Il 19 ottobre 2026, sette stadi straordinari sono stati premiati dal Prix Versailles, sparsi su cinque continenti. Non sono più solo luoghi di sport, ma autentiche opere d’arte architettonica. Camminare tra i loro corridoi significa immergersi in un racconto fatto di territorio e innovazione. C’è un impianto italiano, in prima fila, che fonde la tradizione con uno sguardo futurista. Tra poco, tre di questi stadi riceveranno anche un riconoscimento UNESCO per l’eccellenza nel design, un premio che va oltre lo sport. Questi spazi non raccontano solo partite, ma storie di passione e paesaggi, con un’energia nuova e coinvolgente.
Edmonton, Coronation Park Centre: il velodromo che mette insieme sport di alto livello e attività per tutti
A Edmonton, spicca il Coronation Park Centre, un centro sportivo pensato sia per ciclisti professionisti che per chi pedala per passione. Firmato dagli studi HCMA, Dub Architects e FaulknerBrowns, l’edificio ospita una pista ciclistica al coperto certificata dall’UCI. Dal piano terra si possono già osservare gli atleti, grazie al velodromo sopraelevato. Il tetto, alto 90 metri, avvolge l’interno con pareti a nastro modellate sulla forma stessa della pista, creando una sagoma che cambia a seconda di dove ci si trova.
Ma non è solo ciclismo: il complesso include anche il Peter Hemingway Aquatic Centre e si trova in un’area verde dedicata all’incoronazione della regina Elisabetta II. Questo mix di impianti sportivi diversi e spazi naturali lo rende perfetto anche per i triatleti, con allenamenti multidisciplinari. Qui sportivi di ogni livello e cittadini si incontrano, spinti a muoversi in un ambiente di grande qualità architettonica e paesaggistica. Un vero punto di riferimento per Edmonton, esempio di architettura funzionale e all’avanguardia.
Xiangyang, Olympic Center Stadium: l’eleganza sostenibile ispirata al fiume Han
A Xiangyang, nel cuore della Cina, il nuovo Olympic Center Stadium ospita 30.000 spettatori. La struttura, firmata dal Central-South Architectural Design Institute , ricorda un nastro bianco che si adagia sugli spalti. L’estetica spettacolare si unisce a soluzioni bioclimatiche: la copertura lascia aperto il lato sud per far circolare l’aria naturalmente, riducendo il bisogno di aria condizionata e migliorando il comfort durante gli eventi.
Il design prende spunto dal territorio, evocando il movimento sinuoso del fiume Han e la fenice Chu, simbolo di rinascita e forza. Inserito in un parco di 138.000 metri quadrati, l’impianto è pensato anche per le attività quotidiane della comunità locale. Così diventa non solo uno stadio, ma un luogo dove sport, clima e paesaggio si incontrano in equilibrio, un simbolo di sostenibilità e socialità.
Furiani, Armand Cesari Stadium: quando il restauro dà nuova vita a un’icona del calcio corso
A Furiani, in Corsica, lo stadio Armand Cesari è un pezzo di storia sportiva e sociale. Nato nel 1932, è casa dello SC Bastia, che nel 1978 arrivò in finale di Coppa UEFA. Ma è anche teatro di una tragedia che ha segnato il calcio francese. Nel 2025, gli Ateliers A+ hanno curato il restauro, rispettando il forte legame emotivo con il territorio.
Il nuovo stadio da 16.500 posti si presenta con tre anelli sovrapposti che unificano tribune costruite in epoche diverse, creando un involucro compatto e coerente. Luce, coperture e facciata si integrano con il paesaggio tra montagne e mare, dando vita a un impianto che conserva la memoria storica ma guarda al futuro, pronto ad accogliere nuove generazioni senza dimenticare le radici profonde della comunità corsa.
Milano, Unipol Dome: un anfiteatro romano moderno che trasforma Santa Giulia
Milano si arricchisce con l’Unipol Dome, già Arena Milano, inaugurato per le Olimpiadi invernali del 2026. Firmato da David Chipperfield Architects e Arup, può ospitare 16.000 persone. Il design si ispira agli anfiteatri romani: tre anelli sovrapposti sembrano fluttuare sopra un basamento monolitico.
La facciata di tubi di alluminio riflette la luce naturale di giorno; di notte si accende con strisce LED, trasformando la struttura in uno spettacolo luminoso nel nuovo quartiere di Santa Giulia. Una grande scalinata porta a una passeggiata panoramica di 12.000 metri quadrati, pensata per eventi e incontri quotidiani. Un progetto che si candida a diventare un simbolo della città, un ponte tra passato, presente e futuro.
Rabat, Prince Moulay Abdellah Stadium: l’icona dorata del Marocco in vista del Mondiale 2030
Il Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat è stato ricostruito in appena 24 mesi, regalando al Marocco uno stadio moderno da 67.000 posti. Populous ha disegnato un involucro dorato composto da circa 19.000 triangoli color champagne, ispirato alle palme che costeggiano i viali della città e ai ricami tradizionali di Fez.
La facciata si estende fino alla copertura e, al calar della sera, si trasforma in un enorme schermo luminoso. Dentro, le curve monumentali accolgono 20.000 tifosi, con un’acustica studiata per amplificare il calore del pubblico. Un mix di tecnologia all’avanguardia e cultura locale, pensato per la Coppa del Mondo 2030. Un’esperienza sportiva intensa e un segno di come il Marocco voglia farsi spazio nel calcio mondiale.
Tangeri, Tangier Grand Stadium: il gigante marocchino con una copertura all’avanguardia
Con 75.500 posti, il Tangier Grand Stadium resta il più grande stadio del Marocco. Costruito nel 2011 e rinnovato per la Coppa d’Africa 2025 e i Mondiali 2030, è opera dell’architetto Anouar Amaoui. I lavori hanno eliminato la pista di atletica e abbassato il campo di otto metri, avvicinando gli spalti al gioco per migliorare visibilità e atmosfera.
L’innovazione principale è la copertura di 52.000 metri quadrati, progettata con gli ingegneri di Schlaich Bergermann Partner. Composta da cavi metallici e membrane flessibili, protegge campo e tribune dal vento, offrendo leggerezza visiva e solidità. Un equilibrio tra tecnica e design per il colosso di Tangeri.
Christchurch, One New Zealand Stadium Te Kaha: sport e cultura Māori in un’arena trasparente
Inaugurato nell’aprile 2026 a Christchurch, il One New Zealand Stadium, chiamato Te Kaha, può ospitare 30.000 spettatori. Disegnato da Populous e Warren & Mahoney, ha una copertura fissa in ETFE trasparente che protegge senza togliere la luce naturale.
La facciata richiama i paesaggi di Canterbury, con montagne, fiumi e stagioni, mentre un motivo ispirato al mangōpare, lo squalo martello sacro nella cultura Māori, decora le gradinate. Frutto di una stretta collaborazione con il popolo Ngāi Tahu, il progetto si rifà al mito della separazione tra Cielo e Terra, intrecciando sport, architettura e cultura. Te Kaha è un simbolo di rinascita urbana e culturale per Christchurch, un punto di riferimento per la comunità e l’identità neozelandese di oggi.
