# Penelope. Her Journeys: un mito eterno tra arte e resistenza a Venezia
Nel cuore di Venezia, tra le mura secolari di Palazzo Bonvicini, Penelope prende forma sotto una luce inedita. Non è più soltanto la regina fedele di Itaca, ma un simbolo palpabile di resistenza e pazienza che parla anche a oggi. Tre artiste di fama internazionale si sono messe all’opera, trasformando la sua storia in installazioni e performance che non lasciano indifferenti. “Penelope. Her Journeys” rompe il silenzio, intrecciando memoria e libertà, e invita a riflettere sul ruolo delle donne in un rituale che sembra eterno ma profondamente umano.
Penelope, mito e realtà: una donna più forte della sua fedeltà
Penelope è uno dei personaggi femminili più complessi della letteratura classica, spesso però ridotta a semplice simbolo di fedeltà coniugale. Nell’Odissea di Omero, aspetta Ulisse per vent’anni, gestendo da sola la casa e fronteggiando i Proci, pretendenti insistenti e minacciosi. La sua tattica di tessere un sudario di giorno e disfarlo di notte non è solo un trucco: è un atto di resistenza che ribalta il ruolo tradizionale della donna. Il telaio, simbolo di casa e lavoro femminile, diventa così strumento di disobbedienza calma e intelligente.
Questo mito, che ha attraversato i secoli, oggi assume un nuovo volto: l’attesa di Penelope non è sottomissione, ma una scelta ferma e controcorrente. In un mondo dominato dagli uomini, Penelope si fa portavoce di una ribellione pacifica, un modo per affermare il diritto a decidere della propria vita anche nelle difficoltà. La sua storia parla di chi resiste con testa e cuore, e per questo resta più che mai attuale nel 2024, dentro e fuori l’arte.
The Lotus Eaters di Gayle Chong Kwan: la vita domestica tra cura e prigione
Gayle Chong Kwan, artista scozzese, offre uno sguardo originale su Penelope con l’installazione “The Lotus Eaters”. Il titolo si ispira ai personaggi mitologici che dimenticano il desiderio di tornare a casa, e mette a fuoco la ripetitività e l’alienazione della vita domestica. Le sue sculture tessili, tinte di colori morbidi e profondi, creano un’atmosfera sospesa, quasi onirica. Tra tessuti e superfici, emergono oggetti da cucina e utensili, simboli di un lavoro invisibile e spesso sottovalutato: la cura della famiglia, storicamente affidata alle donne.
L’opera riflette le contraddizioni di questi spazi che possono rassicurare ma anche soffocare. La routine quotidiana, che sembra tenere tutto sotto controllo, si mostra come una possibile trappola di oblio e isolamento. L’artista mette in luce quel sottile confine tra prendersi cura e sentirsi costrette, tra ruolo sociale e desideri personali. La casa, luogo privato per eccellenza, diventa così teatro di tensioni profonde, fatica e forza insieme.
Stephanie Blake: la scrittura che riscrive Penelope
Il gesto antico della tessitura, con cui Penelope tiene viva la sua storia, cambia forma nell’interpretazione di Stephanie Blake. Nel suo lavoro “Penelope, The Storyteller” la macchina da scrivere sostituisce il telaio, diventando simbolo di creazione e resistenza. Tessuti blu, simili alle onde del mare, attraversano lo spazio espositivo, evocando il flusso continuo del racconto. Al centro spicca la macchina da scrivere, emblema del potere di raccontare e di riprendere in mano la propria storia.
Blake pone una domanda cruciale: se fosse stata Penelope a narrare la sua vicenda, cosa avrebbe detto? Solo la fedeltà a Ulisse o anche i propri timori, i desideri e le frustrazioni? L’opera propone una Penelope finalmente autrice del proprio racconto, capace di aggiungere sfumature a una figura spesso semplificata. Una scultura femminile vicina agli elementi narrativi sembra riflettere anche il legame personale dell’artista con il mito, intrecciando passato e presente. Qui la scrittura diventa simbolo di libertà e dialogo con se stessi e con il mondo.
Kimiko Yoshida e la tavola che ricuce le ferite dopo la violenza
Kimiko Yoshida porta alla Fondation Valmont un’interpretazione che mette al centro la dimensione collettiva e rituale del mito. Nel suo lavoro “Après le massacre, la Réconciliation” il pasto condiviso diventa metafora di ricostruzione e desiderio di pace dopo il ritorno di Ulisse e l’uccisione dei Proci. Al centro dell’installazione c’è una lunga tavola da pranzo sotto un lampadario rosa in vetro di Murano, “Colpo di Vento. Le retour d’Ulysse”, che richiama la delicatezza di Penelope e la fugacità dei ciliegi giapponesi in fiore.
Questo richiamo cromatico sottolinea la fragilità del processo di riconciliazione, che segue un conflitto violento e una perdita. Yoshida esplora le difficoltà di tornare a un equilibrio che non sia solo la fine della violenza, ma una vera trasformazione dei rapporti umani. La performance “Le Dîner de Réconciliation” invita un gruppo di persone a sedersi insieme, sperimentando la condivisione come gesto simbolico e reale. In questo spazio, la convivenza diventa pratica di accoglienza, ricostruzione e apertura all’altro.
Un viaggio tra mito, arte e riflessione nel cuore di Venezia
La mostra “Penelope. Her Journeys” a Palazzo Bonvicini resta aperta fino al 31 gennaio 2027. Offre così un’occasione rara per scoprire le tante sfaccettature di un mito che non smette di parlare. Le opere di Gayle Chong Kwan, Stephanie Blake e Kimiko Yoshida riportano al centro Penelope e mettono in dialogo passato e presente, dimensione privata e politica. Attesa, libertà, memoria e vita quotidiana si intrecciano in spazi coinvolgenti che spingono a guardare oltre la tradizione.
Questa esposizione dimostra come un mito, anche uno così radicato nella cultura occidentale, possa essere continuamente riletto e rivissuto con occhi nuovi e linguaggi diversi. A Venezia, città da sempre sospesa tra storia e innovazione, il viaggio di Penelope continua, accompagnato da forme espressive capaci di scuotere e far riflettere. Palazzo Bonvicini conferma il suo ruolo di spazio fondamentale per l’arte contemporanea, ospitando prospettive che invitano a ripensare il ruolo delle donne nella storia e nei conflitti di ogni epoca.
