Appena varchi la soglia di Berca, ti ritrovi davanti a un paesaggio che sembra uscito da un altro mondo. Il terreno è grigio, screpolato, e piccoli rivoli di fango scorrono pigri tra le crepe. Un gorgoglio intermittente riempie l’aria, quasi ipnotico. Bolle di fango emergono lentamente, si gonfiano, poi scoppiano, lasciando cerchi effimeri sulla superficie. Sono i vulcani di fango di Berca, un fenomeno unico ai piedi della curva orientale dei Carpazi. Non hanno nulla a che vedere con i vulcani tradizionali: niente lava incandescente, ma fango freddo che si muove con calma, formando coni dalle forme sorprendentemente regolari. Uno spettacolo quasi lunare, immerso però in un paesaggio di colline verdi e campi coltivati. Da poco, questi strani giganti di fango sono entrati a far parte del Buzău Land UNESCO Global Geopark, un riconoscimento che ne celebra il valore scientifico e culturale.
Dietro il fango: la geologia dei vulcani di Bercă
Questi vulcani nascono da un gioco particolare di elementi nascosti sotto terra. Nel sottosuolo di Buzău ci sono strati di rocce argillose, significative quantità di idrocarburi e una buona presenza di gas naturali, soprattutto metano. Questi gas risalgono dalle profondità, trascinando con sé acqua e sedimenti argillosi fino a emergere in superficie. Il fango che ne viene fuori è denso, freddo e fluido, e crea i coni tipici di questi vulcani. Il loro continuo ribollire è causato dalla pressione del gas che spinge verso l’alto, facendo muovere il fango e facendo scoppiare bolle sulla superficie. L’attività non è costante: alcune bocche si chiudono, altre si aprono vicino, modificando di continuo il profilo dei rilievi argillosi. Nel tempo, il fango si accumula e si solidifica, dando vita a strutture coniche sempre più evidenti e definendo il volto del paesaggio.
Miti e leggende nel paesaggio lunare di Bercă
Prima che la scienza spiegasse tutto, la gente del posto aveva dato libero sfogo all’immaginazione per capire questo paesaggio insolito. Una vecchia leggenda racconta di un enorme drago nascosto sotto terra: la terra screpolata sarebbe la sua corazza. Il ribollire e il movimento del fango sarebbero i suoi movimenti sotterranei. In un’altra versione si parla di un drago a sette teste che abiterebbe sotto le colline di Buzău. Questi racconti si sentono ancora oggi, soprattutto lungo il sentiero di Pâclele Mici, uno dei due principali campi dove si trovano i vulcani. Le leggende aggiungono un valore culturale al luogo, unendo mito e natura in un’esperienza unica.
Dove andare e cosa vedere tra i vulcani di fango di Bercă
I vulcani si distribuiscono su due grandi aree: Pâclele Mari e Pâclele Mici. Entrambe si visitano attraverso sentieri che permettono di camminare tra i coni argillosi. Pâclele Mari, su un altopiano di circa 22 ettari, ospita il più grande vulcano a scudo di fango d’Europa. Qui si trovano coni secondari di varie dimensioni e colate di fango ancora attive. Le superfici più asciutte mostrano crepe regolari, mentre le colate più fresche brillano con una specie di lucentezza metallica. L’erosione ha scavato solchi profondi nei pendii, creando piccole gole che sembrano paesaggi desertici in miniatura. Pâclele Mici è il campo attivo più esteso della zona. Al centro spicca un cono imponente con due grandi crateri da cui escono emissioni regolari di fango. Poco lontano, l’area di Beciu attira per le sue pozze chiamate “Fierbători”, o “bollitori”, dove il fango si agita senza sosta, regalando uno spettacolo ancora più suggestivo. La vegetazione intorno è particolare: l’alto contenuto di sali nel terreno rende difficile la crescita delle piante comuni, lasciando spazio a specie speciali come Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, rare nel resto del paese.
Come arrivare e consigli per la visita
I vulcani di fango si trovano nella contea di Buzău, a circa 130 chilometri da Bucarest, nella Romania sudorientale. La città di Buzău è la base più comoda per partire alla scoperta della riserva. Da lì si segue la strada nazionale DN10 in direzione Brașov. L’auto è il mezzo più pratico, vista la posizione piuttosto isolata dell’area e la distribuzione dei vari campi di vulcani. Per visitare Pâclele Mari e Pâclele Mici servono almeno due o tre ore, forse di più se si vuole includere la zona di Beciu. La primavera e l’autunno sono i periodi migliori, con un clima più asciutto. È importante restare sui sentieri segnati, sia per proteggere le delicate strutture di fango sia per sicurezza. Dopo piogge intense, meglio informarsi prima: il terreno può diventare scivoloso o instabile, limitando l’accesso al sito.
