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Il Centro Coreografico Nazionale coinvolge i giovani nel balletto con il progetto “Alla ricerca della meraviglia” a Reggio Emilia

La danza è una lingua che parla senza parole, dice un bambino seduto in prima fila, gli occhi spalancati davanti al palco. A Reggio Emilia, l’Aterballetto sta sperimentando proprio questo: vedere la danza attraverso lo sguardo dei più piccoli, non per raccontare storie a misura di bambino, ma per ritrovare quella capacità di stupirsi che spesso si perde crescendo. Il progetto, partito a gennaio 2026 e destinato a durare tutto l’anno, si muove tra meraviglia e ricerca, con appuntamenti come il Festival Internazionale Kids dell’8 maggio. Qui, la danza non è solo movimento: è una porta aperta su nuove percezioni, un invito a scoprire il mondo con occhi nuovi, intrecciando poesia, immaginazione e rigore coreografico.

“Alla ricerca della meraviglia”: un progetto che guarda lontano

Il progetto nasce dall’esperienza decennale di Aterballetto, compagnia riconosciuta per alternare produzioni di alto livello internazionale a iniziative che spingono la danza contemporanea verso nuove direzioni. Il direttore artistico Gigi Cristoforetti parla di un «investimento artistico, produttivo e culturale» che guarda al futuro ma affonda radici nel presente teatrale. Non si tratta solo di attirare un pubblico giovane, ma di mettere al centro uno sguardo autentico e libero: quello dei bambini. La danza diventa così uno strumento per creare meraviglia, stimolare il pensiero e favorire una partecipazione viva, un modo per rinnovare il nostro modo di vedere il mondo.

Qui l’infanzia non è un semplice target commerciale, ma un punto di vista capace di offrire chiarezza e spontaneità espressiva. La ricerca artistica si muove in un terreno aperto, che dialoga con altre discipline, spaziando dalla storia dell’arte alle tecnologie più avanzate, cercando di mescolare tradizione e linguaggi contemporanei.

Tre coreografi, tre visioni: il percorso creativo del 2026

Tra gennaio e marzo, tre coreografi hanno lavorato in residenze settimanali nella sede di Aterballetto. Fernando Melo, Jacopo Jenna e Francesco Marilungo hanno avuto carta bianca per sviluppare ciascuno un proprio studio coreografico, senza temi imposti, ma con l’obiettivo comune di catturare l’essenza dello sguardo infantile. I danzatori della compagnia hanno portato in scena queste prime idee, che saranno presentate ufficialmente l’8 maggio davanti a operatori del settore e bambini, durante il Festival Internazionale Kids.

Questo appuntamento non è un semplice evento promozionale, ma una tappa fondamentale per mettere alla prova i lavori e confrontarsi con il pubblico di riferimento. Saranno le reazioni e il dialogo con i più piccoli a guidare la scelta su quale studio sviluppare in uno spettacolo completo, la cui prima è attesa tra giugno e luglio 2026 al Festival teatrale Colpi di Scena di Forlì.

Fernando Melo e “Il mondo dei quasi”: un racconto in movimento

Il coreografo brasiliano Fernando Melo, che vive in Svezia, ha creato un lavoro che ricorda un cortometraggio muto, interpretato da Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola. La scena è essenziale: due pareti mobili fatte di fasce elastiche nere, semplici ma cariche di significato. Con il movimento dei corpi, Melo esplora quei momenti delicati delle prime relazioni umane – la diffidenza, la curiosità, la fiducia che cresce nel confronto.

Il risultato è una piccola ode alla meraviglia e alla scoperta reciproca. Oltre a parlare all’infanzia, invita ogni spettatore, grande o piccolo, a riscoprire il piacere di osservare e lasciarsi sorprendere, senza perdere di vista la complessità delle emozioni umane.

La fantasia prende vita con Jacopo Jenna

Jacopo Jenna si ispira ai testi di Gianni Rodari, in particolare alla sua “Grammatica della fantasia”. Il suo spettacolo mescola danza e immagini video: davanti a un grande schermo, i danzatori Alessia Giacomelli e Kiran Gezels si muovono in tute colorate, creando un dialogo tra i loro corpi e le orbite stellari disegnate dai video.

Jenna usa due linguaggi familiari ai bambini, il video e le voci generate dall’intelligenza artificiale, per mettere in luce la forza unica del corpo. Il corpo non è qualcosa da sostituire, ma una fonte inesauribile di creatività e immaginazione, capace di generare figure e movimenti che sfuggono a ogni schema. L’obiettivo è stimolare una fantasia libera, senza costrizioni.

“Anninnìa” di Francesco Marilungo: tra ninnenanne e peluche colorati

Francesco Marilungo parte da un mondo sonoro tradizionale: le ninnenanne di diverse regioni italiane, da Venezia all’Emilia-Romagna fino al Salento. Questo canto dolce e intimo accompagna il bambino nel passaggio verso il sonno e l’inconscio. Marilungo usa la ninna nanna come filo conduttore per esplorare insieme a due danzatori – Alessia Giacomelli e Kiran Gezels – le paure dei più piccoli, proponendo il gioco come via per superarle.

A dare vita alla scena ci sono seicento peluche colorati, trasformati in mantelli, maschere e travestimenti firmati da Luca Luchetti. Il palco si riempie di colori e sensazioni, attraversando stati d’animo diversi e mettendo in luce il potere educativo e rasserenante delle tradizioni popolari attraverso la musica e il movimento. Il risultato è un’esperienza che parla direttamente all’emotività dei bambini, offrendo loro modi delicati e creativi per affrontare le proprie paure.

Redazione

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