Nel cuore della Svezia, tra le foreste di Västernorrland, è nata Sara Parkman, nel 1989. Da subito, la sua musica ha sfidato le etichette. Violino in mano, ha intrecciato melodie folk con l’elettronica, spingendosi oltre i confini del sacro e dell’avanguardia. Non si limita a suonare: compone, racconta storie, incanta. E non è un caso che nomi come Iggy Pop e Laurie Anderson abbiano scelto di collaborare con lei. Sara Parkman non è solo una musicista, è una forza creativa che sta riscrivendo la scena scandinava.
Da solide basi accademiche al folk contemporaneo
Sara Parkman ha alle spalle una formazione rigorosa. Dopo il Conservatorio di Falun, si è laureata in musica popolare al Royal College of Music di Stoccolma. Quegli anni le hanno dato una solida conoscenza del folk nordico e la voglia di sperimentare. Nel 2016 arriva il debutto con “Sara Parkmans Skog“, un album che unisce tradizione e modernità, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico. Quel lavoro le vale il titolo di artista dell’anno al Folk & Världsmusikgalan, l’evento svedese dedicato alla musica folk e world.
Il suo stile tiene viva la tradizione musicale svedese, senza rinunciare a innovare. Sa raccontare storie antiche con suoni freschi e attuali, intrecciando spiritualità e simboli in un lavoro intenso e ricco.
Collaborazioni e riconoscimenti: una crescita costante
Nel 2017 arriva “Matriarkerna“, un progetto in duo con la musicista folk Samantha Ohlanders che esplora il ruolo della donna nelle tradizioni popolari. Un lavoro che mette in luce la sua attenzione per il dialogo tra passato e presente, con una forte dimensione sociale e culturale.
Due anni dopo esce “Vesper“, ispirato alla preghiera cristiana, pubblicato dalla sua etichetta Supertraditional Records. Il disco ottiene una nomination ai Grammy svedesi e il Premio per la Cultura dal Dagens Nyheter, il principale quotidiano svedese. Questo riconoscimento sancisce il suo posto di rilievo nel panorama musicale nazionale, sottolineando originalità e qualità.
Nel 2022 “Eros, Agape, Philia” segna un ulteriore passo avanti: un lavoro che intreccia teologia, testi biblici e riflessioni filosofiche sull’amore. L’album vince il Grammy svedese e conferma Parkman come una voce di spicco nel folk scandinavo, capace di unire tradizione e innovazione con rigore e profondità.
Folk, elettronica oscura e palchi internazionali
Nel 2022 arriva “Funeral Folk“, frutto della collaborazione con la compositrice drone Maria W. Horn. Il progetto, con echi dark e sperimentazioni sonore, ottiene riscontri a livello internazionale, grazie anche a un tour in trio con Mats Erlandsson. Qui Parkman esplora territori lontani dal folk classico, tra droni, musica ambient e atmosfere cupe.
Nel 2025 partecipa a “Hard Rain“, un progetto promosso dalla Nobel Assembly for the Prevention of Nuclear War all’Università di Chicago, con nomi di rilievo come Iggy Pop, Laurie Anderson e Willie Nelson. Un EP e un’iniziativa d’arte contemporanea legata alla prima assemblea Nobel contro la guerra nucleare. Un impegno che mostra il suo lato di artista attenta a temi sociali e politici, oltre che musicali.
Nel 2026 esce “Aster, Atlas“, un album che miscela folk, elementi sacri e sperimentazioni che spaziano dal post-rock ai droni ambient, fino all’elettronica gotica e techno. Il disco si fa notare per l’uso del fingerpicking acustico accostato a frequenze oscure e parti polifoniche liturgiche, arricchite da ritmi techno, creando un linguaggio originale. Le influenze vanno da Godspeed You! Black Emperor a Sigur Rós, Sunn O))), Arvo Pärt e Ildegarda di Bingen, a testimonianza della profondità della sua ricerca.
Il tour europeo in corso sostiene la promozione del disco e rafforza la sua posizione tra i principali artisti scandinavi che sanno mescolare tradizione e innovazione, offrendo al pubblico proposte ricche di livelli e significati.
L’arte secondo Sara Parkman: un legame tra mondo e anima
In diverse interviste, Parkman ha raccontato la sua visione dell’arte come una finestra sul mondo e uno specchio dell’interiorità. Per lei l’arte è fuga e riflessione, un ponte tra passato e futuro che unisce vita e creatività. La musica, secondo lei, è un linguaggio primordiale e universale: il vento o il canto di una bambina sono melodie difficili da ignorare. Per Sara, il suono ha un legame profondo con il divino, un linguaggio eterno che attraversa tempi e spazi.
Si definisce più artigiana e narratrice che semplice artista, usando la metafora di mettere a tavola le persone per condividere qualcosa di bello, un’esperienza collettiva nata dalla musica. Tra le sue ispirazioni visive cita figure chiave della scena scandinava contemporanea, come Edith Hammar, che interpreta la cultura popolare con grande intensità emotiva, il pittore Leif Engström e il fotografo Sune Jonsson, che ha documentato la vita rurale prima dei grandi cambiamenti causati dall’urbanizzazione.
Tra le sue canzoni preferite c’è “Låt till far” di Pers Erik Olsson, esempio di melodia intensa e primitiva, capace di evocare immagini naturali ed emozioni profonde. Questo repertorio conferma il legame forte con l’anima del folk tradizionale e la capacità di catturarne l’atmosfera.
Sara Parkman continua a muoversi con naturalezza tra progetti diversi, dalla narrazione popolare alla riflessione teologica, diventando un punto di riferimento per un folk scandinavo che non teme di mescolare tradizione e linguaggi nuovi, estremi e inaspettati.
