Sono più di ventimila, ogni anno, quelli che si incamminano lungo il Cammino dei Borghi Silenti, un percorso che si snoda tra angoli nascosti dell’Umbria. Parte da Tenaglie, una frazione piccola e poco nota in provincia di Terni, e si allunga per novanta chilometri attraverso tredici borghi medievali dimenticati dal turismo di massa. Qui, il tempo sembra rallentare davvero. Non è una semplice escursione improvvisata, ma un progetto che ha preso forma lentamente, passo dopo passo, ridando vita a paesi silenziosi e offrendo, allo stesso tempo, una via sostenibile per riscoprire queste terre. Marco Fioroni, che ha ideato il cammino, racconta come la sua passione per lo sport e la natura abbia trasformato questa idea in un motore di rinascita, rispettando sempre l’ambiente e mantenendo intatto l’equilibrio dei luoghi.
Il Cammino dei Borghi Silenti si sviluppa lungo un anello di 91 chilometri intorno ai Monti Amerini, attraversando tredici piccoli borghi medievali dell’Umbria poco frequentati dal turismo di massa. Da Melezzole a Guardea, da Toscolano a Baschi, si attraversano paesaggi rurali autentici, panorami mozzafiato e tracce di storia che sembrano ferme nel tempo. Qui natura e architettura raccontano storie spesso dimenticate.
L’idea nasce nel 2012, ma prende forma concreta solo nel 2019, ufficializzandosi a gennaio 2020. Marco Fioroni, dopo esperienze nel calcio, nel trail running e la grande avventura sulla Via Francigena nel 2016, decide di unire la sua passione per il trekking a un progetto per valorizzare questa parte d’Italia. Con Amerini Trekking, l’associazione escursionistica da lui fondata, ha avvicinato tante persone al territorio e dato slancio all’iniziativa.
Il percorso si divide in cinque tappe, pensate per essere fatte a piedi, per godersi appieno paesaggi e atmosfere. L’ispirazione viene dai grandi itinerari europei, con la cura di non sovraccaricare i luoghi e mantenere intatti natura e identità dei borghi.
Prima del Cammino dei Borghi Silenti, quei paesini vedevano pochi visitatori e vivevano un’economia in difficoltà. Oggi accolgono circa 20mila camminatori all’anno, un cambio netto. Questo afflusso ha dato vita a oltre duecento nuove strutture ricettive – bed and breakfast, agriturismi – nate negli ultimi sette anni. Si sono rivitalizzati bar, botteghe alimentari e tanti punti ristoro improvvisati gestiti dagli abitanti.
Ma il vero impatto si vede negli occhi delle persone. Famiglie e anziani hanno ritrovato un orgoglio che sembrava perduto da tempo. Lungo il cammino non è raro imbattersi in incontri spontanei, in gesti di ospitalità come un caffè offerto o un timbro sulla credenziale del camminatore. Questi piccoli momenti trasformano il viaggio in una festa condivisa, che coinvolge tutta la comunità.
I borghi con meno di dieci abitanti, come Melezzole, sono diventati punti di riferimento per chi cerca autenticità e silenzio. Qui il turismo lento funziona perché non è lasciato al caso, ma supportato da un’organizzazione attenta e consapevole che rispetta le dinamiche locali e favorisce l’inclusione sociale.
Con così tanti visitatori, la domanda è: come si evita di rovinare un ambiente così fragile? Marco Fioroni spiega che il successo del Cammino dei Borghi Silenti sta in una gestione professionale e attenta. Non si tratta solo di portare gente, ma di regolare il numero di escursionisti per mantenere alta la qualità e basso l’impatto sull’ambiente.
Il 90% del percorso segue strade sterrate, vecchie mulattiere e sentieri storici recuperati, senza aprire nuove vie o alterare il paesaggio. La manutenzione è fatta a mano e con delicatezza, pulendo i sentieri e posizionando segnaletica discreta ma efficace. Così si protegge l’ambiente e si mantiene un equilibrio tra uomo e natura.
Il camminatore tipo è informato, consapevole e rispettoso, abituato a stare a contatto con la natura e i piccoli centri abitati. Nel regolamento e nelle guide si spiega come comportarsi con i rifiuti e come lasciare il territorio intatto. Inoltre, la presenza è distribuita tutto l’anno, evitando i picchi che possono sovraccaricare i borghi, soprattutto nei ponti di primavera.
Questo rigore ha evitato i problemi di altri cammini più affollati, garantendo un’esperienza autentica e sostenibile sia per i turisti sia per chi vive qui.
Il turismo lento continua a crescere in tutta Italia, con oltre cento cammini ufficiali e molti altri meno noti. Chi sceglie di camminare è spesso appassionato di trekking, con un’età media sopra i 50 anni, ma non mancano giovani donne che viaggiano da sole. Sono persone che cercano di staccare dalla routine, autenticità e un dialogo semplice con chi incontrano lungo il cammino.
Camminare per giorni significa rallentare, riflettere, vivere un’esperienza che non è solo spostarsi, ma ritrovare se stessi. Questo ha fatto sì che il cammino non sia visto solo come turismo, ma anche come terapia per il benessere personale.
Oltre al Cammino dei Borghi Silenti, spiccano la Via degli Dei, il Cammino dei Briganti e tanti percorsi in Puglia, esempi di come il turismo a piedi possa ridare vita a territori dimenticati. Questi cammini creano lavoro, valorizzano il patrimonio locale e tengono viva una cultura che rischierebbe di sparire.
Il nodo resta sempre quello: come gestire il cammino per mantenere alta la qualità dell’esperienza e salvaguardare il territorio, evitando che diventi un fenomeno di massa fuori controllo.
Il Cammino di Santiago è il caso più noto di come un percorso di turismo lento possa diventare un fenomeno di massa, con effetti collaterali pesanti. La crescita senza regole ha portato a speculazioni, rincari e danni all’ambiente, mettendo a rischio lo spirito autentico del viaggio. Ma non è un destino inevitabile.
Secondo Fioroni, questi problemi nascono quando si punta solo ai numeri e al profitto, dimenticando la qualità, il rispetto del territorio e delle comunità. Imporre limiti, mantenere prezzi accessibili e difendere il valore del silenzio e della calma sono passi fondamentali per tenere l’equilibrio.
Un cammino che diventa popolare deve essere gestito con cura, regolamentato per evitare la massa e conservare quell’intimità che lo rende speciale. Solo così resterà un’esperienza vera per chi cammina e una risorsa preziosa per chi ci vive.
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