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Goldroom al Ravenna Festival: la prima nazionale dell’installazione coreografica del gruppo nanou

Tra le antiche pietre del Mercato Coperto di Ravenna, il pubblico ha assistito a qualcosa di raro: la prima nazionale di Goldroom, una coreografia che sfida ogni convenzione. Dal 1° al 7 giugno, quel luogo si è trasformato in un palcoscenico vivo, dove il tempo si piega e il movimento si intreccia su più livelli, rompendo con la tradizione. Goldroom non è soltanto uno spettacolo di danza, ma un’esperienza totale, un dialogo aperto tra corpo, spazio e spettatore. Dietro questo progetto, il gruppo Nanou, guidato da Marco Valerio Amico e Rhuena Bacci, che prepara già il debutto in altre città per l’estate.

Goldroom: un gioco di tempi che si sovrappongono

Goldroom si muove su più livelli temporali che si fondono senza soluzione di continuità. C’è prima di tutto il tempo “storico” del Mercato Coperto, scelto quest’anno dal Ravenna Festival come cornice della performance. Qui la luce naturale, che sfuma dal tramonto alla notte, rimodella continuamente la scena, trasformando il passare delle ore in un elemento vivo e palpabile.

Accanto a questo, c’è il tempo dello spettatore: ogni gesto – che sia sorseggiare un drink, scambiare qualche parola o semplicemente osservare – diventa parte integrante dello spettacolo. Ogni movimento si carica di significato, influenzando la percezione e modificando il rapporto con i danzatori.

I performer abitano poi un tempo fatto di gesti che richiamano ricordi e riferimenti culturali. Ci sono echi del cinema di David Lynch e Stanley Kubrick, ma anche delle coreografie di Gene Kelly. Ogni frammento di movimento racconta storie sfuggenti, sospese tra sogno e realtà.

Infine, il tempo interiore si apre nel silenzio, fragile come un concerto di John Cage: è il momento in cui le immagini svaniscono, lasciando spazio ai suoni e ai rumori che avvolgono l’attenzione. Questo tempo intimo conferma il continuo fluire dell’opera, che nasce e si trasforma in un equilibrio di percezioni.

Lo spettatore al centro di uno spazio vivo tra video, danza e musica

Chi assiste a Goldroom non sta fermo in un punto: è invitato a muoversi liberamente nel Mercato Coperto, un ambiente sensibile e mutevole. Chi segue il video proiettato dietro Marco Valerio Amico si trova immerso in una narrazione visiva che congela e rivela momenti in tempo reale e in differita.

L’alternativa è orientarsi verso la scena coreografica, sospesa tra improvvisazione e struttura, che si espande nello spazio come un organismo in movimento. Questa “sensibilità” dello spazio è sottolineata dalle musiche originali di Bruno Dorella, che ampliano la percezione unendo periferia e centro, rompendo i confini tra dentro e fuori.

La danza, il video e la musica si intrecciano in un “orologio ritmico” dove i tempi dei sette performer – Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bacci, Andrea Dionisi, Agnese Gabrielli, Marco Maretti e Marco Valerio Amico – si combinano senza perdere la propria identità, creando un racconto unico, complesso e stratificato.

Goldroom: una sperimentazione che rompe gli schemi coreografici

Goldroom propone un montaggio temporale destrutturato, quasi meccanico, dove ogni movimento sembra un pezzo di un puzzle mai completato. Come nei testi di Emilio Isgrò, la cancellazione dei connettivi lascia un discorso frammentato e aperto a interpretazioni.

I movimenti emergono da un “fuori campo” invisibile, che richiama la tensione e il mistero della celebre stanza di Shining. Le memorie si sovrappongono e si ripetono in modo frattale, creando un flusso continuo senza confini netti tra dentro e fuori, vita e rappresentazione.

Lo spettatore si trova immerso in una dimensione lontana dalla narrazione classica: lo spettacolo diventa presenza, spesso fugace e fragile, che sfugge a una lettura lineare. La contaminazione tra scena e vita si fa melting pot postmoderno, dove improvvisazione e struttura convivono senza soluzione di continuità.

Lo spazio, concepito come soglia – astratto e concreto insieme – richiama il pensiero di artisti come Jannis Kounellis, ricordandoci che la materia dello spettacolo nasce dalla mescolanza di elementi diversi. I teli d’oro, pur senza trasformare i gesti in vero oro, funzionano come filtro che amplifica la tensione tra forma plastica e ritmo della coreografia.

Le prossime tappe di Goldroom dopo Ravenna

Dopo il debutto a Ravenna, Goldroom si prepara a nuovi appuntamenti estivi. Il 7 e 8 luglio sarà ospite del fuori programma del Teatro India a Roma, offrendo un’altra occasione per scoprire questa particolare installazione coreografica.

A settembre, il progetto arriverà all’Hangartfest di Villa Imperiale a Pesaro, il 12 e 13. Questi appuntamenti confermano la volontà del gruppo Nanou di portare l’opera in diverse realtà urbane, mantenendo un dialogo vivo con il contesto e adattandosi alle caratteristiche di ogni spazio.

Goldroom prosegue così la sua ricerca sui tempi e gli spazi del gesto, coinvolgendo il pubblico in un gioco di percezioni che si rinnova a ogni rappresentazione.

Redazione

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