Tra le rocce e le valli della provincia di Valencia, c’è un borgo che sembra essersi fermato nel tempo: Alpuente. Le sue case di pietra si aggrappano ai piedi di una rupe, dominata da un castello medievale che racconta secoli di storia. Qui, il passato non è solo nelle mura: si respira nelle tracce dei sovrani musulmani, nei fossili di dinosauro scoperti nei dintorni, nelle tradizioni contadine che ancora oggi animano le strade. Un luogo dove storia, natura e cultura si intrecciano in modo unico.
Il simbolo più imponente di Alpuente è senza dubbio il suo castello, arroccato sulla cima di una roccia a picco. Una posizione strategica che permetteva di controllare la valle sottostante e difendersi da eventuali attacchi. La fortezza risale all’epoca del Califfato, quando il borgo era la capitale di una taifa, un piccolo regno musulmano nato dalla frammentazione del Califfato di Cordova nell’XI secolo.
Poco resta della costruzione originale, ma quello che si vede, come la torre albarrana, racconta di un’architettura pensata per resistere a lungo. Le cisterne interne mostrano come veniva raccolta e conservata l’acqua, un elemento vitale in un luogo così isolato. Il castello non era solo una fortezza: tutto il borgo si sviluppava intorno, con vicoli stretti e tortuosi che seguono il disegno urbanistico islamico, ancora riconoscibile oggi.
Tra le difese più importanti c’è la Torre de la Alhama, un tempo porta d’ingresso e punto di controllo, con spazi stretti e feritoie pensate per la difesa e la sorveglianza. Queste strutture raccontano la necessità di tenere sotto controllo il territorio e respingere eventuali nemici.
Nel cuore del paese, vicino alle mura antiche, si trova la chiesa arcipretale di Nuestra Señora de la Piedad. Questa chiesa è il segno di una trasformazione delicata: da luogo di culto musulmano a centro religioso cristiano. Fu costruita sopra i resti di una vecchia moschea e mescola elementi romanici e gotici.
Le mura solide e le forme essenziali si accompagnano al campanile ottagonale, che spicca nel panorama del borgo. La chiesa non è solo un monumento di fede, ma anche una testimonianza di come Alpuente abbia cambiato pelle nel tempo, riflettendo mutamenti sociali e politici.
Un aspetto spesso trascurato ma affascinante riguarda gli orti che si trovano ai piedi delle mura. Sono un’eredità diretta del sistema agricolo islamico, organizzati su terrazze e irrigati da una rete di canali e fonti d’acqua.
Il più importante è l’Acequia Madre, il canale principale che ancora oggi testimonia l’ingegno nella gestione dell’acqua. Alcuni sentieri turistici permettono di seguire questi antichi canali, mostrando come si riuscisse a rendere fertile un territorio montagnoso e difficile.
A pochi chilometri da Alpuente, lungo la strada per La Yesa, si trova l’acquedotto Los Arcos. Questa struttura in pietra lunga oltre 260 metri è composta da tredici archi a ogiva che attraversano una valle scavata dal torrente Reguero.
Il suo tracciato segue con precisione il dislivello del terreno, dimostrando una tecnica ingegneristica notevole. Per secoli ha assicurato l’acqua al paese e alle campagne intorno. Oggi è uno dei simboli più evidenti del patrimonio storico locale.
Ai margini del paese, il viaggio nella storia si spinge fino a milioni di anni fa. Negli ultimi anni sono stati scoperti fossili e impronte di dinosauri risalenti al Giurassico superiore. Questi reperti sono esposti nel Museo Paleontologico di Santa Bárbara, allestito in una vecchia cappella del XVI secolo.
Il museo conserva parti di scheletri di sauropodi, erbivori dal collo lungo, e impronte di altre specie. È un’occasione rara per capire come fosse l’ecosistema di allora e come sia cambiato nel tempo.
Nel centro storico, un antico forno pubblico del XIV secolo è stato trasformato in Museo Etnologico. Fino ai primi decenni del Novecento, lì si preparava il pane per la comunità. Oggi l’edificio ospita utensili agricoli, strumenti artigianali e oggetti della vita di tutti i giorni.
La collezione racconta le abitudini della gente di Alpuente e il legame con la terra. Il museo è un ponte tra passato e presente, che aiuta a non perdere la memoria delle tradizioni.
Subito fuori dal paese si apre l’area di Cañada Pastores, famosa per i suoi ginepri plurisecolari, chiamati sabina albar in Spagna. Questi alberi, con tronchi contorti e cortecce segnate dal tempo, hanno resistito a condizioni difficili per secoli.
Il loro aspetto unico dà un carattere speciale al paesaggio e invita a riflettere sull’importanza di proteggere sia il patrimonio naturale sia quello storico.
Il territorio di Alpuente va ben oltre il borgo, includendo frazioni medievali collegate da strade di montagna. Tra i percorsi più interessanti c’è la “Ruta de la Taifa”, che guida tra angoli nascosti e edifici solitamente chiusi al pubblico.
I siti paleontologici attirano appassionati: a Corcolilla sono state trovate oltre cento impronte di dinosauri bipedi, mentre a Cañada París si conserva una pista di sauropode. Corcolilla si distingue anche per la chiesa dedicata a San Bernabé e santi Abdón e Senén e per un forno di tradizione moresca. El Collado è vicino al Castillo del Poyo, altra testimonianza islamica.
Chi ama camminare può percorrere il GR 37, che attraversa boschi, comunità rurali e coltivazioni, offrendo un’immersione totale tra natura e storia. La cucina locale, poi, racconta a sua volta la tradizione con piatti come embutidos, l’olla de pueblo e la caldereta, sapori semplici ma autentici.
Alpuente si trova nel nord della provincia di Valencia, al confine con l’Aragona, nella comarca di Los Serranos. Dista circa 96 chilometri da Valencia città. Per arrivarci in auto si segue la CV-35 verso Llíria e Ademuz, fino a Titaguas, poi si prende la CV-345.
L’ultimo tratto regala panorami mozzafiato e introduce a una zona montuosa ricca di storia e natura. La posizione di Alpuente lo rende un punto di partenza ideale per scoprire paesaggi, siti archeologici e monumenti che raccontano un passato ricco e stratificato.
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