# Una donna ritratta in primo piano, ma il suo sguardo sembra sfuggire alla storia: quante volte l’arte ha raccontato così il ruolo femminile?
A Parma, al Palazzo del Governatore, la mostra “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre” rompe questo silenzio. Nel 2024, a ottant’anni dal primo voto alle donne in Italia, la domanda diventa più pressante: quale spazio occupano davvero le donne nella nostra memoria collettiva? Qui, i volti non sono solo immagini da ammirare, ma storie complesse che intrecciano potere, invisibilità e la ricerca di riconoscimento. L’arte smette di essere solo bellezza e diventa specchio di una verità spesso nascosta.
1946-2024: ottant’anni di voto alle donne, ma quanto è cambiato?
Il 1946 ha segnato una svolta fondamentale per l’Italia: per la prima volta le donne hanno potuto votare, entrando pienamente nella vita politica del Paese. Sono passati ottant’anni, ma resta più che mai urgente capire quanto questa conquista abbia trasformato la percezione e il ruolo delle donne nella società.
Una mostra dedicata alle donne rischierebbe di essere riduttiva se vista solo come una questione di genere. Qui si parla di qualcosa di più profondo: di uno sguardo che diventa davvero democratico, capace di vedere l’altro senza pregiudizi. I ritratti a Parma raccontano una presenza femminile da sempre ai margini, invisibile nella vita pubblica ma centrale nella routine degli affetti e della cura. Spostare l’attenzione su questo nodo significa mettere in discussione tutta la storia, ribaltando non solo la visione delle donne, ma anche quella degli uomini e del modello di società che abbiamo ereditato.
Parma e Roma: un dialogo per portare l’arte fuori dai musei
La mostra nasce dalla collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Dopo l’omaggio a Giacomo Balla, questo progetto continua a far incontrare musei e pubblico in modo nuovo.
Il sindaco Michele Guerra e l’assessore alla Cultura Lorenzo Lavagetto hanno dato il loro sostegno, convinti che la politica culturale si misuri anche dalla capacità di coinvolgere comunità diverse attraverso il patrimonio nazionale. Il programma si chiama “Museo migrante”: la GNAMC esce da Roma per toccare territori e culture diverse, e Parma è tra le tappe di questa sperimentazione. Qui le opere cambiano ambiente e pubblico, aprendo un dialogo con chi non frequenta abitualmente il museo romano.
Un patrimonio che cresce e guarda alle nuove generazioni
L’allestimento a Parma ha spinto la GNAMC a colmare alcune lacune negli studi e ad acquisire nuove opere, arricchendo la collezione con pezzi mai esposti prima. Un segnale chiaro: il patrimonio non è un luogo chiuso, ma un organismo vivo che si evolve rispondendo alle domande e ai bisogni culturali di oggi.
La direzione artistica diventa così un ponte tra passato e futuro. E intanto si moltiplicano le iniziative per giovani e famiglie: visite guidate per under 25, laboratori nelle scuole, attività didattiche. Non si tratta solo di guardare, ma di imparare a vedere davvero, a cogliere la complessità che si nasconde dietro ogni ritratto, dietro ogni storia. Un’esperienza che aiuta a sviluppare uno sguardo critico e consapevole, pronto a diventare patrimonio personale.
Palma Bucarelli, simbolo di un ponte tra ieri e oggi
Appena entrati, colpisce il ritratto di Palma Bucarelli firmato da Alberto Savinio. Direttrice d’arte di primo piano, Bucarelli ha cambiato il modo in cui l’arte si mostrava al pubblico, proprio come la mostra vuole fare con i ritratti femminili.
Quel quadro diventa un ponte simbolico tra epoche diverse, un richiamo alla responsabilità che comporta custodire e interpretare il patrimonio artistico nel tempo. L’arte moderna scuote le immagini tradizionali: il volto non dà più risposte semplici, anzi, si carica di ambiguità e distanza. Il compito dell’arte è rivelare le sfumature dietro la maschera delle apparenze. Corpo e sguardo non sono mai neutri: raccontano sempre equilibri di potere e libertà.
Un viaggio dentro le molte facce delle donne
La mostra si divide in sette sezioni, non in ordine cronologico ma tematico, per accompagnare il visitatore in un percorso tra costume e cultura, attraverso immagini di donne diverse e complesse.
Si va dalle figure ideali e lontane, a presenze enigmatiche; dalla conquista dell’autonomia, all’intimità e alla fragilità; dalla voce silenziata, alla denuncia chiara e diretta. Ogni quadro, ogni scultura costruisce una storia che invita a mettere in discussione identità e sguardi.
Volti noti come la signora Ginoux di Van Gogh o la marchesa Casati di Boldini si affiancano a immagini di vita quotidiana, raccontando tensioni sociali e personali che spezzano l’idea di una “femminilità” uniforme.
Le artiste donne: storie che parlano dall’interno
Tra i pezzi in mostra spiccano le opere di artiste come Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore. Questi lavori portano una prospettiva interna, fatta di esperienza diretta e conflitti.
L’identità femminile si mostra sfaccettata, libera di contraddizioni, difficoltà e scelte. Non esiste uno sguardo femminile unico; emanciparsi significa anche poter dire no a modelli e aspettative imposte. Solitudine e fragilità diventano centrali: il diritto all’incertezza e al silenzio sono parte della libertà.
La mostra insegna a fermarsi davanti a un volto o a un corpo senza correre a interpretarli, lasciando spazio a una presenza che non deve essere subito spiegata.
Guardarsi dentro per cambiare il proprio sguardo
Visitare “LEI” significa intraprendere un percorso che traduce il linguaggio dell’arte in un cammino di consapevolezza. Le sezioni si susseguono come tappe di un viaggio dentro la rappresentazione femminile, fino a far nascere una nuova capacità di guardare e sentire.
Ogni ritratto lascia un segno, ogni volto apre a un nuovo incontro e cambia il modo di interpretare. Il percorso invita a uscire dagli schemi consueti e a riconoscere la complessità infinita di cosa vuol dire essere donna, così come la profondità delle relazioni umane in generale.
Nel giorno in cui si celebra il voto alle donne, “LEI” ribadisce un messaggio chiaro: riconoscere ogni persona come soggetto con una propria voce significa rafforzare la democrazia e una cultura inclusiva. Le opere e le storie raccolte diventano così strumenti di riflessione e confronto, capaci di stimolare uno sguardo più attento e nuove domande da portare con sé.
