Dal 2 al 12 settembre 2026, Venezia si prepara ad accogliere la 41esima Settimana Internazionale della Critica. Un appuntamento che, da oltre quarant’anni, rappresenta molto più di una semplice vetrina per film d’esordio: è un laboratorio vivo, dove il cinema si mette in gioco, si trasforma e osa. Organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani all’interno della prestigiosa Mostra della Biennale, questa rassegna ha il fiuto per anticipare tendenze e scovare registi pronti a lasciare un’impronta globale. Quest’anno i titoli in programma sembrano parlare di un cinema in fermento, pronto a sfidare i cliché e a farsi portavoce delle questioni più urgenti del nostro tempo.
I sette film in gara, tutti anteprime mondiali, affrontano temi ricorrenti ma con un taglio originale e linguaggi freschi. Parliamo di controllo sociale, crisi ambientali, identità in bilico e precarietà economica, ma mai con toni da documentario o denuncia diretta. I registi preferiscono un approccio poetico, quasi sperimentale, usando il cinema per reinventare la realtà. Tra corpo, memoria e desiderio, queste opere aprono nuovi spazi di interpretazione, offrendo punti di vista lontani dai soliti schemi.
La selezione ha un respiro globale, con film provenienti da quattro continenti. Qui il regista non è solo chi racconta, ma chi sperimenta nuove forme estetiche. Le tensioni sociali e culturali di oggi si fanno più complesse e sfaccettate, senza però perdere di vista l’emozione e la sensibilità del racconto.
Tra le pellicole più attese c’è The End of Times, firmato dalla coppia colombiana Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas. Un film-saggio che mescola immagini d’archivio e tecniche di intelligenza artificiale per riflettere sulle eredità del colonialismo, creando un dialogo tra passato e futuro attraverso un linguaggio visivo nuovo. Su un altro versante c’è The H@llow Man del tunisino Kamel Laaridhi, una distopia in cui tecnologia e controllo delle emozioni mettono in discussione cosa significa essere umani.
Il tema delle identità si fa sentire anche nel brasiliano London, debutto di Victor Di Marco e Márcio Picoli, che intreccia desiderio, corpo e autodeterminazione in un racconto queer intimo ma con forti risvolti sociali. Dall’Italia arriva Prima della guerra di Tommaso Usberti, ambientato nella pianura padana, che affronta la mascolinità di oggi con uno sguardo realistico e riflessivo. Chiude il quadro globale Zoom In, Zoom Out del cinese Dong Jie, che usa il mistery e il linguaggio dei videogiochi online per raccontare l’alienazione della Generazione Z in un mondo sempre più digitale.
Oltre ai lungometraggi in concorso, la Settimana della Critica 2026 propone due eventi speciali fuori gara, che aprono e chiudono la rassegna con film capaci di raccontare le dinamiche sociali attuali. Si parte con Il grande Giaffa, esordio di Marco Santi con Edoardo Pesce e Carlotta Gamba; si chiude con Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello , che, tra musical e rap, dà voce al mondo del lavoro precario e alle nuove culture urbane.
Torna anche SIC@SIC – Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica, dedicato al cortometraggio italiano emergente, nato in collaborazione con Cinecittà. Un’occasione per scoprire nuovi talenti e forme brevi che spesso sono terreno fertile per sperimentazioni stilistiche e tematiche.
L’edizione 2026 segna il ritorno della Casa della Critica, rinnovata nel look e nello spirito. Un luogo dove autori, critici e operatori si incontrano per confrontarsi, confermando che questa rassegna non è solo una vetrina, ma un centro vivo di dibattito sul cinema contemporaneo e le sue trasformazioni. Qui si costruisce un pensiero critico aggiornato, che segue da vicino l’evoluzione della settima arte.
Un segnale chiaro di cambiamento è la crescente presenza di registe: ad aprire la rassegna è Les Métamorphoses, au féminin di Maria Giménez Cavallo, mentre a chiudere è il cortometraggio Un breve incontro di Liryc Dela Cruz. Un segno evidente di come parità e innovazione siano ormai parte integrante del progetto.
La Settimana Internazionale della Critica si conferma così anche nel 2026 come luogo di scoperta e riconoscimento di chi sta riscrivendo le regole di un cinema in continua trasformazione. Un cinema che resta uno specchio capace di riflettere la realtà sociale ma anche le idee più audaci e creative.
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