Il 2 ottobre 1976, questo palazzo venne occupato dalle donne che hanno cambiato la storia del femminismo italiano. Palazzo Nardini, cuore antico di Roma, rinasce così, a cinquant’anni di distanza, con un’energia nuova. Via del Governo Vecchio, con le sue pietre cariche di storie, ospita ora installazioni d’arte e una graphic novel appena pubblicata, che raccontano quel momento cruciale. Un modo per non lasciare che il tempo cancelli una battaglia fondamentale per i diritti delle donne. Il palazzo, ancora in restauro, si anima di idee e progetti, collegando un passato di lotta a un presente di cultura condivisa.
L’occupazione di Palazzo Nardini: la prima Casa Internazionale della Donna in Italia
Il 2 ottobre 1976 resta una data storica per il movimento femminista italiano. Quel giorno un gruppo di donne entrò negli spazi vuoti di Palazzo Nardini, allora disabitato, con un’idea precisa: trasformarlo nella prima Casa Internazionale della Donna in Italia. L’occupazione avvenne senza tensioni, ma con un forte valore simbolico e pratico. Il palazzo divenne subito un punto di riferimento per diversi collettivi, uno spazio tutto loro dove discutere, organizzarsi e combattere contro le discriminazioni di genere. Quell’esperienza durò quasi dieci anni, scandita da assemblee, confronti, iniziative culturali e politiche che hanno consolidato la consapevolezza collettiva del movimento. Per otto anni, quelle stanze furono abitate da donne che hanno costruito un percorso di autodeterminazione e cambiamento sociale. Nel 1984, la Casa della Donna si spostò nel complesso del Buon Pastore, sempre a Roma, segnando una nuova fase ma senza dimenticare Palazzo Nardini. Oggi quel luogo torna a essere protagonista grazie a un progetto di recupero che sta riportando alla luce anche tesori artistici e storici rinascimentali.
Margherita: la graphic novel che racconta una pagina di storia femminile
La graphic novel Margherita fa da ponte tra ieri e oggi. Pubblicata da Round Robin e realizzata da Maria Giovanna Esposito, che ha raccolto testimonianze dirette dell’epoca, insieme all’illustratrice Chiara Meneghetti, racconta l’occupazione attraverso gli occhi di Susy, una giovane donna che ha vissuto quegli anni dal 1976 al 1984. Il racconto prende il via nel settembre 1984, quando Susy varca per l’ultima volta Palazzo Nardini, evocando ricordi di lotte, ma anche di unione e rinascita. Il romanzo a fumetti restituisce in modo semplice e coinvolgente il clima di fermento e la complessità di chi ha scelto di abitare quel luogo come simbolo di lotta femminista. La scelta della graphic novel valorizza il potere delle immagini, dà voce e corpo alle protagoniste e avvicina soprattutto i giovani a questa importante pagina di storia civile italiana.
Commemorazioni, installazioni e il progetto WoW per un futuro condiviso
Il 2 ottobre, giorno che segna i cinquant’anni dall’occupazione, Palazzo Nardini è stato teatro di diverse iniziative per ricordare quella stagione. Tra incontri, proiezioni di documentari come Le cose in frantumi luccicano e un programma curato dalla WoW Foundation, un’organizzazione impegnata su giustizia sociale, equità di genere e promozione delle arti. WoW ha promosso dibattiti anche nelle scuole per mantenere viva la memoria di quei momenti e riflettere su temi ancora attuali, come la parità e la lotta alla violenza di genere. Andrea Mei, fondatore della WoW Foundation, ha sottolineato quanto sia importante restituire Palazzo Nardini alla città, trasformandolo in uno spazio aperto e laboratorio politico, dove la memoria diventa punto di partenza per pensare a una società più inclusiva. Le sue parole danno nuova linfa al palazzo, carico di responsabilità nel custodire la sua storia e proiettarla verso nuovi orizzonti di partecipazione collettiva.
L’arte di Marinella Senatore e Davide Dormino riaccende la memoria del luogo
L’omaggio a Palazzo Nardini passa anche dall’arte contemporanea. Durante le celebrazioni, nel cortile del palazzo sono state presentate due installazioni site-specific firmate da Marinella Senatore e Davide Dormino. Senatore ha realizzato due opere che mettono al centro la parola e la luce, elementi chiave del suo lavoro, pensate per dialogare con l’architettura del palazzo. Una delle sue installazioni, dal titolo La differenza della donna sono millenni di assenza dalla storia, richiama una frase celebre di Carla Lonzi e illumina un passaggio verso il cortile. L’opera denuncia l’esclusione delle donne dalla storia raccontata dagli uomini, ma restituisce la parola al femminile in modo visibile e tangibile. Nel cortile, Bodies in Alliance crea una luminaria che cambia la percezione dello spazio, invitando a una condivisione ispirata al pensiero di Judith Butler. L’intento è riattivare la memoria senza cristallizzarla, integrandola nella vita presente e futura del luogo.
Davide Dormino ha invece realizzato Coro, una scultura fatta di quattordici occhi in acciaio corten che rappresentano donne italiane che hanno lasciato il segno nella cultura, nella società e nella politica. Tra loro, Maria Montessori, Rita Levi Montalcini, Oriana Fallaci e Tina Anselmi. L’opera assume la forma di un coro visivo, simbolo di donne che hanno aperto gli occhi e invitano chi le guarda a fare lo stesso. Dormino ha spiegato che il lavoro manuale necessario per realizzare l’opera si traduce in una metafora: gli uomini devono imparare ad ascoltare e a connettersi con l’esperienza femminile. Le installazioni diventano così un dialogo vivo tra passato e presente, tra maschile e femminile, tra storia e contemporaneità.
Palazzo Nardini si prepara a rinascere non solo come monumento, ma come luogo d’incontro, riflessione e creatività collettiva. Un posto dove la storia e le voci che l’hanno attraversata negli ultimi cinquant’anni continuano a vivere.
