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Riapre la Rete Romanica di Collina: il viaggio lento tra arte, natura e vini del Piemonte autentico

Il 12 aprile 2026 segna il ritorno di un tesoro nascosto nel cuore del Piemonte: la Rete Romanica di Collina riapre le sue porte. Tra le colline morbide che scendono verso il Monferrato, si intrecciano vigneti ordinati, borghi silenziosi e chiese medievali che sembrano custodire i segreti di secoli passati. Camminare qui è come sfogliare un libro di storia a cielo aperto, con panorami che sembrano dipinti da un artista. Ma non c’è solo arte da scoprire: la natura circostante, i sapori autentici e un ritmo di visita che invita a rallentare, avvolgono chiunque si avventuri in questo angolo di mondo.

La Rete Romanica di Collina, un museo a cielo aperto: 28 chiese tra Torino e Asti

Nata nel 2018, la Rete Romanica di Collina è un progetto culturale coordinato dall’Associazione InCollina, che coinvolge 26 Comuni tra le province di Torino e Asti. Il cuore pulsante è l’Abbazia di Vezzolano, uno degli esempi più belli e completi dell’architettura romanica piemontese, con il suo chiostro ancora intatto. Da qui si diramano 28 chiese, immerse in un paesaggio collinare che cambia volto con le stagioni.

Ogni chiesa è una tappa preziosa, spesso poco conosciuta ma di grande valore storico e artistico. Il progetto non si limita a suggerire mete da raggiungere in auto — anche se resta il modo più comodo per spostarsi — ma propone un’esperienza più autentica e lenta, grazie ai 17 sentieri ad anello che collegano le chiese. Camminare lungo questi sentieri significa attraversare boschi curati e prati aperti, con lo sguardo che si perde sulle Alpi in lontananza. I percorsi sono brevi o di media lunghezza, pensati per offrire a tutti un’occasione di scoperta e riflessione.

Per chi vuole prendersela con calma, il Cammino del Romanico si estende per circa 190 chilometri, diviso in sette tappe. Questo itinerario attraversa tutta la rete, incrociando altri percorsi storici e religiosi famosi, come il Cammino di Don Bosco o il tragitto Superga-Vezzolano-Crea. L’itinerario completo promette un’esperienza culturale intensa. Ai pellegrini e ai turisti viene offerta una Carta dove raccogliere i timbri di ogni chiesa visitata, disponibile durante le aperture con la presenza dei volontari locali: un modo per lasciare una traccia tangibile del proprio viaggio.

A impreziosire il tutto, ci sono i sapori del territorio. I vini del Monferrato, i prodotti tipici e i piatti tradizionali accompagnano ogni tappa, trasformando il viaggio in un’esperienza anche gastronomica, autentica e coinvolgente.

Riapertura e visite: date, orari e novità tecnologiche per un turismo in crescita

La nuova stagione della Rete Romanica di Collina partirà domenica 12 aprile 2026, con la riapertura ufficiale al pubblico. A garantire l’accoglienza saranno i volontari dei Comuni coinvolti. Il calendario prevede aperture fisse: ogni prima domenica del mese, fino a ottobre, le chiese saranno visitabili la mattina e il pomeriggio . Alcuni siti offriranno anche aperture extra, per dare più possibilità di visita.

Tre chiese — nei Comuni di Cavagnolo, Marentino e Montiglio Monferrato — sperimentano un modo nuovo di accogliere i visitatori grazie all’app “Chiese Aperte”. Questa applicazione si inserisce in un progetto di turismo che vuole unire tradizione e innovazione, offrendo informazioni aggiornate, mappe interattive e orari in tempo reale.

L’ingresso nelle chiese è gratuito, con l’obiettivo di rendere l’esperienza accessibile a tutti. L’unica eccezione riguarda la chiesa di San Pietro a Brusasco, chiusa temporaneamente per lavori di restauro, con riapertura da definire.

Arrivare alla Rete Romanica è semplice da Torino: in meno di un’ora si passa dalla città a un ambiente rurale ricco di identità. Per spostarsi tra i Comuni — da Albugnano a Cocconato, da Cortazzone a Castelnuovo Don Bosco — l’auto resta il mezzo più pratico. Chi invece preferisce camminare può scegliere tra i sentieri segnalati, perfetti per un trekking che unisce natura, storia e contemplazione.

Il progetto e la rete di servizi puntano a valorizzare un patrimonio spesso ignorato, offrendo a chiunque la possibilità di scoprire il romanico piemontese con occhi nuovi, curiosità e rispetto.

Redazione

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