Per anni, Giovanni Agostino da Lodi è rimasto un enigma nascosto dietro l’etichetta “Pseudo Boccaccino”, un nome di comodo usato dagli studiosi per raggruppare opere senza certezze. Quel pittore lombardo del Rinascimento era un fantasma, riconoscibile solo attraverso qualche tratto stilistico sparso. Poi, una firma autentica, custodita alla Pinacoteca di Brera, ha cambiato tutto: ha rivelato un’identità precisa e ha riportato alla luce un protagonista silenzioso della scena artistica tra Milano e Venezia, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Ora, la sua storia emerge in una mostra esclusiva a Brera, pronta a svelare un artista complesso, ancora avvolto da un’aura di mistero.
Fino a poco tempo fa, le opere di Giovanni Agostino da Lodi venivano attribuite genericamente al “Pseudo Boccaccino”, un nome di comodo usato dagli storici dell’arte per raggruppare quadri simili ma senza certezze sull’autore. Si procedeva per confronto stilistico, analizzando pennellate, composizioni e dettagli che ricordavano Boccaccio Boccaccino, un pittore coevo. Così, per decenni, la vera identità di questo artista è rimasta un enigma. Poi è arrivata la svolta: una tavola firmata conservata a Milano ha permesso allo studioso Francesco Malaguzzi Valeri di restituire un nome preciso a quel maestro fino ad allora anonimo. Giovanni Agostino da Lodi emerge dal passato come un artista lombardo, cresciuto probabilmente in ambienti milanesi molto vivaci, con influenze che vanno da Foppa a Leonardo da Vinci.
La mostra alla Pinacoteca di Brera, nelle Sale Napoleoniche, è la prima a offrire un quadro ampio e documentato su questo artista. Con prestiti da musei come il Louvre, gli Uffizi e la National Gallery di Londra, l’esposizione ricostruisce le tappe fondamentali della sua carriera e della sua vita. Documenti scarsi, ricerche stilistiche e confronti serrati aiutano a far emergere la figura di un pittore in movimento tra Lombardia e Veneto. Una storia fatta di opere dimenticate e di un dialogo artistico intenso con i protagonisti dell’epoca.
Giovanni Agostino da Lodi nasce e si forma in Lombardia, probabilmente a Milano, verso la fine del Quattrocento. La città è un fermento artistico, con figure come Vincenzo Foppa, Bernardino Butinone e Bramantino. E non si può dimenticare Leonardo da Vinci, che allora stava rivoluzionando la pittura. Nelle opere di Agostino si ritrovano dettagli e stilemi tipici di quell’ambiente, messi a confronto diretto nella mostra con i lavori dei grandi maestri milanesi per far emergere la sua mano.
Alla fine del secolo si sposta a Venezia, crocevia di artisti e idee. Qui realizza la celebre Pala dei Barcaioli per la scuola dei traghettatori sull’isola di San Cristoforo della Pace. Per anni l’opera è stata oggetto di fraintendimenti, attribuita ad altri come Alvise Vivarini o genericamente al Pseudo Boccaccino. Il soggiorno veneziano lo mette a contatto con l’energia della città lagunare, dove incontra Giorgione, Albrecht Dürer, Perugino e Andrea Solario. Le influenze si fanno sentire: la sua tavolozza si fa più ricca, l’espressività cresce, le composizioni si complicano. La mostra mette in luce questa apertura stilistica e rintraccia riferimenti inaspettati a Bramantino, Antonello da Messina e Vivarini.
Nel 1510 Giovanni Agostino da Lodi torna a Milano, una città che vive un momento di grande fermento culturale e politico sotto il dominio francese e poi sotto Massimiliano Sforza. Le ragioni precise del ritorno non sono chiare, ma probabilmente la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia e le opportunità di lavoro hanno influito. Milano è allora un crogiolo di talenti come Bernardino Luini, Marco d’Oggiono e i fratelli Zenale, oltre a Bramantino.
In questo ambiente Agostino trova spazio per crescere, mantenendo comunque un suo stile personale e filtrando ancora le influenze di Leonardo. Un esempio è la collaborazione con Bergognone nella Presentazione al tempio, dove si riconoscono nettamente i tratti di entrambi. La mostra mette in mostra anche i tanti disegni di Agostino conservati, che mostrano il suo talento sulla carta: schizzi, studi anatomici e caricature, testimonianza di una mente curiosa e vivace, capace di misurarsi con i grandi del suo tempo.
La rassegna a Brera, aperta fino a settembre 2026, racconta in modo completo la carriera di un artista capace di muoversi tra ambienti diversi con autonomia e originalità. Le opere in mostra, insieme ai prestiti internazionali, aiutano a capire non solo chi fosse davvero Giovanni Agostino da Lodi, ma anche il vivace scambio artistico che ha animato il Rinascimento lombardo e veneziano in uno dei momenti più fertili della storia dell’arte italiana.
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