Nani da giardino: un tempo oggetti da ridere, oggi pezzi ambiti nel mondo del design. A Tarvisio, la svolta è reale. Nella Cripta della torre medievale, un spazio carico di storia, una mostra racconta la trasformazione di queste piccole statue da simboli kitsch a icone di stile. Quel che un tempo era considerato fuori moda, ora si rifà il look, sfidando pregiudizi e riscrivendo la propria storia.
Tarvisio mette i nani sotto la lente: design o pacchianeria?
Fino al 30 agosto, nel cuore del Friuli Venezia Giulia, Tarvisio ospita una mostra che osserva i nani da giardino da più angolazioni: storica, artistica e culturale. Il titolo non lascia spazio a dubbi, quasi una sfida: “Nani da giardino: design o cattivo gusto?”. La scelta della Cripta, buia e umida, non è casuale. Somiglia a una grotta o a una miniera, posti immaginari in cui queste statuette potrebbero essersi nascoste, con quella loro bellezza un po’ fastidiosa e misteriosa.
Anna A. Lombardi, designer e curatrice con l’esperienza del Museo del Design del Friuli, ci spiega come il concetto di kitsch sia cambiato molto dai tempi di Dorfles o Moles negli anni Settanta. Oggi il gusto per il tradizionale, staccato dal suo contesto originale, ha nuovi significati. I nani non sono più solo decorazioni “svenevoli”, ma diventano veri e propri esercizi di stile. Designer che giocano con l’ironia, con il camp – il gusto per l’eccesso e l’artificiale – e con materiali innovativi.
Nel silenzio raccolto della Cripta, chi visita può scorgere oggetti che raccontano non solo una storia estetica, ma anche un percorso culturale. Tra colori, forme e modi di essere dei nani, si apre uno spaccato su come la percezione dell’arte domestica si stia evolvendo, mescolando tradizione e innovazione.
Dai classici alle icone: chi domina la scena
Il percorso espositivo mette in mostra sia i classici del passato, sia pezzi che sono riusciti a superare la semplice decorazione per diventare vere icone del design moderno. Spicca “Attila”, il nano disegnato da Philippe Starck per Kartell. Non è più solo una buffa statuetta: poggiato sulla testa c’è un piano d’appoggio, che lo trasforma in mensola e porta-oggetti. Un gioco di forme e funzioni che rende il nano un simbolo di design divertente e originale.
L’omaggio a Elio Fiorucci con la sua lampada da tavolo ispirata ai nani richiama un’epoca in cui l’innovazione passava per il recupero ironico di riferimenti pop. Così questi oggetti diventano icone di uno stile giovane e anticonformista, capaci di uscire dal recinto del cattivo gusto.
Tra le tante opere, la mostra racconta anche storie di marchi e aziende che hanno rilanciato questi oggetti, togliendoli dalla banalità. Materiali, finiture e forme rielaborate mostrano una maturità stilistica e una ricerca costante che uniscono arte e funzionalità.
Sperimentazioni e provocazioni: il nano si fa moderno
La mostra va oltre le forme tradizionali e il design pop, proponendo opere innovative e provocatorie. Tra queste c’è “Nino”, nato dalla collaborazione tra Plato Design e il designer Pellegrino Cuciniello. Un nano minimalista e geometrico, realizzato con modellazione 3D, leggero e cavo. Un esempio di come la tecnologia moderna influenzi la creazione di oggetti con nuove funzioni e valori estetici. “Nino” risponde in modo contemporaneo al peso storico e culturale del nano da giardino.
Novità anche dal “nano cattivello” o “Naughty Gnome”, nato in Olanda come simbolo di una protesta ironica e giocosa. L’installazione “Sponti” del 1994 dell’artista tedesco Ottmar Hörl mostra centinaia di nani con il dito medio alzato, una vera provocazione contro le regole sociali, che si fa arte concettuale. Questo esempio dimostra come il nano da giardino sia sempre stato più di un semplice soprammobile: porta con sé messaggi culturali forti e provocatori.
La mostra include anche un pezzo di storia locale: la serie in pvc di Biancaneve e i sette nani prodotta negli anni Sessanta dalla Ledraplastic di Osoppo, azienda pioniera nelle tecniche di stampaggio rotazionale per giocattoli. Un racconto che unisce industria, cultura popolare e innovazione tecnologica, legando questi piccoli gnomi a una dimensione territoriale concreta.
La rassegna di Tarvisio conferma così la natura complessa del nano da giardino, tra folklore e design, banalità e arte, passato e presente. Un mix che lascia aperti tanti spunti per riflettere sui gusti che cambiano e sul dialogo tra tradizione e modernità.
