Il 14 settembre 2026, sotto lo sguardo attento di Papa Leone XIV, la Biblioteca Apostolica Vaticana apre le porte a Catastrofe e meraviglia. Nel cuore del Vaticano, tra scaffali carichi di storia, prende vita un ciclo di mostre che intrecciano passato e presente. Non si tratta di una semplice esposizione: è un viaggio che mette a confronto antichi manoscritti e linguaggi moderni per raccontare i grandi mutamenti della natura e della società. Un progetto ambizioso, che vuole scuotere e far riflettere, restituendo voce a quel patrimonio culturale unico al mondo.
Il progetto si svilupperà lungo tre anni, puntando a esplorare il rapporto tra uomo e natura attraverso i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. Non è un caso la scelta di questi simboli: rappresentano due facce della stessa medaglia. Da un lato, i rischi concreti che il patrimonio culturale affronta ogni giorno, minacciato da cambiamenti climatici e fenomeni meteorologici estremi che mettono in pericolo monumenti, manoscritti e opere d’arte. Dall’altro, la natura vista come fonte di rinascita e speranza, uno spunto per ritrovare conoscenza e per riflettere, senza filtri, sulle fragilità e le potenzialità del nostro tempo.
Con questo progetto, la Biblioteca amplia il suo ruolo culturale, facendo dialogare passato e presente con un approccio che ha già colto l’attenzione dopo la mostra En route del 2025. Fondazione Roma e Intesa Sanpaolo sono i partner che sostengono questa iniziativa, inaugurando un legame triennale con l’obiettivo di costruire collaborazioni solide e innovative.
La prima tappa del ciclo si chiama AQVA e punta su un mix di voci capaci di offrire prospettive diverse ma complementari. C’è JR, artista francese noto in tutto il mondo per la sua capacità di trasformare spazi pubblici in esperienze visive e sociali attraverso la fotografia. Accanto a lui, Bill Moran, maestro tipografo che ci invita a riflettere sull’importanza della parola scritta e sulla trasmissione del sapere attraverso i secoli.
A chiudere il cerchio, lo chef romano Fulvio Pierangelini porta un tocco originale: cibo e acqua come strumenti di relazione e condivisione, sottolineando come la cucina sia a sua volta un patrimonio culturale che si intreccia con il tema della mostra. Così, arte, storia e vita quotidiana si fondono in un evento che stimola riflessioni a più livelli.
Dietro questa iniziativa c’è la volontà chiara di mettere in comunicazione epoche diverse, mantenendo vivo il patrimonio storico in modo dinamico. La Biblioteca non è più solo custode e archivista, ma diventa protagonista attivo nelle trasformazioni culturali e sociali di oggi. Conservare significa anche proporre nuove chiavi di lettura capaci di incidere sul presente e guardare al futuro.
In questo scenario, l’arte contemporanea gioca un ruolo fondamentale, con linguaggi che parlano a un pubblico variegato. La presenza di JR e Pierangelini conferma un’apertura verso forme espressive che coinvolgono non solo la vista, ma anche i sensi e le emozioni.
Mettere in piedi un ciclo espositivo così articolato è un passo importante per la Biblioteca Apostolica Vaticana. Si rafforza il suo ruolo non solo come custode del passato, ma come spazio vivo dove si produce cultura e senso nel presente. Le collaborazioni con fondazioni e istituzioni finanziarie danno gambe a questo progetto, aprendo la strada a nuovi modelli di cooperazione.
Il triennio che parte nel 2026 non sarà solo una serie di mostre, ma un’occasione per un dialogo costante tra storie, linguaggi e discipline diverse. Una scommessa culturale che vuole fare della Biblioteca un luogo pulsante, capace di riflettere sulle urgenze del nostro tempo partendo da uno sguardo critico e creativo sulla memoria.
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