
Sessant’anni fa, a Caserta, Enzo Cannaviello cominciava un viaggio che avrebbe cambiato la scena artistica italiana. Non si trattava di un piano preciso, ma di un’intuizione, un amore profondo per la pittura che lo ha portato a muoversi tra Sud e Nord, da Roma a Milano. Oggi guida una delle gallerie più dinamiche e influenti del contemporaneo, con cinque spazi nel cuore della città. Nel 2025, ha inaugurato una nuova sede in via Pagliano, consolidando la sua posizione nel mercato lombardo e nazionale. Dietro a questo successo c’è una fede incrollabile nella forza rivoluzionaria dell’arte, in particolare quella dei Nuovi Selvaggi e dell’espressionismo tedesco.
Da Caserta a Roma: i primi passi di un autodidatta
Tutto comincia nel 1968, a Caserta, dove Cannaviello inaugura la prima galleria, la prima vera sfida in un contesto artistico ancora poco sviluppato e con poche opportunità, soprattutto fuori da Napoli. Dopo qualche anno, nel 1971, decide di spostarsi a Roma, in cerca di un terreno più fertile. Qui apre due gallerie, prima in Largo Argentina e poi vicino a Piazza Navona, punti strategici per farsi conoscere. Quegli anni sono una vera scuola: la città non è ancora pronta per grandi ambizioni internazionali, ma offre un terreno dove imparare, confrontarsi con critici, gallerie e teatri importanti. Cannaviello si definisce quasi un autodidatta, visto che all’epoca non esistevano scuole specializzate come lo IULM per chi voleva lavorare in questo campo.
Milano, la città dove tutto si è fatto grande
Milano è stata la vera consacrazione per Cannaviello. Qui si è sentito a casa, diventando un punto di riferimento per la città che si è trasformata in uno snodo europeo per l’arte contemporanea. Negli ultimi anni, con l’arrivo di tanti stranieri attratti da un ambiente più accessibile e stimolante, la sua galleria si è allargata fino a contare cinque sedi, oltre a quelle storiche di via Stoppani e Piazzetta Bossi. Nonostante tutto, Cannaviello sottolinea una grande mancanza: un museo dedicato all’arte contemporanea di livello, che Milano ancora non ha. Per lui, questa lacuna pesa e limita la città, che pure vanta tante gallerie private di prestigio e partecipa a eventi internazionali. La speranza è che l’amministrazione comunale prenda in mano la situazione per valorizzare davvero il patrimonio artistico cittadino.
Pittura vera, colore e i Nuovi Selvaggi tedeschi
La passione di Cannaviello è sempre stata la pittura, quella “vera”, fatta di colore e bidimensionalità. Ha sempre guardato con distanza a forme d’arte più sperimentali o multimediali, che secondo lui allontanano dal cuore pulsante della pittura. Tra gli artisti che ha seguito con maggiore attenzione ci sono i Nuovi Selvaggi tedeschi, movimento esploso negli anni Ottanta, che ha saputo rinnovare la pittura con materiali tradizionali. Nomi come Georg Baselitz, Sigmar Polke e A.R. Penck sono per lui fondamentali. Ha portato in Italia per la prima volta autori come Robert Longo, David Salle e Gérard Garouste, e ha sostenuto artisti italiani come Mimmo Paladino e Carlo Maria Mariani, spronandoli a concentrarsi sulla pittura con risultati importanti. Senza dimenticare i giovani talenti, come Luigi Presicce, a cui ha sempre dato spazio e fiducia.
Fiere d’arte? Troppo caos, meglio le gallerie
Cannaviello non ha mai amato le fiere d’arte. Dopo aver partecipato alle prime edizioni di Art Basel, le ha abbandonate: troppo frenetiche, poco adatte a far riflettere davvero sulle opere. Per lui le fiere sono eventi dove l’arte perde di profondità, soffocata da spazi piccoli, luci sbagliate e da una folla che impedisce di guardare con calma. Durante il suo mandato come presidente dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ha mantenuto questa posizione, pur avendo ruoli importanti in manifestazioni come Artefiera di Bologna. Cannaviello preferisce i musei e le gallerie, luoghi dove l’arte può essere vissuta con calma e attenzione, lontano dal trambusto delle grandi fiere.
Donne nell’arte: una battaglia ancora aperta
Sul tema della presenza femminile nel mondo dell’arte, Cannaviello è schietto. Si dichiara convinto sostenitore della parità, ma non nasconde come le artiste incontrino ancora molte difficoltà nel mercato. Anche quando organizza mostre con autrici di talento, il successo commerciale spesso non corrisponde al valore delle loro opere. Per lui, dietro a questo c’è un pregiudizio antico, un antifemminismo che fa fatica a scomparire, con l’idea che l’artista donna sia meno appetibile o meno capace di affermarsi, soprattutto sul fronte delle quotazioni. Però vede segnali di cambiamento e spera che presto si possa arrivare a una vera parità, anche in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini. Sul mercato, poi, rimane la costante ricerca dell’affare, che spesso ha la meglio sull’interesse culturale fin dal suo ingresso nel mondo dell’arte.
Collaborazioni e riconoscimenti: una carriera che parla da sola
Nel corso della sua lunga carriera, Cannaviello ha lavorato con protagonisti della cultura italiana e internazionale. Tra i più importanti, Giovanni Testori, scrittore e critico, che ha sostenuto con passione le sue iniziative portandole alla ribalta sui grandi quotidiani, e Carlo Monzino, collezionista di spicco. La galleria ha ospitato mostre decisive per artisti come Maria Lassnig e Urs Lüthi, allora poco conosciuti, oltre ai grandi nomi di Baselitz e Polke. Senza dimenticare la promozione di artisti italiani di rilievo come Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Luigi Presicce, Alighiero Boetti e Mimmo Germanà. Nonostante qualche difficoltà con le istituzioni e i media, soprattutto dopo la scomparsa di Testori, Cannaviello resta animato da una passione forte e sincera. La sua storia è una testimonianza di coerenza e di capacità di anticipare tendenze, un pezzo importante del panorama artistico italiano.
