
Sotto il sole cocente di Roma, Maarten van Heemskerck tracciava con inchiostro e matita le rovine che affascinavano i viaggiatori colti del Nord Europa. Nel Cinquecento, la città eterna non era solo una tappa nel Grand Tour, ma un mito da conquistare dopo anni di sacrifici. Quelle pietre, lontane dall’essere semplici macerie, raccontavano storie vive, intrecci di memoria e cultura. Van Heemskerck, pittore e incisore olandese, ha saputo catturare quell’atmosfera unica, fatta di grandezza e decadenza, in disegni che mostrano una Roma sospesa tra il glorioso passato e un presente fragile, quasi in bilico.
Da Haarlem a Roma: il viaggio di un artista curioso
Maarten van Heemskerck nasce vicino ad Haarlem nel 1498 e già si era fatto un nome quando, nel 1532, decide di partire per Roma. La sua formazione passa per la bottega di Jan van Scorel, il primo artista olandese ad avvicinarsi all’arte rinascimentale della Roma di Leone X e Clemente VII. A Roma rimane quattro anni, un tempo prezioso per approfondire la conoscenza dell’arte classica e contemporanea. Qui incontra figure di rilievo come Giorgio Vasari e probabilmente anche Michelangelo, impegnato nella realizzazione del Giudizio Universale nella Cappella Sistina.
Van Heemskerck non si limita a dipingere, ma si dedica soprattutto a copiare con cura le antichità che popolano la città. Il suo celebre “piccolo libro di disegni” è ancora oggi una testimonianza fondamentale per capire come apparivano le collezioni e i monumenti romani dopo il Sacco del 1527. Quei disegni sono come una colonna sonora silenziosa di un panorama artistico che sembrava resistere nonostante le turbolenze storiche.
Roma rivive negli schizzi: la mostra che porta indietro nel tempo
Dal 2026 fino a giugno, l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ospita una mostra importante dedicata a Maarten van Heemskerck e al suo rapporto con la città. Al centro dell’esposizione c’è proprio quel taccuino di disegni conservato a Berlino: una raccolta preziosa che mette in mostra vedute di monumenti come il Colosseo, i resti del Foro Romano, la Basilica di San Pietro ancora in costruzione e statue famose come il Laocoonte.
L’allestimento, curato da Tatjana Bartsch, Rita Bernini e Giorgio Marini, punta a far emergere tanto il valore documentario quanto quello artistico di quei fogli, esposti fronte e retro con giochi di trasparenze che mettono in rilievo il legame fra disegno e incisione. La mostra si lega idealmente a quella appena tenuta a Berlino, dove il taccuino è stato sottoposto a indagini diagnostiche approfondite. Tornato in Olanda, Van Heemskerck si affermò come incisore di talento e Vasari ne lodava le stampe nelle sue Vite.
Non mancano incisioni cinquecentesche esposte insieme ai disegni, rappresentazioni degli stessi soggetti ammirati dal pittore olandese, che amplificano la percezione del tempo e il valore storico delle opere.
Tra precisione e poesia: il segno di Van Heemskerck
Le vedute di Van Heemskerck nascono dall’osservazione diretta, realizzate sul posto davanti alle rovine e ai paesaggi urbani. Le sue immagini del Colosseo visto dall’Aracoeli o di Roma dal Gianicolo restituiscono con rara precisione la conformazione della città, ma allo stesso tempo sprigionano un fascino romantico e suggestivo.
Il suo interesse principale era rivolto alle “nobilia opera”, le sculture antiche spesso non restaurate, esposte in modo frammentario e disordinato. Quei pezzi, lontani dall’essere semplici rovine, stimolavano la sua immaginazione, diventando simboli potenti di un passato titanico, ma anche enigmatico e incompleto. Come ricorda la curatrice Tatjana Bartsch, nei suoi disegni il frammento assume un valore simbolico, mentre l’intera figura è spesso solo suggerita.
Questo modo di vedere ha spinto molti studiosi a considerare Van Heemskerck un precursore di un certo gusto romantico, o meglio, un esponente del “romanismo” o “titanismo”, termini che richiamano un’estetica basata sull’eroismo monumentale e sulle radici classiche viste con occhi rinascimentali.
Frammenti e suggestioni: il dialogo con Michelangelo
Il legame tra Van Heemskerck e Michelangelo emerge anche nella passione per la “poetica del frammento”. Michelangelo aveva studiato a fondo i toraci antichi, come quello del Belvedere, fonte d’ispirazione per molte sue figure ignude sulla Sistina. Nei suoi disegni, Van Heemskerck mostra il torso del Belvedere adagiato a terra, enfatizzando la sua condizione di frammento erratico, accostando elementi scultorei provenienti da luoghi diversi di Roma, creando combinazioni insolite e quasi surreali.
Il volto sofferente del Laocoonte diventa un ritratto intenso, esso stesso un frammento carico di significato. Anche nelle sculture moderne che visita, come il Bacco di Michelangelo, Van Heemskerck evidenzia l’incompletezza, come la mano mancante che regge la coppa.
Contrariamente alla celebre frase “Quanta Roma fuit, ipsa ruina docet” , Van Heemskerck sembra mostrare una Roma che rivela tutta la sua grandezza così com’era nel 1532, intatta nella sua evidenza storica e artistica. Un’immagine completa che ha lasciato un segno profondo nella storia della rappresentazione artistica della città eterna.
Questa mostra a Roma è un’occasione preziosa per riscoprire un volto meno noto della Roma rinascimentale, raccontata con occhi attenti e sensibili da uno degli artisti stranieri più interessanti del suo tempo.
