Non sono solo borghi da cartolina. Antonio De Rossi, architetto e studioso, rompe lo schema con cui di solito si guarda alle aree interne italiane. Per lui, quei luoghi non sono musei da ammirare a distanza, ma territori da rigenerare, abitare e far vivere di nuovo. La sua sfida? Il neopopolamento, un’idea che va oltre il semplice ritorno alle origini. Nel suo lavoro, che negli ultimi anni ha attirato attenzione e acceso il dibattito, si intrecciano le questioni demografiche con quelle ambientali, senza lasciarsi ingannare da facili illusioni. A parlare con De Rossi emerge la complessità di un tema che chiede coraggio e concretezza, ma anche la determinazione di comunità pronte a costruire un futuro diverso, partendo dal basso.
Ripartire dai margini: l’Italia che si rianima dalle sue aree interne
De Rossi insiste da tempo su un punto chiaro: per guardare davvero all’Italia bisogna partire dalle sue “periferie”. Sono proprio i territori montani, isolati o interni a giocare un ruolo decisivo nelle sfide che ci aspettano. Negli ultimi anni questa idea sta prendendo piede nel dibattito pubblico, anche se non mancano resistenze. Da una parte si moltiplicano progetti che cercano di far rivivere questi luoghi in modo sostenibile e innovativo; dall’altra restano radicate vecchie strategie, spesso legate al turismo e alle attività estrattive.
I dati UNCEM raccontano una realtà interessante: tra il 2019 e il 2024 i comuni montani hanno accolto più di 130mila nuovi residenti. Tra questi spiccano esempi come Ostana in Piemonte, Gagliano Aterno in Abruzzo e Castel del Giudice in Molise, diventati simboli concreti di una rinascita possibile. Qui, con processi partecipati e idee innovative, si sta costruendo un modello abitativo che rompe con gli stereotipi di sempre.
Ma la strada resta in salita. La narrazione dominante continua a oscillare tra visioni idealizzate e una realtà fatta di servizi scarsi e difficoltà quotidiane. Serve quindi uno sguardo che non riduca questi luoghi a semplici cartoline, ma li veda come laboratori vivi di innovazione sociale. La domanda che resta è: quanto di tutto questo si traduce davvero in politiche pubbliche efficaci e durature?
PNRR e politiche pubbliche: tra opportunità e limiti concreti
Le risorse del PNRR sono una grande chance per le aree marginali italiane. Ma, sottolinea De Rossi, i risultati finora sono a due facce. Nel “Bando Borghi” del Ministero della Cultura si vedono sia successi reali sia iniziative che si limitano a rafforzare un turismo di tipo tradizionale. In qualche caso si valorizza il patrimonio culturale senza però tenere conto delle esigenze quotidiane di chi vive quei luoghi.
Il nodo principale è spesso la difficoltà degli enti pubblici nel portare avanti progetti complessi in tempi brevi, un problema aggravato da anni di tagli e indebolimento della macchina amministrativa. Questo rischio rischia di vanificare investimenti importanti, dimostrando che la vera sfida è rafforzare le competenze tecniche e gestionali sul territorio. Senza questo, anche i fondi più consistenti rischiano di produrre risultati parziali o deludenti.
Nel frattempo, molte strategie puntano ancora quasi esclusivamente sul turismo come volano della rinascita, trascurando politiche integrate che favoriscano la vita stabile e l’insediamento delle persone. Per De Rossi questa “monocultura” è una vera e propria trappola per le aree interne.
Oltre il turismo: servono comunità forti e diversificate
Negli ultimi trent’anni, rigenerare le aree interne ha significato spesso puntare quasi solo sul turismo. Per De Rossi, questo ha trasformato molti territori in scenari da weekend, più che in luoghi vivi e abitati. L’ossessione per un turismo “caramellizzato”, fatto di ristoranti e facciate curate, ha cancellato la complessità sociale ed economica di tante comunità.
Questa monocultura rischia di allontanare abitanti e servizi essenziali. Un turismo davvero sostenibile deve poggiare su comunità solide e attività varie: agricoltura, cultura innovativa, energie rinnovabili. Le comunità energetiche nate dal basso sono un esempio chiaro di come si possano creare infrastrutture utili a tutta la collettività.
Solo se un territorio mantiene una comunità attiva e proiettata al futuro, potrà valorizzare davvero la propria identità. Non basta conservare la tradizione come una vetrina o un marchio turistico: serve rinnovamento continuo, riappropriazione e sperimentazione. È così che si costruisce il futuro delle aree interne.
Dal basso, esempi concreti di rinascita sociale e culturale
Tra le aree interne non mancano casi in cui l’abitabilità si traduce in innovazione concreta. Ostana, piccolo paese piemontese quasi spopolato agli inizi degli anni 2000, oggi conta più di cinquanta abitanti, molti giovani e un alto livello di istruzione. Come ci sono riusciti? Con un progetto dal basso che ha puntato su welfare, attività economiche diverse, spazi culturali e abitazioni per chi arriva.
Il successo di Ostana si basa anche su alleanze con università e realtà urbane, dimostrando che collaborare tra città e montagna è fondamentale. Nel centro Italia, Gagliano Aterno in Abruzzo sta seguendo una strada simile, grazie alla scuola NEO e alle comunità energetiche nate dagli stessi abitanti. Questi progetti mostrano come gli Appennini possano diventare veri laboratori di sperimentazione sociale e ambientale.
Anche Castel del Giudice in Molise si distingue per un mix riuscito di cultura, abitabilità e innovazione. Il progetto vincitore del Bando Borghi ha trasformato il paese, dando priorità alla residenza rispetto al turismo. Oggi il centro ospita servizi comunitari, produzioni culturali e housing sociale, in un programma che unisce tradizione e modernità.
Cultura e arte: il motore vero della rinascita dei borghi
L’arte e la cultura sono al centro dello sviluppo delle aree interne, ma non solo come attrazione turistica o memoria da conservare. Devono essere un processo creativo, capace di rigenerare spazi e relazioni sociali. La sfida è far nascere una cultura contemporanea che dialoghi con il territorio e la sua gente, creando nuove identità e forme di partecipazione.
Un esempio di rilievo è il Farm Cultural Park in Sicilia, noto per il suo modo innovativo di trasformare un borgo con interventi artistici e sociali. In Molise, Castel del Giudice sta seguendo una strada simile, inserendo la cultura in un progetto che punta a migliorare la vita degli abitanti e a diversificare l’economia locale.
Per De Rossi, le aree interne non possono rimanere musei a cielo aperto né diventare solo meta turistica. Devono invece ripensare il concetto stesso di comunità, trovando nella cultura contemporanea un’energia fondamentale per rinascere e innovare. La cultura diventa così il vero motore di un cambiamento sociale ed economico, indispensabile per un futuro sostenibile.
