Torino si trasforma ancora una volta, avvolta da luci che raccontano storie antiche e visioni future. Dal 23 ottobre 2026, per oltre due mesi, 31 installazioni illumineranno piazze, strade e monumenti, intrecciando memoria e innovazione. Questa è la 29ª edizione di Luci d’Artista, un progetto che non si limita a giocare con colori e forme, ma che fa parlare la città stessa, tra tecnologia e cultura. Quattro nuove creazioni di artisti internazionali promettono di trasformare Torino in una galleria a cielo aperto, dove passato e futuro si incontrano sotto una luce del tutto nuova.
Luci d’Artista 2026: un viaggio tra arte, storia e tecnologia
Luci d’Artista è ormai parte della tradizione torinese, ma negli ultimi anni ha cambiato pelle. Dal 2023, con Antonio Grulli alla guida, il progetto ha preso due strade: una più organizzativa, con collaborazioni nazionali e internazionali , e una più concettuale, per capire cosa significhi davvero il rapporto tra arte e luce. Grulli definisce questa relazione “barocca”: teatrale, effimera, ma anche profondamente performativa, giocata tra ombre e luci.
Questa edizione gioca proprio su questa doppia anima: tecnologia avanzata e memoria concreta si mescolano, dando vita a opere che attraversano simboli architettonici e momenti storici. Il risultato coinvolge chi cammina per la città, offrendo una narrazione visiva radicata nel presente ma aperta a sperimentazioni nuove.
Quattro artisti, quattro sguardi sulla città
Quest’anno Torino ospita quattro nuove installazioni che raccontano la città da punti di vista diversi. Tony Oursler, artista americano famoso per l’uso innovativo del video, debutta in Italia con “Star “, proiettata sulla facciata del Politecnico in Corso Duca degli Abruzzi 24. L’opera mette in dialogo arte e scienza, mescolando luce e tecnologia in un gioco dinamico.
Flavio Favelli, fiorentino nato nel 1967, presenta “Poetiche del confine”, una riflessione sulla storia materiale attraverso ringhiere danneggiate durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Conservate a Palazzo Madama, queste strutture tornano a vivere, legando arte e memoria traumatica della città.
Il collettivo CANEMORTO si distingue con “The Radiant Van”, un’installazione itinerante che unisce l’eredità industriale torinese a simboli magici e universali. Questa luce in movimento attraversa vari luoghi, portando con sé energia positiva e suggestioni spirituali: un modo per “estinguere un debito karmico”, come lo definisce il gruppo.
Infine, Samson Young da Hong Kong propone “Inversions” alle OGR Torino, un progetto che intreccia memoria architettonica e immaginario cinematografico delle arti marziali, trasformando uno spazio urbano in un teatro di immagini e suoni.
CANEMORTO e il Radiant Van: un viaggio di luce e simboli
Il collettivo CANEMORTO ha pensato “The Radiant Van” come un vero e proprio portatore di energia positiva. Il gruppo racconta che l’opera nasce da una riflessione sul karma e sugli insuccessi personali, con l’idea di capovolgere questa negatività diffondendo luce e simboli di protezione e fortuna.
Sono stati scelti 18 simboli universali, attraversati da culture e religioni diverse: il simbolo di Venere, la spirale, la mano di Fatima, l’occhio di Horus, il bastone di Asclepio, il quadrifoglio, il corno dell’abbondanza. Questa combinazione dà alla luce una funzione quasi rituale, creando un ponte tra tradizioni antiche e contemporanee.
L’installazione viaggia tra Torino, Venezia e Lubiana, moltiplicando gli incontri con il pubblico e dando al viaggio stesso un valore rituale, un momento collettivo di energia e buon auspicio.
Flavio Favelli e l’estetica dei confini: ferro battuto e luce violacea
Flavio Favelli si concentra su materiali carichi di storia, come ringhiere e cancelli in ferro battuto, tipici dell’artigianato torinese e di altre città europee. Con “Poetiche del confine” li riporta in vita, illuminandoli con una luce fredda e violacea, quella delle lampade industriali d’epoca.
Per Favelli, questi oggetti hanno un valore quasi sacro. Raccontano fatica, cura e un’idea di bellezza legata a funzionalità e protezione degli spazi privati. L’opera mette in luce questa doppia natura: difesa e decorazione. I pezzi sono assemblati in modo da sembrare fragili ma allo stesso tempo monumentali, creando un effetto quasi spettrale nelle notti torinesi.
Le lampade stesse sono un richiamo a ricordi personali e collettivi. Favelli ricorda la luce violacea vista durante l’alluvione del 1966 a Firenze, un’immagine che qui si fa memoria luminosa. “Poetiche del confine” entra in dialogo con l’architettura della città, evocando decoro regale, segni di potere e anche le trasformazioni subite col tempo.
Massimo Vitali: la dimensione collettiva di Luci d’Artista
In vista del trentennale, Luci d’Artista ha chiamato Massimo Vitali, fotografo di fama mondiale, a raccontare la dimensione sociale della manifestazione. A gennaio 2027 è previsto un evento speciale: uno scatto corale con il pubblico protagonista, intorno a una delle luci storiche.
Questa iniziativa sposta l’attenzione dalla singola opera all’esperienza condivisa, alle persone e ai momenti di aggregazione che nascono attorno alle installazioni. Un progetto che conferma Luci d’Artista come un fenomeno urbano vissuto collettivamente, capace di trasformare lo spazio e il modo di vivere la città.
L’incontro tra arte pubblica e partecipazione sociale rende sempre più centrale questa manifestazione nel calendario culturale di Torino, continuando a raccontare la città con il linguaggio universale della luce.
