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Milano, mostra di Riccardo Scibetta ridà vita alle cartoline d’epoca ritrovate nei mercatini

A Milano, un gesto antico riprende vita tra le pieghe del tempo: stringersi la mano. Oggi, in un mondo dominato dallo schermo e dai messaggi digitali, quella stretta sembra un ricordo sbiadito. Riccardo Scibetta però non si arrende all’oblio. Con “Due”, la sua mostra alla Alessia Paladini Gallery, trasforma vecchie cartoline d’epoca in storie visive di fiducia e vicinanza. Cartoline restaurate, ricolorate, che raccontano il linguaggio delle mani come fossero lettere aperte sul passato. Non è solo fotografia, ma un gesto di cura, un recupero di energia sospesa fra due dita che si sfiorano, un invito a riscoprire il contatto umano.

“Due”: un viaggio tra immagini d’epoca per ritrovare il contatto perduto

Tutto nasce da una scoperta casuale: in un album di famiglia, Scibetta trova una foto in bianco e nero in cui due mani si intrecciano. Quel dettaglio, insieme alla posa dei soggetti, dà il via a una ricerca che si trasforma in un progetto ampio e appassionato. Per mesi, il fotografo ha setacciato mercatini, librerie antiquarie e negozi specializzati, raccogliendo cartoline, dagherrotipi e diapositive in cui il contatto fra mani, pelle o stoffa è il protagonista. Da queste immagini sceglie storie di coppie, amici, fratelli, anziani, sposini, bambini e persino animali, tutte accomunate da quel gesto che parla di vicinanza.

Ma il lavoro di Scibetta va oltre la semplice raccolta: ogni immagine viene restaurata e ricolorata con cura per far emergere i dettagli più minuti e restituire alle mani quel valore simbolico che hanno sempre avuto. Il tocco diventa un linguaggio universale, capace di attraversare generazioni e epoche. Con delicatezza, l’artista costruisce un mosaico di sensazioni e sguardi che ruotano attorno a quell’unione di dita, mostrando come il contatto fisico resti un segno di umanità e protezione, fragile oggi ma mai scomparso del tutto.

La forza tattile delle immagini e l’importanza del toccarsi

Guardare le fotografie di “Due” non basta: bisogna quasi sentirle sulla pelle. Lo sguardo scivola sulle mani con una leggerezza che richiama quella carezza invisibile tra i soggetti ritratti. Questa dimensione sensoriale è uno dei tratti distintivi del lavoro di Scibetta, architetto e designer di formazione, approdato alla fotografia agli inizi degli anni Duemila con un approccio libero e narrativo, lontano dalle convenzioni.

Dietro ogni immagine c’è una storia, un’emozione che si fa palpabile e parla direttamente all’osservatore. Le sue fotografie non sono solo un ricordo nostalgico, ma una riflessione sulla fragilità delle relazioni di oggi e sull’urgenza di una vicinanza autentica. Anche l’allestimento della mostra rispecchia questa cura: le cornici, scelte con attenzione, esaltano il dialogo tra passato e presente, facendo emergere la delicatezza di quel gesto antico e quotidiano che è prendersi per mano. In un mondo sempre più digitale e incerto, questa unione diventa un piccolo rifugio di fiducia e calore.

Chi è Riccardo Scibetta: dall’architettura alla fotografia con uno sguardo multidisciplinare

Palermitano, classe 1971, Scibetta si laurea in architettura nel 1999 e attraversa diversi ambiti creativi: dall’arredamento d’interni alle installazioni, dalla grafica alla pittura. Dal 2000 si dedica con passione alla fotografia, collaborando con riviste specializzate e partecipando a concorsi importanti. Nel 2001 vince il festival fotografico di Savignano sul Rubicone, una tappa decisiva per la sua carriera.

Tra il 2003 e il 2005 entra nell’agenzia Grazia Neri e realizza progetti significativi come “Sicilia ritrovata”, che gli vale una menzione speciale al concorso FNAC per talenti emergenti. Nel 2005 conquista il primo premio al concorso Yann Geffroy con “Ouragan”, confermando la sua capacità di unire racconto visivo e suggestioni ambientali. Nel 2011 fonda MYOP – Make Your Own Path, un progetto di ricerca che miscela design, artigianato e arte contemporanea in Sicilia, che guida per dieci anni, mettendo in dialogo realtà locali con eventi internazionali come il Salone del Mobile e 1stDibs.

La sua formazione eclettica si riflette nel suo modo di fare fotografia: non solo uno scatto, ma un racconto da progettare, attento a forme, spazi e materiali, sempre in equilibrio tra passato e presente.

Dove e quando vedere “Due” a Milano

La mostra “Due” è aperta alla Alessia Paladini Gallery, in via Pietro Maroncelli 11, fino al 24 luglio 2024. Uno spazio raccolto e intimo dove il pubblico può immergersi nel mondo di Scibetta, soffermandosi sulle immagini cariche di atmosfera e percependo la memoria che si sprigiona dal semplice gesto delle mani.

Curata nei minimi dettagli, l’esposizione mette in risalto non solo le fotografie restaurate, ma anche l’allestimento, con cornici scelte per sottolineare la delicatezza e l’importanza delle immagini. Il risultato è un’esperienza che va oltre la semplice visione: invita a riscoprire un gesto primordiale, spesso dato per scontato, che diventa simbolo di legame e solidarietà umana.

In un panorama culturale milanese ricco e variegato, questa mostra si impone come un’occasione per riflettere su arte, memoria e società, ricordandoci la forza discreta e preziosa del contatto umano, ancora oggi portatore di senso e calore.

Redazione

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