Una locomotiva arrugginita, appesa a mezz’aria sopra una distesa di catini di ferro smaltato. Sono quelli che in Ghana si usano per trasportare merci sulla testa, piccoli contenitori quotidiani che qui diventano protagonisti. L’immagine colpisce: un’industria che si spegne, ma anche un invito a riflettere su come cambiano i nostri spazi e i mezzi con cui ci muoviamo. Ibrahim Mahama, artista contemporaneo, prende materiali abbandonati e li trasforma in metafore potenti. La domanda che guida il suo lavoro è semplice e inquietante: “Dove vanno le macchine quando smettono di muoversi?” La risposta è sospesa, proprio come quella locomotiva, e si mostra nella sua ultima installazione alla Kunsthalle Wien, nel 2025.
La locomotiva sospesa: memoria e trasformazione in chiave artistica
Ibrahim Mahama, artista ghanese nato a Tamale nel 1987, presenta alla Kunsthalle Wien un’installazione che cattura e invita a riflettere. La locomotiva, un diesel tedesco ormai fermo, non corre più sulle rotaie ma riposa su migliaia di catini di ferro smaltato, chiamati headpan. In Ghana, questi catini sono oggetti quotidiani, usati per portare carichi sulla testa, simboli concreti di fatica e vita di tutti i giorni. Il confronto tra una macchina pesante e industriale e un semplice utensile domestico apre un dialogo sulle trasformazioni delle infrastrutture e dei loro ruoli.
L’opera, intitolata Zilijifa, mostra come le strutture abbandonate non spariscano davvero, ma cambino pelle, diventando memoria e nuovi spazi da abitare. La locomotiva, che un tempo era simbolo di progresso e movimento, si trasforma in un elemento scultoreo sospeso e fragile, capace di raccontare storie diverse. Invita a ripensare il destino di macchine e infrastrutture nelle città che cambiano, in un intreccio di storie urbane e sociali. La riflessione richiama anche il pensiero della sociologa Susan Leigh Star, che vedeva l’infrastruttura solo quando si rompeva. Qui Mahama fa il contrario: rompe la funzione originaria, rendendo visibile ciò che di solito resta nascosto.
Mobilità in evoluzione: meno auto, più sostenibilità
Oggi nel mondo circolano circa un miliardo e mezzo di automobili. Ma le cose stanno cambiando. La diffusione di servizi condivisi, la guida autonoma e i mezzi su richiesta stanno ridisegnando il modo di muoversi e potrebbero far calare il numero complessivo di veicoli. Non si tratta più solo di produrre auto nuove, ma di dare nuova vita a quelle esistenti o, come nel caso di Mahama, di riflettere su cosa succede quando le macchine si fermano.
L’arte entra così in un dibattito che coinvolge urbanistica, economia circolare e ambiente. Nelle città che cercano di ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita, il ruolo dell’auto cambia radicalmente. La mobilità diventa un servizio integrato, più efficiente e meno legato al possesso personale del mezzo. Il lavoro di Mahama non è solo simbolico: si intreccia con le sfide concrete del nostro futuro.
Ibrahim Mahama: l’artista che dà nuova vita ai materiali dimenticati
Al vertice della classifica Power 100 di Art Review nel 2025, Ibrahim Mahama sta costruendo una carriera fatta di installazioni forti, sia dal punto di vista visivo che intellettuale. Attualmente in mostra con una retrospettiva alla Fondation Cartier di Parigi, si sta facendo conoscere anche in Italia, con un nuovo lavoro esposto a Napoli Contemporanea, in Piazza Municipio, fino a novembre 2026.
Il suo lavoro si concentra su oggetti e infrastrutture abbandonate, spesso cariche di rimandi alla storia coloniale e postcoloniale del Ghana. Trasforma scarti in architetture temporanee o spazi collettivi, offrendo nuove chiavi di lettura e uso. Le sue opere mettono in discussione il concetto di abbandono, rivelando tracce di storie e tradizioni che restano vive, intrecciando il sociale e l’artistico. Così, le sue installazioni dialogano con il presente, suggerendo modi nuovi di abitare e vivere gli spazi.
L’arte come strumento per leggere i cambiamenti sociali e urbani
La rubrica L’Arte Anticipa il Futuro, promossa dalla School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD, vuole mostrare come gli artisti riescano a cogliere segnali che spesso sfuggono: i primi indizi di cambiamenti sociali, urbani ed economici che poi si manifestano in modo più evidente. Attraverso il lavoro di Mahama e altri artisti internazionali, la rubrica racconta come la creatività contemporanea diventi uno strumento per interpretare e anticipare il futuro, soprattutto nei campi della mobilità, dell’energia e della sostenibilità.
Marco Bassan, curatore della serie e fondatore di Spazio Taverna, guida il pubblico in questo viaggio, osservando con attenzione questi progetti e inserendoli nel contesto dei cambiamenti in corso. Le quattordici puntate di questa iniziativa offrono uno sguardo concreto su come l’arte possa aiutare a capire e progettare il futuro, traducendo in immagini e ambienti le trasformazioni del nostro tempo.
