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Il Duomo di Milano senza ponteggi: il profilo iconico torna finalmente visibile dopo anni

Per anni, il Duomo di Milano è rimasto nascosto dietro una fitta rete di ponteggi, come un gigante addormentato avvolto in bende. Oggi, quella copertura è sparita. Finalmente, la cattedrale si mostra in tutta la sua maestosità, libera da ostacoli che per troppo tempo ne hanno nascosto la bellezza. I milanesi, abituati a scorgerne solo frammenti tra le impalcature, ora possono ammirare la sommità lucida e integra, un’immagine che sembrava perduta nel tempo. Un risultato che arriva dopo decenni di restauri incessanti, un lavoro paziente e costante, portato avanti dalla Veneranda Fabbrica. Questo capolavoro di marmo, iniziato nel lontano 1386 e mai davvero finito, torna a mostrarsi in tutta la sua storia e fragilità. Chi passa in piazza del Duomo non può fare a meno di fermarsi, rapito da uno spettacolo che oggi è tornato a essere reale.

Un cantiere senza fine tra arte e ingegneria

Definire il Duomo un “work in progress” non è affatto un’esagerazione. Nessun altro edificio storico sembra aver mantenuto un legame così stretto con la cura continua del proprio passato. Nonostante le tappe fondamentali – come le consacrazioni del 1418 e del 1577, o l’ultimo grande intervento sulla facciata nel 1932 – la manutenzione non si è mai fermata. Con oltre 3.400 statue e 135 guglie, il Duomo richiede controlli e restauri costanti. Il marmo rosa di Candoglia, protagonista di mille storie, mostra i segni del tempo e non può essere trascurato. Così, anche se da lontano sembra immutabile, il Duomo si rinnova continuamente, soprattutto nelle sue parti più fragili.

Uno degli interventi più importanti degli ultimi anni ha riguardato la rimozione del ponteggio che copriva il tiburio, quella struttura ottagonale che circonda la cupola. Era tempo di liberare questa zona, rimasta nascosta troppo a lungo. Progettato con l’aiuto di grandi maestri del Rinascimento come Bramante e Leonardo da Vinci, il tiburio è il frutto di un lavoro collettivo che ha segnato la storia dell’architettura milanese. Vederlo ora senza ostacoli offre una nuova prospettiva sulla sagoma della cattedrale.

Restauri intensi dal XIX secolo fino all’ultimo cantiere

Il cantiere “eterno” del Duomo si è consolidato soprattutto dall’Ottocento, quando iniziarono i primi grandi restauri. Questi sono diventati più frequenti nella seconda metà del Novecento. Chi ha visitato Milano negli anni Sessanta e Settanta ricorda bene i teli e le coperture che nascondevano la facciata e la guglia maggiore, simbolo della città. Dietro quelle schermature si svolgevano lavori complessi, invisibili per la maggior parte delle persone.

All’interno, sono stati restaurati i piloni del tiburio, fondamentali per la stabilità della struttura. Poi gli interventi si sono spostati all’abside, per tornare infine sulla facciata e sulla guglia maggiore. Dal 2008, la sommità del Duomo è stata di nuovo avvolta da impalcature. Nel 2017 la parte alta della cupola, quella con la celebre Madonnina del 1774, era già libera. Ma l’ultima fase dei lavori è andata avanti a lungo, richiedendo un impegno costante fino a oggi.

Ventuno chilometri di tubi d’acciaio per una manutenzione da 20 milioni

L’ultimo passo ha riguardato la rimozione di una complessa rete di tubi d’acciaio, progettata per sostenere il consolidamento strutturale. Otto chilometri di tubature, pensate per garantire la sicurezza durante i lavori, occupano ancora gli spazi interni della cattedrale, ma saranno tolte entro l’anno.

Il costo complessivo della manutenzione si aggira intorno ai 20 milioni di euro, una cifra che racconta l’impegno e la difficoltà di un progetto che non si limita a conservare un monumento, ma vuole custodire un pezzo unico del patrimonio italiano. La cura del marmo, la protezione delle statue e delle guglie, insieme agli interventi sulle strutture portanti, mostrano quanto sia delicato e sofisticato il lavoro su questa icona di Milano.

Il Duomo torna a respirare, almeno agli occhi di chi lo guarda. Ma dietro questa immagine c’è una continua fatica, un lavoro senza sosta che unisce arte, storia e tecnologie moderne.

Redazione

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