«Viaggiare non significa solo spostarsi», dicono i fratelli Offman, che hanno appena aperto Musafiri a Torino. Corso Filippo Turati 10B ospita ora uno spazio dove arte e sperimentazione si intrecciano senza confini. Il nome, preso dallo swahili, significa “viaggiatore” ed è perfetto: un invito a fermarsi senza fermarsi davvero, a lasciarsi sorprendere dall’imprevisto.
Musafiri non è una galleria qualsiasi. Qui non si cerca il prodotto finito, ma si coltivano idee e processi in divenire. Francis e Christian, nati in Rwanda ma cresciuti tra Europa e Africa, hanno raccolto esperienze nei musei più importanti, dalla Quadriennale di Roma al Castello di Rivoli. Ora vogliono offrire uno spazio aperto, non commerciale, dedicato a chi vuole sperimentare e uscire dagli schemi.
L’ingresso? Solo su invito, via mail. Dietro quella porta, si respira un’aria di trasformazione continua, dove ogni progetto è un viaggio e ogni artista è un viaggiatore.
Musafiri: un viaggio tra tradizione swahili e arte contemporanea
In swahili, Musafiri significa viaggiatore, chi si sposta da un luogo all’altro senza fermarsi definitivamente. Nelle lingue arabe e in altre culture, il termine indica anche “ospite”, evocando lo scambio tra chi accoglie e chi arriva, tra stabilità e movimento. È proprio questa idea a ispirare la filosofia dello spazio torinese: un ambiente dinamico, senza la pressione di risultati immediati, capace di adattarsi a pratiche e linguaggi artistici in continua evoluzione.
Il progetto è senza scopo di lucro per rispettare i tempi necessari a queste forme di comunicazione e creazione non lineari. Francis Offman sottolinea come ogni artista ospitato possa proporre opere e contribuire a cambiare l’uso e l’atmosfera dello spazio. Gli inviti seguono le affinità artistiche tra le persone, non confini geografici rigidi.
Il doppio legame tra Rwanda e Italia è il cuore pulsante di questa realtà. Un viaggio di identità e scambio culturale, che apre orizzonti diversi e costruisce nuove strade. Musafiri non offre modelli chiusi né soluzioni pronte, ma stimola dialogo e trasformazione continua in un clima di inclusione e confronto.
Tra mostre, dialoghi e socialità: il programma di Musafiri
Musafiri propone un calendario che mescola esposizioni e incontri con il pubblico. All’inaugurazione si presenta con NUMBER ONE, un’installazione di cabinati arcade vintage. Quei vecchi schermi e comandi degli anni Ottanta e Novanta offrono una pausa di gioco durante l’Art Week torinese, trasformandosi in un momento di incontro e relax.
Giocare senza monete, condividere l’esperienza con altri visitatori: nasce così un piccolo “salotto collettivo”, dove il gioco diventa un ponte tra generazioni e lingue diverse. L’idea è di ampliare queste attività, inserendo visite guidate, conversazioni con gli artisti e momenti di confronto diretto.
Durante la Gallery Night e altri eventi, l’orario si allunga per favorire una frequentazione più libera e meno convenzionale. Musafiri vuole essere un luogo dove l’arte si fa esperienza, dove chi entra non è solo spettatore ma parte di un ecosistema creativo in movimento.
Atelier e sotterranei: la bottega dietro la vetrina
Dietro la piccola vetrina su strada si apre un vero laboratorio artistico nel seminterrato dello stabile. Ampi spazi luminosi, attrezzati per varie lavorazioni, dalla falegnameria alla terracotta, si dispiegano dietro le quinte.
Uno spazio ben più grande di quanto si immagina guardando la sala espositiva al piano terra, con pezzi di argilla, forni per la cottura e grandi tavoli da lavoro. Christian Offman, artista residente a Torino, ha scelto questo luogo anche per l’accessibilità economica rispetto a città come Monaco di Baviera, dove ha studiato.
Qui prende forma la sperimentazione: le idee diventano materia, e si costruisce il futuro del progetto. Non mancano i piani per residenze d’artista, con un’attenzione particolare verso creativi africani, per dare continuità al dialogo interculturale che sta alla base di Musafiri.
L’integrazione tra spazio espositivo e laboratori fa di Musafiri una realtà dinamica e multidisciplinare, aperta a sviluppi e collaborazioni. Più che un prodotto finito, è un processo in continua evoluzione, un invito a spingersi oltre i confini della mostra tradizionale.
