Il volto delle donne è spesso un silenzio che grida, diceva qualcuno, e guardando certi ritratti, si capisce subito cosa intendeva. In mezzo alla tela, al centro della scena, ci sono figure femminili che sembrano quasi invisibili, senza voce, come se fossero solo ornamenti. È una storia vecchia, che attraversa secoli di arte e cultura: donne presenti ma mute, viste più come simboli che come persone. Ora a Parma, nel Palazzo del Governatore, una mostra rompe questo silenzio. “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre” non è una semplice esposizione, ma un viaggio dentro lo sguardo con cui la società ha guardato e raccontato le donne. E in un momento come questo, a ottant’anni dal primo voto alle donne in Italia, il messaggio si fa ancora più potente: qui non si parla solo di arte, ma di identità, diritti e cambiamento.
Ottant’anni di voto alle donne: una mostra con un peso simbolico
Il 2026 segna un traguardo importante: ottant’anni dal primo voto femminile in Italia, un punto di svolta per la democrazia e per la partecipazione delle donne alla vita pubblica. Ripensare a quella data significa anche chiedersi se davvero siano cambiate le modalità con cui guardiamo e riconosciamo le donne, non solo in politica, ma nella cultura e nella vita di tutti i giorni. Perché uno sguardo davvero democratico dovrebbe accogliere la persona davanti a sé, senza incasellarla in ruoli o stereotipi. La mostra “LEI” va oltre il semplice racconto di genere: sposta il focus su come una comprensione più profonda del ruolo femminile possa riscrivere la storia, non solo in termini artistici, ma anche sociali e culturali. Per secoli, infatti, le donne sono state il cuore della società — negli affetti, nella cura, nella trasmissione culturale — ma questa importanza “invisibile” è spesso stata priva di riconoscimento pubblico e autorità. Qui, il valore è doppio: da un lato si restituiscono volti e storie, dall’altro si mette in discussione la memoria e il potere.
Parma e Roma insieme per portare la grande arte in città
La mostra è frutto di una collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che prosegue il percorso iniziato con la mostra su Giacomo Balla. Questa alleanza fa uscire le grandi collezioni nazionali dai loro spazi abituali, per farle dialogare non solo con gli esperti ma anche con il pubblico della città. Il sindaco Michele Guerra e il vicesindaco Lorenzo Lavagetto hanno spinto forte su questo progetto, con l’idea di fare di Parma un laboratorio di cultura e confronto, oltre che una vetrina artistica. Questo tipo di politica culturale dimostra che la cultura non è solo conservare opere, ma un modo per stimolare il dibattito, aggiornare sensibilità e tessere nuove relazioni sociali, partendo da un patrimonio che si muove fuori dalla capitale.
Il museo migrante: l’arte che si sposta e si reinventa
Uno degli aspetti più innovativi portati dalla direttrice Renata Cristina Mazzantini alla GNAMC è il “museo migrante”. L’arte non resta chiusa in un museo, ma viaggia, si confronta con pubblici diversi e crea spazi di scoperta e dialogo. A Parma questo concetto prende corpo con l’esposizione delle opere che si confrontano con un pubblico e un contesto nuovi. È un modo per rinnovare la cultura e la società: la collezione non è un’eredità da mettere in vetrina, ma un organismo vivo che cerca di parlare al presente, di stimolare nuove interpretazioni e mettere in discussione i modelli tradizionali.
Nuove acquisizioni e ricerche: il museo che cresce e si rinnova
La mostra non si limita a mettere in mostra opere già note, ma ha spinto a rivedere gli studi e ad acquistare nuovi lavori, arricchendo così il patrimonio museale. Questo è un segnale chiaro: il museo è un organismo in movimento, che si evolve grazie alle domande che le esposizioni sollevano. Riconoscendo i vuoti e le zone d’ombra nella storia dell’arte, si costruisce una narrazione più completa e sfumata dell’arte e della società. Così il ruolo della direzione museale diventa attivo e creativo: il passato non è solo memoria, ma base per il futuro.
Il pubblico giovane al centro: educare lo sguardo
Un punto fermo della mostra è il coinvolgimento dei giovani. Tra visite dedicate agli under 25, laboratori per scuole e famiglie, Parma mette in campo occasioni concrete per far avvicinare le nuove generazioni alla cultura. Non si tratta solo di mostrare quadri, ma di favorire un incontro vero, con tempi e linguaggi che aiutino a costruire un rapporto personale con l’opera. In questo, la collaborazione tra museo e amministrazione locale dimostra tutta la sua efficacia: il museo diventa uno spazio dove educare lo sguardo e preparare una solida eredità culturale. Il valore pubblico si misura nella capacità di mettere in circolo la cultura, trasformandola in esperienza viva e accessibile.
Palma Bucarelli: un ritratto che parla di responsabilità
All’ingresso della mostra colpisce il ritratto di Palma Bucarelli firmato da Alberto Savinio. Bucarelli è stata una figura chiave nella storia dell’arte italiana, capace di costruire una visione pubblica del patrimonio culturale. Avere il suo ritratto qui a Parma crea un legame simbolico forte: l’immagine mette in dialogo presente e passato, suggerendo una continuità di responsabilità nella cura e nella gestione dei beni culturali. Il volto, mai neutro, trasmette potere, condizioni sociali, limiti e possibilità. Il ritratto diventa così uno specchio culturale, capace di raccontare legami e tensioni del suo tempo.
Il ritratto tra riconoscimento e identità
Il ritratto ha attraversato grandi cambiamenti, soprattutto dalla fine dell’Ottocento. Le certezze tradizionali sulla rappresentazione si sono incrinate: luce, colore, forma cambiano, e l’idea di una somiglianza stabile vacilla. Il volto smette di essere solo l’immagine dell’altro e diventa uno spazio di ambiguità, dove si confrontano ciò che sappiamo e ciò che resta nascosto. L’arte moderna apre la strada a una riflessione profonda sul soggetto e sulla percezione: quanto possiamo davvero conoscere un’altra persona? Quanto invece proiettiamo su di lei aspettative e desideri? Il ritratto diventa uno strumento per esplorare la complessità dell’identità e il rapporto tra individuo e cultura.
Sette tappe per scoprire corpo e voce delle donne
“LEI” si sviluppa in sette sezioni tematiche, senza seguire un ordine cronologico rigido. Il percorso privilegia una riflessione più libera, che attraversa tappe fondamentali nella rappresentazione femminile: dalla donna vista come ideale o enigma, fino al corpo e al volto come spazi di identità riconosciuta, passando per la conquista di un ruolo autonomo. Si raccontano momenti di intimità e fragilità, fino ad arrivare alla parola e alla denuncia. Il visitatore è chiamato a confrontarsi con i meccanismi culturali che costruiscono l’immagine femminile e, allo stesso tempo, a scoprire in quei volti qualcosa di personale e unico. È un viaggio nelle tante sfaccettature dell’essere donna, che coinvolge chi guarda e mette in discussione il suo modo di vedere.
Donne e storie diverse: un mosaico di esperienze
Nel percorso emergono ritratti di donne provenienti da contesti sociali e storici molto diversi: dalla signora Ginoux di Van Gogh alla marchesa Casati di Boldini, passando per figure meno note come la Carminella di Mancini o la Vecchia di Mestrovic. Queste opere restituiscono l’umanità e la complessità di vite singolari, senza appiattire le donne in stereotipi o categorie uniche. Lo sguardo che attraversa la mostra segue differenze sociali, epoche, desideri, relazioni e tensioni in cui le donne hanno vissuto. È un modo per mantenere viva la diversità e l’individualità dentro quello che si chiama “universo femminile”, riconoscendo ciò che sfugge alle generalizzazioni.
Artiste donne: voci diverse dall’interno dell’esperienza femminile
La mostra ospita anche opere di artiste come Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore. Questi lavori arricchiscono il percorso, perché portano uno sguardo che nasce dall’interno dell’esperienza femminile, mostrando come il corpo possa diventare luogo di invenzione, conflitto e rivendicazione. Restituire la pluralità delle voci femminili significa riconoscere che non esiste un unico sguardo “vero” e definitivo. L’emancipazione passa proprio dalla possibilità di essere diverse, contraddittorie, di scegliere strade espressive differenti. Libertà, fragilità, silenzio e vulnerabilità diventano parti essenziali della rappresentazione e del riconoscimento di ogni persona nella sua complessità.
Un percorso che interroga il nostro sguardo e il senso della democrazia
La mostra si sviluppa come un teatro medievale, con tappe successive che accompagnano il visitatore in una crescita di consapevolezza. Ogni sezione si apre e si intreccia con la precedente, cambiando e approfondendo le percezioni. Chi visita scopre qualcosa non solo sulle donne ritratte, ma anche su di sé, sul modo in cui legge e sulle aspettative che porta con sé. “LEI” dimostra che la figura femminile non si lascia rinchiudere in racconti semplici e invita a leggere oltre le apparenze e i cliché. Nel giorno in cui si celebra il diritto di voto alle donne, questa mostra diventa una testimonianza concreta del valore della cittadinanza e dell’importanza che ognuno possa trovare e far sentire la propria voce.
La mostra “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre” sarà aperta fino all’8 marzo 2027 nel Palazzo del Governatore, in piazza Giuseppe Garibaldi 1 a Parma. Un’occasione per immergersi in un dialogo intenso e attuale tra arte, storia e società.
