«Venezia non è solo una città d’arte: è un laboratorio dove si incrociano cultura, finanza e sostenibilità». Il 27 ottobre 2026, le Procuratie di Piazza San Marco, testimoni silenziosi di secoli, hanno fatto da cornice alla diciottesima Deloitte Private Art & Finance Conference. Qui, tra storie di mecenatismo e nuove strategie d’investimento, si è discusso di come il finanziamento della cultura stia cambiando pelle. Non più solo donazioni o sponsorizzazioni, ma un approccio che integra economia, società e ambiente, per costruire un modello culturale capace di durare nel tempo. E a farlo è stata proprio Venezia, con la sua storia e il suo sguardo rivolto alle generazioni che verranno.
Il futuro del finanziamento culturale passa per la sostenibilità
Nel corso della conferenza è emerso con chiarezza che il modo di finanziare la cultura sta cambiando radicalmente. Il mecenatismo tradizionale, fatto soprattutto di donazioni e sponsorizzazioni, lascia spazio a modelli più strutturati. Oggi si punta a combinare capitale privato con una gestione attenta, responsabile e soprattutto sostenibile nel lungo periodo. Ernesto Lanzillo, presidente di Deloitte & Touche, ha messo in evidenza un concetto chiave: «non basta mettere a disposizione fondi, serve costruire basi solide perché istituzioni e città possano innovare e crescere senza perdere valore nel tempo». La sfida non è solo raccogliere risorse, ma progettare investimenti capaci di generare benefici economici, sociali e culturali che durino anche per le generazioni future.
La sostenibilità è diventata il filo conduttore di ogni scelta. Ambientale, sociale e di governance, è ormai un requisito imprescindibile anche per gli investimenti culturali. La conferenza ha approfondito come musei, festival e spazi urbani possano essere pensati con responsabilità, usando strumenti che misurano in modo scientifico l’impatto sul territorio. Così non si quantificano solo i ritorni economici, ma si accompagnano le decisioni con dati concreti sull’effetto ambientale e sociale. Ne nasce una governance più trasparente e orientata a un valore condiviso, dove l’arte non è solo decoro, ma motore di uno sviluppo più ampio e inclusivo.
Impact investing: quando il mecenatismo diventa misurabile
Il mecenatismo di oggi si avvale sempre più dell’impact investing. Sono investimenti che puntano a produrre risultati positivi, misurabili e documentati, sia per l’ambiente che per la società, garantendo al tempo stesso un ritorno economico. Non si tratta più di donazioni isolate o sponsorizzazioni di facciata, ma di progetti in cui i risultati vengono valutati con metodi scientifici e trasparenti. Questo permette a famiglie, istituzioni e fondazioni di inserire la cultura nei loro obiettivi di sostenibilità finanziaria in modo consapevole e strutturato.
La misurazione dell’impatto è diventata la chiave di volta. I dati raccolti mostrano come i progetti culturali influenzino la comunità, l’ambiente e l’economia locale. Aspetti come la governance, il rispetto dei diritti e la tutela del patrimonio sono fondamentali per evitare sprechi o risultati effimeri. La conferenza ha sottolineato come questo approccio dia risultati più concreti rispetto ai modelli tradizionali, confermando che finanza e cultura devono andare a braccetto. Oggi più che mai, questa integrazione è una necessità, non una semplice scelta.
Passaggio generazionale e patrimonio culturale: una sfida da affrontare
Un altro tema al centro del dibattito ha riguardato la gestione del patrimonio artistico e culturale, con particolare attenzione alle famiglie e al passaggio generazionale. Trasmettere un’eredità culturale è complesso, soprattutto quando si parla di governance e rapporti tra generazioni. Il cosiddetto Great Wealth Transfer, cioè il passaggio massiccio di ricchezza tra generazioni, porta con sé il rischio di dispersione se non si instaura un dialogo efficace.
I relatori hanno rimarcato quanto sia importante coinvolgere i giovani nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, creando così un ponte tra generazioni. Arte, cultura e sostenibilità diventano i punti di incontro fondamentali per evitare rotture e perdite. Il Deloitte Art & Finance Report 2025 conferma questa tendenza: il 51% dei professionisti del wealth management offre oggi servizi dedicati all’arte, più del doppio rispetto al 2011. Un segnale chiaro del ruolo crescente della cultura nella gestione dei patrimoni delle famiglie più ricche.
Cultura, economia e lavoro: il peso della filiera veneta
Scegliere Venezia come sede della conferenza ha permesso di mettere in luce il ruolo economico e sociale della cultura a livello regionale. Secondo il Rapporto Io sono Cultura 2026 di Fondazione Symbola e altri enti, la filiera culturale veneta ha prodotto nel 2025 un valore aggiunto superiore a 10 miliardi di euro, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2023. La cultura rappresenta il 5,6% dell’economia regionale e dà lavoro a oltre 141.000 persone, pari al 6% dell’occupazione locale. Entrambi i dati sono leggermente sopra la media nazionale, a dimostrazione del peso del settore per il territorio.
Nel dettaglio della provincia di Venezia, il valore aggiunto e l’occupazione legati alla cultura si mantengono rispettivamente al 5,6% e al 6%, confermando che la città lagunare non è solo un patrimonio storico e artistico, ma anche un motore economico concreto. Adriano Picinati di Torcello, Global Art & Finance Coordinator di Deloitte Luxembourg, ha sottolineato come il capitale privato possa portare continuità e innovazione al sistema culturale locale. Ma ha anche avvertito: «questo sostegno deve sempre rispondere alle esigenze di istituzioni e comunità per evitare che le risorse si disperdano o che il tessuto sociale venga danneggiato». La governance degli investimenti culturali deve essere solida, capace di alimentare competenze e progetti a lungo termine.
Nuovi modelli di finanziamento: quando pubblico e privato fanno squadra
La parte finale della conferenza ha puntato i riflettori su come finanziare la cultura andando oltre la semplice sponsorizzazione, con modelli innovativi di collaborazione tra pubblico e privato. Il tema chiave è la finanza mista, basata su sistemi affidabili per valutare l’impatto e rendere trasparente il valore culturale e sociale generato. Questi modelli sono essenziali per costruire un valore condiviso e sostenibile nel tempo.
Investire nella cultura non significa solo conservare il patrimonio, ma anche stimolare e valorizzare la bellezza, perché resti viva e significativa per le generazioni future. Grazie a intese chiare e trasparenti tra pubblico e privato si possono superare limiti storici legati a risorse e capacità progettuali, facendo leva su competenze diverse e su fonti di finanziamento eterogenee. Solo così la cultura può continuare a essere una risorsa preziosa e strategica per le città, con un impatto reale e duraturo sull’intera comunità.
