Nel cuore di Tradate, un cantiere si trasforma in una mostra a cielo aperto. Tra impalcature e attrezzi, prende vita il restauro di un edificio firmato Enrico A. Griffini, protagonista dell’architettura moderna italiana. Dal 29 ottobre al 20 dicembre 2024, lo spazio 155 Tradate si trasforma in un laboratorio a vista, dove il visitatore non si limita a osservare, ma entra dentro il processo di recupero di un patrimonio spesso dimenticato: quello del razionalismo. In Italia, il restauro di queste opere è ancora un terreno poco battuto, e qui, camminando tra ponteggi e muri in trasformazione, si assapora il lento lavoro che ridà vigore a uno stile architettonico carico di storia e innovazione. È proprio questa immersione nella fase di costruzione a rendere la mostra un’esperienza rara, quasi un racconto in presa diretta di un’architettura che rinasce.
155 Tradate, tra storia industriale e architettura razionalista
Il cuore della mostra è lo stesso edificio che la ospita: l’ex stabilimento Koh-I-Noor a Tradate, costruito tra il 1942 e il 1943. Un raro esempio di architettura razionalista firmata da Enrico A. Griffini ancora in piedi. L’edificio, che negli anni ha ospitato prima la produzione Koh-I-Noor e poi il calzaturificio Romano Martegani 1891, è ora protagonista di un restauro meticoloso, guidato dall’architetto Giorgio Giani e supervisionato tecnicamente da Lucio Giudici. L’intervento trasforma lo spazio in un vero laboratorio, dove la mostra si fa esperienza diretta, immersiva. Tradate diventa così un luogo vivo per raccontare da vicino la figura e il metodo di Griffini, spesso ricordato soprattutto per il Palazzo dell’Arengario a Milano. L’obiettivo è portare questa figura fuori dal ristretto ambito degli specialisti, facendola conoscere a un pubblico più ampio.
Enrico A. Griffini, il razionalista tra tecnica e visione
Enrico Agostino Griffini non fu solo un architetto e ingegnere, ma anche un docente al Politecnico di Milano con una visione a tutto tondo. Il Razionalismo italiano per lui non era solo costruire funzionale, ma un pensiero da diffondere con passione. Dopo il 1927, la visita al quartiere Weissenhof di Stoccarda lo spinse a cambiare rotta, abbracciando una modernità fatta di rigore e sperimentazione. Il suo manuale “Costruzione razionale della casa” è ancora oggi una pietra miliare per chi studia architettura moderna. Per Griffini la casa era un “monumento del secolo”, il centro della vita e della convivenza. Da qui la sua capacità di trasferire tecniche e idee anche a strutture più complesse, come ospedali e fabbriche. L’edificio di Tradate è proprio questo: un’architettura industriale che parla di valori sociali, tecnici e civili.
Tradate, un gioiello di razionalismo e innovazione
La fase più matura di Griffini coincide con un’intensa ricerca di innovazione, materiali nuovi e funzionalità. Gli stabilimenti Redaelli a Rogoredo ne sono stati un esempio, anche se oggi ne resta poco. Tradate invece è tra i pochi complessi razionalisti dell’architetto ancora ben conservati. Costruito durante la Seconda guerra mondiale, il Koh-I-Noor racconta un’epoca segnata da forti limitazioni nell’uso dei materiali per via dell’autarchia italiana. Qui Griffini si è mosso con grande abilità, scegliendo materiali all’avanguardia e scrivendo il “Dizionario dei materiali moderni”, un testo fondamentale. L’edificio riflette la sua attenzione per l’efficienza, la razionalizzazione dei tempi e il benessere di chi lo abitava, con particolare cura per luce naturale, orientamento e distribuzione degli spazi.
Una mostra che racconta il cantiere in azione
Questa mostra non è una vetrina statica, ma un viaggio dentro il restauro in corso, raccontato con una trasparenza quasi rara. Il visitatore si confronta con strumenti di lavoro, documenti originali, fotografie del cantiere che aiutano a capire le soluzioni di Griffini. Un filo blu, quello usato dai muratori per segnare le linee di lavoro, guida l’allestimento curato da Lola Ottolini, Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio. Per il curatore Massimiliano Savorra, lo stabilimento di Tradate rappresenta quel raro equilibrio tra abilità tecnica e attenzione al benessere, un connubio che fa la storia dell’architettura industriale italiana.
Il valore della memoria familiare e della documentazione
Il progetto deve molto al coinvolgimento di Titti Santini e della curatrice Alessia Interlandi, che hanno portato materiali originali dall’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia, custode dell’eredità di Griffini. Valeria Griffini, nipote dell’architetto e architetto a sua volta, ha partecipato attivamente, portando una testimonianza personale e intensa. La sua presenza aggiunge un valore umano al racconto tecnico, mostrando quanto la famiglia ancora oggi senta vivo il legame con l’opera e la cura per il benessere che il nonno metteva nel suo lavoro.
155 Tradate, dal cantiere a polo culturale polifunzionale
L’apertura al pubblico dell’ex stabilimento Koh-I-Noor è solo l’inizio. Il restauro proseguirà con attenzione a conservare ogni dettaglio distintivo dell’edificio razionalista. L’idea è trasformare questo spazio in un centro culturale aperto e vivace, che non si limiti a mostre temporanee, ma unisca musica, design, architettura e arte in un’unica piattaforma dinamica. Sono previsti coworking per la comunità locale, residenze artistiche, concerti: un luogo vivo dove far dialogare discipline diverse e stimolare la creatività sul territorio. Un progetto che conferma come la storia architettonica possa diventare la base per nuove progettualità culturali e per il rilancio delle comunità.
