Nel 1945, la Carnia si trovò calpestata da un’ombra poco raccontata: l’invasione dei Cosacchi. È lì, tra montagne imponenti e boschi fitti, che Ilaria Tuti ambienta il suo nuovo romanzo, lontano dalla detective Teresa Battaglia che l’ha resa celebre. La natura domina la scena, quasi un personaggio a sé stante, mentre uomini e donne lottano e resistono, intrecciando le loro storie a quelle di un territorio ferito ma indomito. “Ed è un poco la notte e un poco l’alba”, pubblicato da Longanesi, non è solo un libro: è un tuffo in un passato spesso dimenticato, un viaggio che fa vibrare la memoria tra sentieri e vallate.
Carnia, terra di confine tra natura e guerra
La Carnia, nel nord-ovest del Friuli-Venezia Giulia, è un angolo di mondo dove la natura domina incontrastata: montagne alte fino a 2780 metri, vallate verdi, ruscelli limpidi e piccoli borghi che raccontano secoli di storia. In questo scenario si muove Serafina, la protagonista del romanzo. Donna forte, legata a tradizioni antiche, è lei che racconta l’arrivo dei soldati cosacchi nel 1944, un evento che sconvolse profondamente la regione durante la guerra.
Al centro della storia c’è la Zona Libera della Carnia, un’area di resistenza istituita dai partigiani nell’agosto del 1944. Durò poco, ma fu intensa, espressione di un desiderio di libertà pagato a caro prezzo. Attraverso gli occhi di Serafina, il lettore vive quella parentesi fatta di speranze, paure e lotte che segnarono la popolazione locale.
Un invito a camminare nei luoghi del romanzo
Il libro di Tuti non si limita a narrare una storia, ma spinge anche a scoprire con i propri passi quei luoghi. La Valle di Verzegnis, per esempio, apre il racconto: qui si possono fare passeggiate lungo il lago artificiale o visitare le cave di marmo rosso, un legame tangibile tra natura e lavoro umano. Il monte Verzegnis regala sentieri con panorami mozzafiato, mentre nel borgo antico spicca la Pieve di San Martino, testimonianza preziosa di architettura storica.
Per chi ama l’arte, l’Art Park di Verzegnis è una tappa obbligata: un luogo dove scultura e natura si incontrano in modo armonioso. Poco lontano c’è il comune di Cavazzo Carnico e le sue frazioni, tra cui Mena, dove vive Serafina nel romanzo. Un paesaggio da cartolina, con case adagiate su pendii soleggiati e affacci sul Lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale della regione, di origine glaciale.
A pochi chilometri c’è Cesclans, con la sua Pieve risalente tra il XIII e il XVIII secolo, che si affaccia proprio sul lago, esaltandone il fascino naturale. Questi luoghi, descritti con cura nel libro, sembrano prendere vita davanti agli occhi del lettore, offrendo un’esperienza che va oltre la pagina scritta.
Gemona e il santuario di Trava, tra fede e tradizione
Non manca Gemona del Friuli, città natale di Ilaria Tuti, che entra nel racconto con i suoi simboli più noti: il duomo, la torre campanaria e il castello. Non sono solo sfondi, ma pezzi vivi della storia e della cultura locale, inseriti con attenzione nella trama.
Un altro punto chiave è il santuario della Madonna di Trava, nella frazione di Lauco. La chiesa, costruita nel 1659, è importante nel romanzo per un rituale antico: la nonna di Serafina cerca di restituire l’ultimo respiro ai neonati morti prima del battesimo, per liberarli dal Limbo, secondo una credenza radicata nella tradizione carnica.
Il sentiero che porta al santuario regala viste spettacolari e mette in contatto diretto con una natura ancora intatta. Gestito da volontari, il santuario si visita su prenotazione, segno di quanto sia curato e rispettato. Qui natura, fede e folklore si intrecciano, offrendo una chiave di lettura profonda per capire il romanzo.
Con questo libro, Ilaria Tuti mette insieme storia e natura, memoria e paesaggio. Non solo fa rivivere un passato lontano, ma invita a percorrere strade e sentieri di una terra che conserva intatto il suo fascino, suggerendo un viaggio vero dentro una storia intensa e autentica.
