Tra le rovine di Pompei, una nuova avventura prende forma. La città, famosa in tutto il mondo per essere stata inghiottita dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., si prepara a ospitare una scuola di archeologia rivoluzionaria. Qui, giovani studiosi non si limiteranno a studiare dai libri, ma sporcheranno le mani, scavando davvero tra reperti e stratigrafie. È un ritorno alle origini, con l’energia del campo e il rigore delle tecniche moderne. Un laboratorio a cielo aperto, dentro il cuore pulsante del parco archeologico, destinato a diventare un punto di riferimento per chiunque voglia fare ricerca sul campo.
Giuseppe Fiorelli, l’uomo che cambiò Pompei
Quando si parla di Pompei, il nome di Giuseppe Fiorelli è inevitabile. Archeologo e numismatico della seconda metà dell’Ottocento, Fiorelli rivoluzionò il modo di scavare e conservare la città antica. Fu lui a introdurre tecniche innovative, come il calco delle cavità lasciate dai corpi delle vittime dell’eruzione, restituendo immagini toccanti e reali di chi perse la vita sotto la cenere. Un gesto che ancora oggi aiuta a vedere oltre i resti, a percepire l’umanità di quei momenti.
Ma Fiorelli non si fermò alla tecnica. Combatté la corruzione e le pratiche opache che avevano segnato la gestione degli scavi a Napoli. Nominato ispettore degli scavi nel 1847 e poi direttore nel 1860, mise ordine e sistema, garantendo più trasparenza e una gestione più seria degli scavi e dei risultati.
Nel 1866 diede vita alla prima scuola di archeologia di Pompei. Ispirato ai modelli francesi, voleva trasformare lo scavo in un lavoro scientifico che non guardasse solo ai reperti, ma anche al contesto urbano e stratigrafico, per capire davvero com’era fatta la città. L’esperienza durò poco per mancanza di fondi, ma segnò una tappa fondamentale nella formazione degli archeologi italiani e nell’evoluzione del metodo di studio.
La nuova scuola di Pompei: il futuro dell’archeologia nel parco
A più di 160 anni da quella prima scuola, Pompei si prepara a rinascere come centro di formazione di alto livello per giovani archeologi. Nel Parco Archeologico, nella zona di San Paolino, sorgerà un campus con foresteria, biblioteca specializzata, laboratori, depositi e spazi per mostre temporanee. La scuola non sarà solo un luogo per imparare, ma un centro di ricerca permanente dedicato a valorizzare e approfondire la conoscenza della città antica.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco, ha chiarito che questa scuola non vuole sostituire le università, ma offrire un’occasione in più. Qui la teoria si mette subito in pratica, direttamente sul campo. Dai cantieri ai reperti, i giovani avranno un’esperienza concreta, lavorando fianco a fianco con gli esperti che ogni giorno operano sul sito. Un’opportunità unica per capire davvero come funziona lo scavo e la valorizzazione culturale.
Come partecipare e cosa prevede il programma nel 2027
La prima edizione della scuola partirà nella primavera del 2027. Sono previsti sei tirocini per studenti di specializzazione o dottorato in archeologia, storia, filologia, biologia e discipline affini. Le attività si svolgeranno direttamente nel Parco per circa due mesi, con un impegno totale di 150 ore. Prima dell’inizio ci sarà un incontro introduttivo di tre giorni per presentare obiettivi e organizzazione.
I tirocinanti potranno alloggiare nella foresteria del campus e riceveranno un’indennità di 700 euro al termine del percorso. Un’attenzione particolare sarà riservata anche alla promozione del parco: i partecipanti saranno coinvolti nella progettazione di mostre temporanee. Nel 2027 il tema scelto sarà “Gli animali di Pompei”, in linea con l’esposizione in programma.
Le candidature vanno inviate entro il 22 novembre 2026 via posta elettronica certificata, segno di un processo selettivo serio e trasparente. Questa iniziativa rinnova una tradizione accademica lunga e importante, pronta a trasformare Pompei non solo in un sito da visitare, ma in un laboratorio vivo di studio e ricerca.
Con questa scuola Pompei fa un passo avanti decisivo per formare nuove generazioni di studiosi, capaci di unire rigore e passione sul campo. La città continua così a evolversi, passando da testimonianza storica a centro dinamico di archeologia, attirando l’attenzione del mondo culturale e accademico.
