Il sole picchia forte, e davanti a voi si stende una distesa bianca, accecante, che si perde all’orizzonte senza confini. Nessuna montagna, nessun albero: solo una vasta pianura salata, il cui suolo riflette la luce in un caleidoscopio di colori — dal rosa al viola, fino a sfumature di verde. Siete nel cuore del deserto tunisino, davanti al Chott el Jerid, il lago salato più grande del Nord Africa. Un luogo dove la natura parla con voce antica, custode di storie dimenticate e paesaggi che mutano con il passare delle stagioni.
Come è nato il Chott el Jerid e come cambia col tempo
La formazione del Chott el Jerid affonda le radici nella storia geologica del Sahara settentrionale. Questa vasta depressione si trova tra gli altopiani dell’Atlante sahariano e le distese aride che si spingono verso sud. Milioni di anni di movimenti della crosta terrestre hanno creato questa conca che, col tempo, si è riempita di sedimenti, dando vita alla pianura salata che vediamo oggi.
L’acqua arriva qua grazie a piogge sporadiche, a fiumi temporanei chiamati uadi e a falde sotterranee che affiorano di tanto in tanto. Ma il clima asciutto e rovente fa evaporare l’acqua in fretta, lasciando dietro di sé strati di sale e minerali. Tra questi, il cloruro di sodio, cioè il sale comune, e il gesso formano spesso croste spesse e screpolate.
Ogni anno, tra stagioni più umide e altre più secche, il lago si allaga e si prosciuga, cambiando continuamente aspetto. A volte si vedono specchi d’acqua temporanei, altre volte solo vasti deserti di cristalli bianchi. Questo continuo mutare ha da sempre affascinato studiosi e viaggiatori, dando origine a miti e leggende.
Miti e sogni: il Chott el Jerid tra storia e fantasia
Il Chott el Jerid è stato protagonista di racconti misteriosi per secoli. Già lo storico greco Erodoto ne parlava, collegandolo al mitico lago Tritone, dove si svolsero le avventure di Giasone e degli Argonauti. Secondo la leggenda, questi eroi furono intrappolati nelle acque salate prima di essere salvati da Tritone, dio del mare.
Nel XIX secolo, un progetto ambizioso tentò di cambiare per sempre questo territorio. L’ufficiale francese François-Élie Roudaire immaginò di collegare alcune depressioni saline del Sahara al Mediterraneo con canali, creando un vasto mare interno capace di cambiare il clima e l’economia locale. Ma il progetto naufragò nel 1882, a causa di errori di calcolo e difficoltà pratiche.
Il fascino del Chott el Jerid non si è fermato alla scienza: ha ispirato anche la letteratura e la cultura popolare. Jules Verne ne ha fatto il cuore del suo romanzo “L’invasione del mare” del 1905, mentre Frank Heller lo ha inserito nel suo “La mille e seconda notte”. Nel Novecento, questo angolo di deserto continuava a esercitare un richiamo quasi magico.
Chott el Jerid oggi: un viaggio tra paesaggi da sogno e tracce di Star Wars
Guidare da Kebili a Tozeur lungo la strada che attraversa il Chott el Jerid è un’esperienza quasi surreale. Per decine di chilometri si procede su un rialzo che taglia questa distesa salata senza fine. Nessun ostacolo naturale interrompe la vista: il paesaggio sembra infinito, il cielo si specchia nelle pozze d’acqua, mentre le montagne lontane si riducono a semplici sagome sfumate.
La crosta di sale è screpolata, con piccoli cristalli trasparenti incrostati qua e là. Le pozze d’acqua assumono colori strani, dal rosa al verde, a seconda della composizione chimica e della presenza di alghe o batteri che sopravvivono in questo ambiente estremo. Nei momenti più caldi, i miraggi giocano con gli occhi dei visitatori, deformando il paesaggio e aggiungendo un tocco di mistero.
Non mancano segnali della presenza umana: lungo la strada si trovano bancarelle che vendono minerali locali e le famose “rose del deserto”, formazioni di gesso che sembrano fiori cristallizzati e sono un souvenir molto apprezzato.
Infine, il legame col cinema ha dato al Chott el Jerid una fama mondiale. Nel 1976, George Lucas scelse il bordo occidentale del lago per alcune scene del primo Star Wars, ambientando qui la fattoria di Luke Skywalker. L’edificio bianco, simile a un igloo, è stato restaurato nel 2012 ed è meta di pellegrinaggi per gli appassionati. Per visitarlo serve una guida locale e attenzione al terreno.
Dove si trova il Chott el Jerid e come arrivarci
Il Chott el Jerid si stende nel sud della Tunisia, tra le province di Tozeur e Kebili, poco a sud degli altipiani dell’Atlante sahariano. Il bacino si sviluppa soprattutto da ovest a est e si collega a un’altra depressione salata, il Chott el Fejaj.
Questa zona è tappa obbligata per chi esplora il Sahara tunisino, grazie anche alla vicinanza con diverse oasi e paesaggi montani. Tozeur è il punto di partenza principale: città carovaniera con un centro storico ricco di architetture in mattoni d’argilla ocra, che formano motivi geometrici unici.
Altri accessi importanti sono Kebili, nel cuore della regione del Nefzaoua, e Douz, conosciuta come la porta del Sahara. Chi arriva dall’isola di Djerba deve mettere in conto un viaggio in auto di circa 300 chilometri, più di quattro ore, per raggiungere il bordo della pianura salata.
Un itinerario completo può includere l’attraversamento del Chott el Jerid con visite alle oasi di Chebika, Tamerza e Midès, famose per gole e sorgenti, o ai villaggi tradizionali ai margini delle dune, come Sabria, Nouil ed El Faouar. Un viaggio che unisce natura, cultura e storia in uno degli angoli più affascinanti e aridi del sud tunisino.
