Il tempo non si ferma mai, dice Pierluigi Scandiuzzi, mentre osserva un calendario appeso al muro, le pagine segnate da giorni trascorsi e altri ancora da vivere. Nato a Padova nel 1993, questo artista non si limita a dipingere il mondo attorno a sé: lo attraversa, lo tocca, lo fa risuonare dentro come una melodia familiare. I suoi quadri nascono da oggetti di uso quotidiano — citofoni, orologi, calendari — che trasformano la materia della vita comune in qualcosa di più profondo, senza mai tradirne la funzione originale. È un dialogo intimo con il tempo che scorre e con gli spazi che abitiamo, un approccio diretto e quasi affettuoso che si riflette in ogni pennellata.
Venezia, tra rigore e libertà: la scuola che non imbriglia
Scandiuzzi ha affinato la sua tecnica all’Atelier F di Carlo Di Raco, dentro l’Accademia di Belle Arti di Venezia, un luogo noto per lanciare giovani artisti senza incasellarli in mode o stili precostituiti. Qui si costruisce l’arte su basi tecniche solide, ma senza dogmi. Da questa esperienza Scandiuzzi ha tratto una libertà rara: usa l’acrilico industriale con la stessa naturalezza con cui altri scelgono l’olio, ignorando gerarchie tra materiali e senza guardare al passato con nostalgia. Così il suo lavoro resta sempre fresco, attuale, e fedele a un linguaggio visivo personale e complesso.
Venezia, con il suo mix continuo di tradizione e innovazione, è stata per lui un terreno fertile dove sperimentare e crescere senza cedere a cliché o mode passeggere. Le sue opere mostrano tecnica matura e una forte personalità, capaci di tenere insieme rigore e libertà espressiva. Nel tempo, questa formazione si è tradotta in una pratica quotidiana intensa, evidente soprattutto nel lavoro seriale sui calendari e nelle altre sue serie.
Calendari: il tempo raccontato come un diario
Da fine 2022, Scandiuzzi porta avanti un progetto che unisce rigore formale ed emozione: dipingere un calendario ogni mese, sempre della stessa dimensione. Ma i suoi calendari non sono semplici agende. Sono mappe complesse di giorni attraversati da visioni rubate per strada, ricordi, dettagli colti in momenti di distrazione. Ogni casella, ogni numero diventa il supporto per un ricordo, un appuntamento, un nome di amici o eventi. Così nasce un diario pittorico che va oltre la semplice scansione del tempo, trasformandosi in uno spazio di memoria e intimità.
Questi quadri sfidano la funzione tradizionale del calendario, facendone un luogo da esplorare con lo sguardo. Ogni opera sta in piedi da sola, ma è anche parte di una lunga catena che racconta anno dopo anno la vita e gli stati d’animo dell’artista. Il risultato è una narrazione visiva che mescola realtà e immaginazione, pubblico e privato, fissando in dettaglio ciò che sfugge nella frenesia quotidiana.
Il lavoro di Scandiuzzi non è solo pittura descrittiva: è un modo per resistere alla velocità della vita moderna, una sfida a fermare il tempo e sentirne tutta la complessità invisibile.
Citofoni: il banale che diventa spazio di comunità
Negli ultimi anni, Scandiuzzi ha concentrato la sua attenzione su un altro oggetto della vita urbana: il citofono. Riprende forma e funzione, trasformandolo in un quadro che richiama l’attenzione su una realtà che spesso ignoriamo. Attraverso pennellate e colori, il citofono diventa un soggetto che apre a riflessioni sulla dimensione sociale e affettiva degli spazi che abitiamo.
La mostra Riunione di Condominio, curata da Quadro Zero e ospitata da Ma Project, è stata una tappa importante per questa serie. Qui Pierluigi ha presentato un’opera retroilluminata che riproduce una targa luminosa montata su un portone: un omaggio allo spazio del condominio, simbolo di convivenza e quotidianità. A rendere speciale il lavoro, la scelta di inserire nomi reali raccolti tramite un annuncio. Questi nomi appartengono a un gruppo variegato: artisti, collaboratori, amici e sconosciuti, creando un “condominio immaginario” che allarga l’idea di abitare insieme lo spazio e la vita.
Questo progetto, ricco di umanità e generosità, conferma la capacità di Scandiuzzi di costruire legami sociali attraverso la pittura. Il rapporto tra arte individuale e relazione collettiva diventa così strettissimo, in un gioco di inclusione che esclude qualsiasi esclusività.
The Museum: un museo dipinto, fatto di voci e colori
Nel 2025, durante il Summer Painting Workshop di Marghera promosso dall’Accademia di Venezia, Scandiuzzi ha realizzato un progetto ambizioso: due tele giganti, di 3×4 metri ciascuna, che rappresentano un museo immaginario. Non un edificio vero, ma la sua idea pittorica di uno spazio espositivo con pareti bianche, opere a diverse altezze e ambienti condivisi. Poi è successo qualcosa di importante: l’artista ha invitato ventisette persone – amici, colleghi, ex studenti e docenti – a dipingere dentro questa architettura su tela.
Il risultato è una trama visiva fitta, dove stili e tecniche diverse convivono, trasformando l’opera collettiva in un organismo vivo. Scandiuzzi vede il museo come un progetto comunitario, lontano dall’idea di un singolo autore, una molteplicità di voci che insieme danno senso allo spazio. Più che un’opera da vendere, questo “museo dipinto” è una scena dove l’arte diventa pratica condivisa.
The Museum rompe con la tradizionale organizzazione del sistema espositivo, proprio per la sua natura multipla e per la resistenza a essere incasellato in un solo nome. Dietro questa scelta c’è un messaggio chiaro: l’arte è uno spazio di condivisione, dialogo e partecipazione.
Pittura, tempo e sguardo attento sul mondo
Il percorso di Pierluigi Scandiuzzi si può riassumere così: una misura pittorica del tempo e dello spazio che abitiamo. La sua non è pittura da spettatore, ma da chi partecipa, che registra e restituisce le tracce della vita. Nomi, oggetti, orari e luoghi non diventano simboli astratti ma si caricano di senso grazie a uno sguardo attento ed empatico.
Dal calendario ai citofoni, dai musei immaginari agli orologi, ogni opera è un punto di attenzione dentro il ritmo della quotidianità, un invito a guardare ciò che di solito ci sfugge. Scandiuzzi costruisce una pittura che è metodo e testimonianza, racconto personale e collettivo, capace di far sentire al pubblico la presenza viva del tempo e dello spazio.
L’intensità e la concretezza della sua arte mostrano quanto la pittura possa ancora raccontare in profondità le vite individuali e il tessuto sociale di oggi.
