.

Una Biennale internazionale e attenta al futuro

Quest’anno la rassegna vede la partecipazione di 118 artisti provenienti da 42 Paesi, confermando il suo respiro globale e l’interesse per culture diverse. Il 68% degli artisti è donna, mentre il 23% ha meno di 35 anni, segno di una particolare attenzione verso le nuove generazioni. L’Italia si fa notare con quattro protagonisti di rilievo, tra cui Rossella Biscotti e il collettivo Thyself Agency, insieme a Invernomuto e Michela de Mattei, che portano contributi originali e innovativi. Più di 65 opere create appositamente per l’edizione 2026 saranno presentate, affiancate da una dozzina di lavori esistenti reinterpretati, a sottolineare il dialogo aperto tra passato e presente.

Tra tradizione e novità, la Biennale guarda avanti

Nata nel 1991, la Biennale di Lione si conferma una delle realtà più importanti nel panorama europeo dell’arte contemporanea. Alterna appuntamenti dedicati alla danza con quelli di arte visiva, creando segmenti autonomi ma connessi che approfondiscono linguaggi diversi. Quest’anno, sotto la guida di Isabelle Bertolotti, la rassegna punta dritto a mettere in crisi le regole del mercato, dando spazio a pratiche artistiche che rilanciano una visione più libera e collettiva del fare arte. Le giornate di anteprima per gli addetti ai lavori sono fissate per il 17 e 18 settembre, un assaggio di un evento destinato a diventare uno degli appuntamenti più importanti del 2026.

Redazione

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