Il 31 ottobre 2026 segna il ritorno di Apocalypse Z su Prime Video, con il secondo capitolo della serie. La trama, ispirata ai romanzi di Manel Loureiro, si sposta tra le Isole Canarie e la Spagna, in un’Europa devastata da un virus misterioso. Poche comunità di sopravvissuti lottano per non scomparire, mentre intorno a loro la natura si mostra rigogliosa, quasi indifferente al caos umano. Questo contrasto tra distruzione e bellezza crea un’atmosfera unica, un respiro visivo nel mezzo di una tensione che non dà tregua. Ed è proprio da questo fragile equilibrio che parte la nuova avventura, un viaggio dentro le sfide di un mondo sull’orlo del baratro.
Virus, isole e una missione: la trama che tiene col fiato sospeso
Il virus TSJ ha cambiato tutto, mettendo in ginocchio l’Europa e portando caos e disperazione. Se nel primo film si raccontava l’inizio del disastro, questa volta la storia si concentra su un punto di svolta. Le Isole Canarie diventano un rifugio quasi immune al virus, un’oasi per pochi superstiti. Da qui parte una missione disperata: un gruppo di sopravvissuti si spinge verso la Spagna continentale per recuperare munizioni e risorse. La tensione cresce soprattutto intorno a Roberto, un personaggio la cui presenza mette in crisi la fiducia del gruppo. Tra città fantasma, orde infette e imprevisti, la storia si sviluppa su più piani, affrontando temi come la lealtà e il sacrificio. Il grande interrogativo resta: “fino a che punto si può spingere la lotta per salvare ciò che resta della civiltà?”
Dalle coste della Galizia alle Isole Canarie: il nuovo volto di Apocalypse Z
Il secondo capitolo cambia decisamente scenario rispetto al primo, che si svolgeva tra Galizia e Vigo. Adesso le riprese si spostano alle Isole Canarie e in alcune zone della Spagna continentale. L’arcipelago, con i suoi paesaggi mozzafiato e la natura ancora selvaggia, diventa il luogo perfetto per mostrare un rifugio immune al virus. Dal bianco delle spiagge e il mare cristallino, alle spiagge nere di origine vulcanica, dalle scogliere a picco alle foreste di lauri, fino ai piccoli villaggi con architetture coloniali che si mescolano a elementi moderni, la varietà dei luoghi aiuta a costruire un mondo credibile, sospeso tra minaccia e protezione naturale.
Isole Canarie, un set naturale che racconta isolamento e speranza
Le riprese hanno toccato Tenerife, Gran Canaria e La Palma, tre isole simbolo che offrono un quadro di isolamento e bellezza struggente. Il clima mite e la varietà del territorio hanno permesso di mettere in scena un ambiente ancora intatto, quasi estraneo al caos globale. È un dettaglio che si lega a doppio filo con la trama: la natura, infatti, continua a vivere quasi indifferente alle lotte degli uomini. Le Canarie sono da tempo un punto di riferimento per produzioni cinematografiche internazionali, grazie alle loro caratteristiche uniche, e questa volta hanno offerto al regista Carles Torrens e alla sua squadra un set naturale di grande valore.
Spagna continentale: il volto oscuro di un mondo in rovina
Non solo isole: la storia si sposta anche sulla terraferma spagnola. Qui, tra città deserte e zone semi-urbane devastate, si sviluppa la missione più pericolosa. Le location precise restano un mistero, ma la scelta di girare in Spagna continentale permette di mostrare quanto il virus abbia colpito anche luoghi familiari e popolati. Il contrasto con la natura selvaggia delle Canarie è netto e serve a sottolineare lo scontro tra uomo e ambiente ostile. La fotografia cattura il senso di distruzione ma anche la volontà di riconquistare spazi e sicurezza, dando corpo a una sfida che è anche interiore.
Apocalypse Z: Il nuovo mondo amplia l’universo creato da Manel Loureiro, aggiungendo ambientazioni suggestive e una storia sempre tesa. Chi guarda si trova davanti a un racconto dove la lotta per la sopravvivenza si mescola a un’immagine potente, capace di evocare riflessioni più profonde sul senso di ciò che resta dell’umanità.
