Correva l’anno 2005 quando, in un locale piccolo e anonimo, Alberto Artesani e Frederik De Wachter hanno dato vita a qualcosa di molto più grande di un semplice studio di design. Un tavolo di casa, usato come scrivania, due menti affilate e un nome asciutto — DWA, le iniziali dei loro cognomi — hanno segnato l’inizio di un viaggio lungo vent’anni. Oggi, a distanza di due decenni, quel progetto si racconta attraverso un libro che coinvolge amici e collaboratori, svelando la sorprendente versatilità nascosta dietro un acronimo che, da semplice, è diventato carico di significati.
All’inizio DWA era solo l’abbreviazione pratica dei cognomi dei due fondatori, senza particolari emozioni o racconti dietro. Ma per festeggiare i vent’anni di attività, i due hanno chiesto a venti amici del mondo del design e dell’arte di dare una nuova vita a quelle tre lettere. Da “Dreaming With Architecture” a “Detail Wars Author”, passando per “Do With Art” o addirittura “Designare Waffel Allegramente”, ogni interpretazione ha messo in luce uno spirito che va ben oltre la freddezza del nome originale.
Questo gioco di parole racconta molto del loro modo di lavorare: rigore e gioco insieme. L’estetica è sempre curata, ma i loro progetti trasudano una passione quasi maniacale per i dettagli e i materiali, spesso usati in modo inedito o fuori contesto. Nel 2016, per esempio, DWA ha lavorato sul Silipol, un materiale composito fatto di granuli di marmo e granito pressati, usato anni fa nelle stazioni della metropolitana milanese da Franco Albini e Franca Helg. Così, tradizione e innovazione si intrecciano in ogni loro intervento.
Uno dei tratti distintivi dei progetti DWA è la cura quasi ossessiva del dettaglio, a volte più importante della visione d’insieme. Lo si vede nelle scelte dei materiali, nell’impatto visivo e nei riferimenti culturali che spaziano dalla pittura classica alle fotografie industriali di Bernd e Hilla Becher. Le torri di legno realizzate nel 2023 per un allestimento dedicato ai profumi Les Eaux Primordiales durante il Fuorisalone di Milano sono un esempio chiaro: lineari, geometriche, rafforzano quel dialogo tra arte e design che muove il loro lavoro.
Il loro studio si trova in un’ex fabbrica di cioccolato a Nolo, a Milano, uno spazio inondato di luce naturale che riflette quell’amore per la materia che si ritrova in ogni loro progetto. Il libro che hanno realizzato per celebrare questo traguardo è a sua volta un piccolo gioiello tattile e visivo: cento copie numerate, ciascuna con un’etichetta scritta a mano e titoli diversi, proprio come le mille sfaccettature di DWA. Le immagini puntano sui dettagli, gli scorci, i particolari, invitando a una lettura lenta e attenta; una metafora perfetta del loro modo di lavorare.
Il libro è anche un dialogo tra i due fondatori. Ogni acronimo viene commentato su pagine affiancate: Frederik si affida soprattutto alla parola, Alberto preferisce l’immagine, il disegno, un racconto visivo che corre parallelo. Nessuno dei due sa in anticipo cosa scriverà o disegnerà l’altro. Questo gioco di sguardi paralleli, a volte divergenti, riflette la natura stessa dello studio, costruito su due approcci diversi ma che si completano.
La differenza emerge anche nelle fonti di ispirazione. Frederik pesca volentieri da cataloghi d’arte e mostre, per cogliere lo spirito di artisti che spesso anticipano il futuro culturale. Alberto invece mescola suggestioni più eterogenee, anche lontane dai canoni tradizionali. Insieme, l’arte in tutte le sue forme è il motore che spinge due designer che evitano gli stereotipi per cercare un confronto aperto e dinamico.
Nel 2005, la nascita di DWA nasce dall’incontro di due percorsi diversi che si incrociano. Frederik lavorava in uno studio milanese, Alberto si occupava di negozi, e insieme hanno iniziato a collaborare su progetti paralleli, fuori dai loro lavori principali. Hanno cominciato con allestimenti di vetrine e spazi per brand di moda, per poi allargare il campo a interni più stabili e collaborazioni con il mondo del design.
Il loro percorso si è fatto via via più complesso e vario: progettano set per presentazioni stampa, spazi temporanei, poi ambienti pensati per durare, senza mai perdere la loro identità basata sull’attenzione ai materiali e ai dettagli, usati come segni distintivi e non semplici decorazioni.
Parallelamente agli interni e agli allestimenti, DWA ha sviluppato una produzione di oggetti e piccoli manufatti che si distinguono per sperimentazioni materiche particolari. La serie di vasi “Hacker” del 2019, realizzata con Manuel Coltri, è un esempio: recupero di scarti, assemblaggio complesso di marmi diversi, un lavoro artigianale che dà valore a quello che di solito si butta via.
Nel 2023, la collaborazione con Pedrali per la collezione “Unico” ha portato avanti un design circolare tutto italiano, basato su scarti di sedie in plastica, trasformati in superfici che richiamano la pietra o l’argilla. Ogni pezzo è unico, frutto di un’idea che trasforma processi industriali in un dialogo con la sostenibilità e la valorizzazione della materia, con un occhio di riguardo all’impatto ambientale.
Nel percorso di DWA si legge un filo rosso: materiale e lavoro artigiano. I fondatori puntano a recuperare e valorizzare materiali apparentemente “poveri”, facendoli emergere come oggetti di valore grazie a un lavoro sapiente e a scelte estetiche precise. La trasformazione dà dignità a ciò che normalmente sarebbe considerato poco importante.
La plastica di scarto, una coperta termica o un telo argentato usato per allestimenti o per proteggere serre diventano così testimonianze di un modo di progettare che rispetta il ciclo produttivo e lavora per dare nuova vita e senso, inaspettato, a questi materiali.
Per il futuro, DWA non esclude di esplorare nuovi territori. Frederik è attratto da progetti insoliti come discoteche o negozi diversi da quelli già realizzati. Alberto invece guarda con interesse a micro-spazi abitativi, come van o case prefabbricate, con l’idea di creare moduli espandibili e configurabili secondo le esigenze.
L’approccio all’architettura minimale e modulare si lega alle loro passioni giovanili e apre la strada a sperimentazioni che chiedono vincoli precisi, spesso la spinta migliore per idee originali e funzionali. L’esperienza accumulata in vent’anni di lavoro e collaborazioni dà allo studio una base solida per affrontare queste nuove sfide, mantenendo sempre la cura dei dettagli e della materia.
DWA Design Studio, dalla sua sede a Milano, continua così un percorso fatto di rigore, artigianalità e innovazione, affermandosi come una realtà che guarda non solo alla forma, ma anche alla sostanza dei materiali e alla loro storia.
Per anni, il Duomo di Milano è rimasto nascosto dietro una fitta rete di ponteggi,…
Sotto le acque cristalline del Monte Argentario, un museo prende forma senza pareti né tetti.…
Nel 2024, viaggiare da soli è diventato la normalità, non più un’eccezione. Sempre più persone…
Un anno dopo l’altro ha subito catturato l’attenzione degli appassionati di storie adolescenziali, grazie a…
Il 1° novembre è dietro l’angolo, e con esso torna l’evento che ogni anno catalizza…
Claudia Gerini torna sul grande schermo, e già si parla di un’esplosione di talento partenopeo…