Un dettaglio spesso trascurato nell’arte di Ellsworth Kelly prende finalmente forma alla Fondation Maeght: l’acqua. La mostra estiva, inaugurata con grande attenzione, illumina un legame profondo tra l’artista e la famiglia Maeght, da decenni suoi fedeli sostenitori. Dietro la cura di Éric de Chassey, profondo conoscitore di Kelly, si apre un percorso che intreccia forme nette, colori vibranti e la fluidità dell’elemento liquido. Niente spiegazioni prolisse, solo testi essenziali che invitano a scoprire, più che a spiegare.
Un omaggio alla lunga amicizia tra Kelly e i Maeght
Ellsworth Kelly, nato a Newburgh nel 1923 e scomparso a Spencertown nel 2015, ha avuto un rapporto intenso e duraturo con la famiglia Maeght, storici mecenati dell’arte moderna. La Fondation Maeght, a Saint-Paul-de-Vence in Francia, ha scelto di mettere sotto i riflettori un elemento ricorrente nel suo lavoro: l’acqua. Al centro dell’esposizione c’è il modo in cui Kelly ha interpretato questo tema, senza mai fermarsi a una semplice immagine decorativa.
Il curatore Éric de Chassey ha messo a frutto la sua profonda conoscenza dell’artista, lavorando a stretto contatto con Jack Shear, direttore dello studio Kelly e compagno di vita di quest’ultimo. La mostra respira un’atmosfera misurata e rispettosa, che lascia ampio spazio alla libera interpretazione del pubblico. Non ci sono didascalie appiccicate alle opere, ma brevi testi di sala studiati per offrire spunti precisi senza soffocare l’esperienza diretta.
L’acqua come linguaggio visivo e metodo creativo
L’acqua attraversa tutta la carriera di Kelly, ma mai era stata affrontata come tema centrale e sistematico. Tra i pezzi esposti spiccano i disegni degli anni Quaranta, come Sluice Gates del 1947, e quelli realizzati durante il soggiorno parigino dal 1949 al 1951, tappe fondamentali per la sua crescita artistica.
Questi schizzi mostrano che l’acqua non è mai riprodotta in modo naturalistico: è più una superficie riflettente, un gioco di luci e forme che si trasforma in linee, segni grafici, figure geometriche. Kelly abbandona la descrizione paesaggistica e sceglie una visione astratta, dove l’elemento liquido diventa un pretesto per indagare geometrie e strutture visive essenziali.
Un esempio che colpisce è il collage Study for Moby Dick del 1951, creato mentre l’artista leggeva il romanzo di Melville. Il titolo e i toni rossi potrebbero far pensare a un richiamo simbolico, ma Kelly non cerca significati nascosti. Piuttosto interpreta la realtà attraverso forme pure, senza raccontare storie. Un approccio che punta alla percezione diretta e a una geometria concreta, presente tanto nella natura quanto negli oggetti di tutti i giorni.
Natura e geometria: un legame forte nell’arte di Kelly
Éric de Chassey sfrutta il tema dell’acqua per costruire una narrazione curatoriale che va oltre il solo colore, da sempre marchio di fabbrica di Kelly. In mostra ci sono disegni, collage, fotografie, sketchbook e cartoline, spesso ricchi di motivi acquatici dove emergono forme essenziali e dettagli del corpo umano.
Questa selezione approfondisce il rapporto di Kelly con l’acqua e richiama anche la bellezza che nasce dal suo contatto, con un chiaro riferimento alla Venere Anadiomene, simbolo di rinascita e purezza. L’attenzione si concentra su piccoli lavori intimi come i collage su cartolina realizzati per tutta la vita: Four Greens, Upper Manhattan Bay , Lips , Amsterdam e altri, che mostrano una pratica costante e personale.
Accanto a queste opere più discrete ci sono tele imponenti e di grande impatto, come Kite II , esposta al Centre Pompidou, e Méditerranée , icona dell’hard-edge painting che ha contribuito a definire. La varietà di formati e tecniche dimostra come l’acqua abbia attraversato tutta la sua carriera in modo trasversale.
Kelly e Monet: un confronto a colpi di colore e forma
Nel cuore della mostra, la Salle de la Mairie ospita un evento speciale: la ricostruzione di Blue Floor Panel for Leo , un’opera di forte impatto cromatico e dimensionale mai prima esposta dalla storica galleria Leo Castelli. Il lavoro fu realizzato su invito di Roy Lichtenstein per una mostra dedicata alle Ninfee di Monet, creando così un dialogo ideale tra i due artisti.
L’opera di Kelly si affianca a Tableau Vert , suo primo monocromo, nato dopo una visita a Giverny, la patria e fonte d’ispirazione di Monet. Il confronto tra i due modi di interpretare l’acqua si gioca sul contrasto: da una parte un lirismo materico diffuso, dall’altra un’astrazione geometrica netta. Questo confronto silenzioso arricchisce la lettura della mostra e offre una sensibilità tutta nuova verso il tema dell’acqua.
L’allestimento evita di imporre interpretazioni, proponendo invece un’esperienza diretta e personale con le opere. Lo sguardo del visitatore scivola sulle superfici dipinte, cerca la vibrazione dei colori e coglie quella tensione tra forma e idea che Kelly ha sempre saputo mantenere viva. Nel complesso, la mostra alla Fondation Maeght conferma quanto l’acqua sia stata un elemento chiave nel mondo creativo di questo grande artista americano, rivelandolo sotto una luce inedita.
